E fu così che Delphine diventò principessa e non più la figlia illegittima di Alberto II del Belgio

Di Monica Monnis
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Photo credit: KENZO TRIBOUILLARD - Getty Images
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From ELLE

Impossible is nothing, diceva Muhammad Ali e da oggi c'è un'altra prova a confutare la sua tesi. Perché dopo anni di battaglie legali, interviste a cuore aperto in tv, biografie non autorizzate, rifiuti, accuse in pubblica piazza e test del dna, Delphine Boël ha incontrato papà Alberto II del Belgio e la moglie Regina Paola Ruffo di Calabria al Castello di Belvédère, scrollandosi di dosso l'etichetta di millantatrice/figlia illegittima/cacciatrice di dote e abbracciando, finalmente e a cuor leggero, il suo nuovo status di principessa. "Si è aperto un nuovo capitolo, intriso di emozioni, comprensione e di speranza" si legge nel comunicato diramato da Palazzo, parole che chiudono con la cera lacca la saga iniziata nel 2013 con la richiesta dell'artista 52enne del riconoscimento di paternità.

L'immagine patinata (forse troppo?) dell'incontro tra padre e figlia (+ matrigna) con sorrisi a 32 denti davanti al caminetto racconta la storia di un riavvicinamento, forse forzato, forse imposto, forse inevitabile, ma pur sempre un riavvicinamento. Va detto che il rendez vous non è stato il primo tra i due: durante il processo la Boël, infatti, ha detto di essere stata in contatto con il padre fino ai suoi 33 anni, prima che lui interrompesse "bruscamente i contatti".
Siamo nel 1986 quando Delphine a 18 anni scopre l'amara verità: la madre, la baronessa Sybille de Selys Longchamps, le confessa che il suo padre biologico non è Jacques Boël ma il Re del Belgio, Alberto II, suo amante per 18 lunghi anni. Padre e figlia si incontrano di nascosto fino a quando nel 1999 scoppia la bomba sulla "figlia illegittima del Re" dopo la pubblicazione di una biografia non autorizzata sulla moglie, la Regina Paola Ruffo di Calabria scritta da Mario Danneels, in cui viene svelato il segreto di corte. A quel punto Alberto si da alla macchia e non si fa più vedere lasciando la figlia in una valle di lacrime e più agguerrita che mai.

Photo credit: DIRK WAEM - Getty Images
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Nel 2013 Delphine porta il caso in tribunale, ma data l’immunità reale di Alberto, il tutto si conclude con un nulla di fatto. Dopo l'abdicazione però tutto cambia e parte un nuovo processo con il tanto agognato test di paternità che mette un primo punto a questa storia da feuilleton. Da gennaio 2020, dna docet, Delphine è ufficialmente figlia di Alberto II con tutti i diritti sull'eredità che ne conseguono (non sulla successione), mentre è del 1 ottobre la conquista del cognome della famiglia reale ("de Saxe-Cobourg") e del titolo di principessa. "Certo non andrò in giro a chiedere di chiamarmi principessa", ha detto nella conferenza stampa dopo il verdetto, non riuscendo però a trattenere le lacrime a causa della freddezza del padre, fermo nelle sue posizioni e sempre più convinto di non volerla incontrare. Almeno fino a domenica 25 ottobre, giorno della riconciliazione (mediatica?).

Photo credit: Photonews - Getty Images
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"Si è aperto un nuovo capitolo, intriso di emozioni, comprensione e anche di speranza", si legge nel comunicato firmato dalla principessa, l'ex re Alberto II e l'ex regina Paola. "Nell'incontro, ognuno di noi ha potuto esprimere, serenamente e con empatia, i suoi sentimenti e la sua esperienza. Dopo i tumulti, le ferite e le sofferenze, è arrivato il momento del perdono, della guarigione e della riconciliazione. È la strada, paziente e talvolta difficile, che abbiamo deciso di intraprendere insieme", dichiarano all'unisono in un inaspettato quadretto da famiglia del Mulino Bianco. Una pace probabilmente forzata e per ora poco sentita, ma viste la premesse, da considerarsi comunque una vittoria assoluta. Impossible is nothing, diceva qualcuno.