E adesso parliamo di sesso... con Asa Butterfield aka Otis di Sex Education

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Photo credit: Joseph Sinclair
Photo credit: Joseph Sinclair

Considerato che il meme con la sua faccia da orgasmo ha fatto il giro del mondo, da lui ci saremmo aspettati una battuta alla domanda: «Sono cresciute le aspettative nell’altro lato del letto da quando recita in Sex Education?». Ma è il giorno dopo la finale degli Europei, il leggendario british humour è stato asfaltato dagli italiani. Già tanto se mi risponde. «Preferirei evitare».

La terza stagione di una delle serie di maggior successo di Netflix arriva il 17 settembre. Asa Butterfield, 24 anni, interpreta uno dei protagonisti, Otis, già goffo nel nome, il figlio della sessuologa Jean/ Gillian Anderson. Recita da quando aveva 9 anni, a 14 “Marty” Scorsese gli consigliava i film imperdibili nelle pause di Hugo Cabret.

Vive a Londra con suo fratello e due gatti. Avviso per i fan della serie (che racconta in modo molto onesto la sessualità e il corpo agli adolescenti e ai loro genitori): i baffi nelle prime puntate sono finti e, tranquilli, non dureranno fino alla fine: «Nessuno avrebbe potuto sopportarlo», concede Asa.

Uno dei messaggi è andate oltre l’apparenza. La sua immagine pubblica è molta diversa dal vero Asa?

Be’ sì, c’è una parte della mia vita e di me che tengo privata, i social media sono una lente d’ingrandimento su alcuni aspetti ma tendiamo a mostrare solo le cose positive, è così per la maggior parte della gente. Non sono un grande fan quindi non permetto ai social di diventare essenziali per la mia vita ma cerco di essere il più genuino possibile.

Ad esempio, durante l’ultima quarantena un giorno si è messo a lavare i piatti in un’infinita diretta Instagram.

Sì (ride). Non so perché, ero annoiato e avevo i piatti da lavare, ho pensato: andiamo live. In realtà non lo faccio regolarmente, ho una lavastoviglie ma capita a tutti di avere qualche posata o qualche pentola da lavare a mano, anche a me.

Nella serie sua madre è sessuologa, nella vita la sua vera è psicologa: vantaggi anche qui?

Mia mamma non è eccentrica come Jean ma credo che ci siano stati dei benefici, sì, se non altro mi ha aiutato a capire l’importanza della psicoterapia, come funziona e come può aiutare.

Niente sesso siamo inglesi: è cambiato qualcosa per lei dopo questa serie?

Sono molto più a mio agio quando ne parlo ma abbiamo sempre avuto conversazioni aperte in famiglia, crescendo sono sempre stato incoraggiato a buttar fuori, a parlare di quello che provavo, liberamente, soprattutto con mia madre e mio fratello.

Ha imparato qualcosa di nuovo?

Una maggiore empatia. Il viaggio della scoperta sessuale è così unico per ognuno di noi, non esiste un percorso giusto o sbagliato, abbiamo solo bisogno dei nostri tempi. La serie ci fa sentire meno soli, ci dice che tutti abbiamo inibizioni e peculiarità, ogni battaglia poi fa il suo corso perché ha radici nella tua storia famigliare, culturale... Ho imparato ad apprezzare ancora di più le differenze tra le persone,

Che adolescente è stato?

Molto più maturo della mia età, lavoravo da quando ero piccolo, a 17 ero già abituato a vivere da solo, a gestire il mio tempo, La mia esperienza da teenager è abbastanza unica e mi ha formato, mi ha reso quello che sono.

Un ricordo del Bambino col pigiama a righe?

Avevo dieci anni, è successo tanto tempo fa... Ricordo che ero felice perché saltavo tre mesi di scuola e la bellezza di Budapest. Mia madre dice che alcune scene sono state difficili per me, nonostante fossi preparato al tema dell’Olocausto.

Ha uno stile molto ... personale nel vestire. Se scoppiasse un incendio, cosa salverebbe dall’armadio?

