E così anche Justin Timberlake ha chiesto scusa a Britney Spears (20 anni dopo)

Di Monica Monnis
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Photo credit: Kevin Winter - Getty Images
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From ELLE

Sono passati quasi 20 anni dal loro addio, un break up finito su tutti i giornali e che i media hanno deciso di raccontare seguendo sempre e comunque un'unica linea. La fine della relazione tra Justin Timberlake e Britney Spears, durata dal 1998 al 2002, ha avuto uno storytelling univoco imbastito da "un sistema che giustifica la misoginia e il razzismo", con lei dipinta come carnefice, traditrice e ragazza "poco seria" e lui vittima con il cuore spezzato. Due decenni dopo, Timberlake, spinto alla riflessione dal documentario prodotto dal New York Times Framing Britney Spears e sulla scia del movimento #FreeBritney chiede scusa, torna sull'accanimento della stampa nei confronti della ex fidanzata e si rammarica per non aver mai fatto nulla per invertire la rotta, smentire, difendere.

Nel doc, trasmesso da FX e in streaming su Hulu, secondo diverse testimonianze, Justin Timberlake avrebbe sfruttato la fine della sua relazione con Britney Spears per entrare nelle grazie del pubblico e lanciare così la sua carriera da solista dopo l'addio agli *NSYNC. Come? Lasciando che la stampa continuasse a denigrarla e fare commenti sessisti sulla sua verginità, non rilasciando dichiarazioni pubbliche, lasciando intendere che tutto quello scritto fosse vero, pubblicando un brano, Cry me a river in cui si parla di un tradimento e scegliendo per il videoclip una ragazza identica alla sua ex fidanzata, idem per What Goes Around… Comes Around del 2007, canzone sul karma di una ragazza che l'aveva ferito (a un passo dal crollo nervoso, in quell'anno Britney stava affrontando il suo secondo divorzio e lottando per la sobrietà).

Photo credit: Denise Truscello - Getty Images
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"Ho visto i messaggi e i commenti, ho visto la vostra preoccupazione e voglio rispondere. Sono terribilmente dispiaciuto per il periodo della mia vita in cui le mie azioni hanno alimentato il problema, in cui ho parlato a sproposito o non ho parlato quando avrei dovuto farlo", ha scritto Timberlake nel suo profilo IG, "so di non aver fatto abbastanza in quei momenti, so di aver beneficiato di un sistema che giustifica la misoginia e il razzismo". Scuse che arrivano 20 anni dopo, richieste a gran voce dal web dopo l'uscita del documentario di cui sta parlando tutto il mondo e che ha riportato in auge il movimento #freebritney (aggiornamento doveroso sullo stato della conservatorship di Britney: grazie alla decisione della giudice Brenda Penny, Jamie Spears, padre della pop star, continuerà ad avere voce in capitolo sulle finanze e le decisioni personali della figlia ma d'ora in poi dovrà collaborare con la Bessemer Trust, una società di servizi finanziari ndr).

"La nostra industria è malata. Fa in mondo che gli uomini, soprattutto quelli bianchi, abbiano successo. È progettata così. E in quanto uomo in una posizione privilegiata, devo dirlo a voce alta. Per colpa della mia ignoranza, non avevo capito che stesse succedendo alla mia vita, ma non voglio più approfittare del dolore degli altri", ha specificato Justin nel suo mea culpa, appoggiato dalla moglie Jessica Biel, che ha commentato il post con un equivocabile "Ti amo".

"Voglio scusarmi direttamente con Britney Spears e Janet Jackson perché gli voglio bene e le rispetto. So di aver fallito", ha continuato facendo nomi e cognomi, "Non sono stato perfetto a gestire questa situazione durante la mia carriera. So che le mie scuse sono solo un primo passo e non cancellano il passato. Ma voglio prendermi le mie responsabilità e far parte di un mondo che aiuta e sostiene gli altri". Le sue scuse, infatti, sono indirizzate anche a Janet Jackson in riferimento al famoso nipplegate del Super Bowl 2004, quando durante il live tra il primo e secondo tempo Justin strappò in diretta il top della sorella di Michael Jackson. Un gesto che innescò un vero terremoto mediatico influenzando pesantemente la carriera della cantante, al contrario di Timberlake mai preso di mira dalla stampa o boicottato da radio e tv. Un passo avanti necessario, un buon esempio, un nuovo inizio.