Dove andare e cosa vedere in Italia secondo i galleristi d'arte più famosi

Di Marco Arrigoni
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From Harper's BAZAAR

“Questa Italia ci è stata regalata dai nostri antenati, dobbiamo anche noi fare la nostra parte, non solo per salvaguardarla ma anche per creare qualcosa che abbia un senso per le generazioni future”

È da poco nato ITALICS, un consorzio di gallerie d’arte italiane, riunitesi insieme per promuovere il meraviglioso territorio della nostra penisola attraverso i racconti, le indicazioni, i suggerimenti e le storie dei galleristi, che vanno da Nord a Sud e che coprono tutti i tipi di arte, dall’antichità al contemporaneo, dedicando la propria vita a celebrare l’arte, a proteggere gli artisti e a supportare l’emergere di nuovi linguaggi, come la scoperta di messaggi antichi ancora da valorizzare. Sono 63 gallerie eterogenee: giovani realtà come Galleria Tommaso Calabro, Ermes-Ermes e Fanta MLN, con gallerie storiche come Massimo Minini o la Galleria dello Scudo, o giganti internazionali, da Gagosian a Massimo De Carlo.

ITALICS Art and Landscape è invece la prima traduzione digitale del consorzio ITALICS, un sito web in cui i galleristi, coinvolti come in una sorta di redazione, propongono itinerari, suggerimenti e cartoline delle migliori esperienze di visita, cucina, accoglienza e in generale di scoperte culturali, lungo tutto il Paese. Ogni suggerimento è affiancato da ricordi personali e aneddotici – il giro all’Aventino con Theaster Gates; Etel Adnan che mangia cantucci in un’osteria di San Gimignano; la storia del bikini raccontata da Gio Marconi a partire dai mosaici della Villa Romana del Casale in provincia di Enna –, offrendo ai lettori una sorta di testimonianza emotiva di alcune visite fatte in prima persona ad alcune delle meraviglie più suggestive del nostro paese.

L’intero progetto nasce nella primavera del 2020 da un’idea di Lorenzo Fiaschi (Galleria Continua), Presidente di ITALICS e Pepi Marchetti Franchi (Gagosian), Vicepresidente di ITALICS, assieme ai soci promotori Alfonso Artiaco, Ludovica Barbieri (Massimo De Carlo), Massimo Di Carlo (Galleria dello Scudo), Francesca Kaufmann (kaufmann repetto), Massimo Minini, Franco Noero e Carlo Orsi.

A questo proposito abbiamo fatto due domande precise proprio a Lorenzo Fiaschi e Pepi Marchetti Franchi.

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Che cosa è necessario oggi per il sistema dell’arte italiano, per le gallerie italiane e per l’Italia?

PMF - Riscoprire i nostri valori aggiunti, facendone tesoro e trovando modalità per condividerli anche in maniera originale, come facciamo con ITALICS Art and Landscape. Percepire quel percorso che abbiamo compiuto così bene, dall'antico al contemporaneo, senza soluzione di continuità. Riconoscere che pur essendo piccoli abbiamo ancora un'influenza culturale importante, un esempio su tutti la Biennale di Venezia che, nata nel 1895, è ancora oggi un evento artistico internazionale di riferimento.

LF - Quello che oggi è necessario per il sistema dell’arte italiano, per le gallerie e per l’Italia è proprio “fare” sistema: comunicare, ascoltare e quindi collaborare insieme per fare cultura, questo è l’obbiettivo di ITALICS. Abbiamo tutte le qualità e tantissimo talento, ma spesso ci disperdiamo, i cervelli fuggono, sentiti poco ascoltati e valorizzati da un sistema che quindi viene a mancare, dove alte cariche dello stato riescono a dire ai microfoni delle frasi come: "con la cultura non si mangia", oppure "si ringrazia gli artisti che ci fanno divertire". L'anima e la storia del nostro paese è la cultura, il 70% del patrimonio culturale mondiale è in Italia. L'Italia è la nostra forza e chi ci guida non se ne accorge, anzi non risolve nemmeno problemi logici e pratici. Un solo esempio concreto: l'IVA per le gallerie italiane è al 22%, ed è una zavorra che le mette al fanalino di coda dietro a tutte le gallerie del mondo che hanno già il vantaggio di un IVA bassa e questo non ci rende competitivi sul mercato internazionale. Quindi si guadagna meno, si investe meno e lo Stato prende meno tasse.

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Io amo l’Italia, per la bellezza, la caotica pienezza di vita, l’imperfetta quotidianità. Lasciando perdere le tante cose che, ahimè, non funzionano e che tutti conosciamo bene, cosa rende a tuo parere invece l’Italia di un fascino oserei dire letterario, pittorico, storico e, in questo, universale?

PMF - Il nostro è un cocktail unico fatto di ingredienti straordinari che nessuno può replicare - dal patrimonio storico e artistico a quello paesaggistico, accompagnati da una ricchezza di tradizioni che non ha eguali - ma che non sempre riusciamo a preservare, esaltare e a guardare come dovremmo con gli occhi del presente.

LF - Il nostro patrimonio artistico e culturale è ciò che rende così unico e speciale il nostro paese. La città di San Gimignano ad esempio accoglie ogni anno 5 milioni di visitatori da tutto il mondo, di origini, lingue e religioni diverse. Vedere tutte queste persone insieme e d’accordo davanti all’incommensurabile bellezza del nostro paese è quello che rende la nostra Italia “universale”. L'Italia è al centro del mediterraneo e ha catalizzato tante culture diverse, per questo ha il sapore di tante spezie. Questa Italia ci è stata regalata dai nostri antenati, dobbiamo anche noi fare la nostra parte, non solo per salvaguardarla ma anche per creare qualcosa che abbia un senso per le generazioni future.