Non è una domanda facile... C’è qualche T-shirt a cui sono molto affezionato e le mie salopette. La verde e la rosa probabilmente. Sì, mi piace vestirmi a modo mio, sono uno che osa. Non compro tanti vestiti, me ne regalano un po’ e mi fa piacere ovviamente, altrimenti vado nei negozi di beneficenza e in quelli vintage, cerco di comprare il meno possibile online, in generale, preferisco gli store.

Cosa la rende fiero di questa serie?

La rappresentazione di gente molta diversa, di tante culture, di varie identità sessuali e classi sociali, il fatto che mostri semplicemente uno spettro di persone che lottano per le stesse cose alla fine, perché i problemi sono universali, e che tratta di questioni di cui forse non parliamo abbastanza. Lo fa in modo molto genuino, naturale, esplorando i personaggi in modo pulito, divertente e riconoscibile. È rassicurante, ci dice che nessuno è “strano”.

Otis e Maeve: la tirerete ancora tanto per le lunghe?

Hanno molto da dirsi, si avvicineranno, devono trovare il momento giusto perché alcune cose affiorino. In questa stagione, si scopriranno le carte ma non vi posso dire con quali conseguenze.

Cosa le è piaciuto del riprendere il suo ruolo?

Otis è uscito dal guscio quest’anno e mi piace, la relazione con Ruby sblocca un lato del suo carattere che ho adorato interpretare: diventa più sfacciato, è più completo. Impara molto su se stesso e si difende.

La scena più imbarazzante? E la più difficile?

Ormai nulla più mi può imbarazzare dopo tre stagioni... La più difficile emotivamente, verso la fine, in ospedale. Ormai c’è talmente tanta confidenza tra noi che riusciamo a rompere la tensione con una risata anche nelle scene più intime e delicate.

È stato il suo primo lavoro dopo la prima quarantena?

Sì ed era così strano ritrovarsi con tanta gente intorno dopo mesi. Eravamo tutti felici di poter parlare con un gruppo di persone. Siamo una squadra, una gran bella squadra, molto affiatata, abbiamo il miglior regista e la miglior crew, avevamo tanta voglia di ritrovarci.

Come ha superato il periodo di isolamento?

Ho giocato tanto ai videogiochi (è anche un gamer), ho suonato con mio fratello (hanno una band, la Mumbo Fresh), per fortuna vivo con lui, abbiamo cercato di tenerci occupati con il fai da te, ogni tanto andavamo al parco a camminare, giocavamo coi nostri gatti ma più che altro facevamo molte spedizioni al negozio di bricolage: a comprare pezzi di legno, colla, barattoli di pittura. Abbiamo costruito un sacco di altalene e altri divertimenti per i gatti che sono i “re del castello”. Abbiamo anche acquistato un kit per insegnargli a usare la tazza del water ma è stato un fallimento totale, dopo una settimana abbiamo desistito. Ho dei gatti molto intelligenti ma è stata una pessima idea.

Nessun gatto in Sex Ed...

Uno ma muore. Ops...

In generale, si vedono più cani che gatti nei film e nelle serie.

Perché sono notoriamente difficili sul set. I cani farebbero tutto in cambio di un premio, i gatti se non vogliono fare qualcosa non c’è verso.

Sente di aver scelto questo mestiere? Potrebbe fare altro?

In un certo senso ha ragione, non ho mai scelto di fare questo lavoro, ero troppo piccolo, credo di non aver mai pensato: “voglio diventare attore”, piuttosto “Questo adesso è il mio lavoro”... A 14 anni lo facevo già da professionista almeno da 5... Non significa che non mi piacesse, mi piace molto soprattutto lavorare con tanta gente, in produzioni diverse, essere creativo, viaggiare quando si poteva fare. Sono molto fortunato. Però è vero, noi attori abbiamo tanto tempo libero, e a me piace fare anche altro. Potrei suonare, occuparmi della salvaguardia della natura o di fotografia...

Potrebbe disegnare una collezione...

Potrei, perché no? La moda mi piace. Chissà... Ride ma neanche troppo.

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