E se fossero i funghi a salvare il mondo?

Di Federico Di Vita
·7 minuto per la lettura
Photo credit: Louise Docker Sydney Australia
Photo credit: Louise Docker Sydney Australia

From Esquire

È di questi giorni la notizia che Ann Arbor (Michigan) è la sesta città statunitense a depenalizzare la psilocibina, ossia il più importante principio attivo dei “funghi magici”. In appena due anni analoghe iniziative di portata storica stanno attraversando gli USA, dove a partire da Denver (Colorado), spinti dagli inoppugnabili risultati scientifici circa le loro potenzialità terapeutiche, si è deciso di far tornare nell’alveo della legalità alcune sostanze psichedeliche. In California – a Santa Cruz e a Oakland – si è andati addirittura oltre, arrivando a depenalizzare tutte le piante enteogene (non rientrano nella misura giusto gli psichedelici di sintesi, per quanto spesso provenienti in ultima istanza a loro volta da piante e funghi – il sassafrasso nel caso dell’MDMA e la claviceps purpurea, un fungo parassita della segale, per quanto riguarda l’LSD). Completano l’elenco delle città dove è stata depenalizzata la psilocibina Portland (Oregon) e Michigan City (Indiana).

Tutto ciò non è un caso, è anzi uno dei primi frutti tangibili a livello legislativo del Rinascimento psichedelico, la serie di scoperte scientifiche che hanno rimesso questa classe di sostanze al centro del dibattito scientifico, mostrandole come promettentissime next big thing nel trattamento di diverse patologie: dalla depressione, alla paura della morte nei malati terminali, alla cura della cefalea a grappolo, a quella delle dipendenze, fino ad arrivare all’impiego come adiuvanti nei percorsi psicoterapeutici. In questo contesto non stupisce che sia cresciuto anche il dibattito sui funghi (recentemente abbiamo parlato anche qui di una ricerca tutta italiana sulle potenzialità antidepressive dell’Amanita Muscaria), entità misteriose quanto misconosciute – chi li studia lo fa ancora nelle facoltà di botanica, pur non trattandosi di piante e anzi costituendo un regno della natura ricco quanto appunto quello delle piante, o degli animali.

Oppure, succede spesso, a occuparsi di funghi sono dei semplici appassionati, micologi dilettanti (ma informatissimi) che con le loro osservazioni, al netto della mancanza di mezzi di ricerca adeguati, hanno nel tempo arricchito enormemente la conoscenza dei miceli. Penso per esempio a Robert Gordon Wasson, un banchiere di Manhattan che nell’età dell’oro della psichedelia novecentesca viaggiava insieme ad Albert Hofmann alla ricerca di piante in grado di innescare rivelazioni, e che nel corso delle sue peregrinazioni assunse il fungo noto presso le popolazioni centro-americane come “carne degli dei” dalle mani della curandera per antonomasia: Marìa Sabina. O ancora, per stare a esempi più attuali, mi viene in mente la rete di Radical Mycology, un gruppo di appassionati che per mezzo delle loro osservazioni hanno arricchito notevolmente lo studio della micologia.

Photo credit: Muriel de Seze
Photo credit: Muriel de Seze

Che questa temperie culturale portasse a scoperte sempre più approfondite e, finalmente, anche a pubblicazioni divulgative, adatte a svelare i segreti di un mondo sconosciuto (il nostro!) al grande pubblico, era inevitabile. E tra i titoli da poco arrivati sugli scaffali delle nostre librerie non posso che partire da quello che non esito a definire un capolavoro. Parlo de L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi di Merlin Sheldrake, edito da Marsilio (e tradotto da Anita Taroni e Stefano Travagli). Per presentare il volume al pubblico statunitense, mostrando in appena un minuto la freschezza originale e informata del suo approccio, il biologo Sheldrake ha realizzato un divertente video in cui mangia dei funghi coltivati tra le pagine del suo libro, scena per altro annunciata nella parte finale dello stesso.

Per scrivere di questo testo se da un lato mi spiace usare parole simili a quelle spese già da Vanni Santoni e Danilo Zagaria, dall’altro in qualche modo non posso fare altrimenti, perché leggere questo scritto inevitabilmente cambierà almeno un po’ la vostra percezione del mondo – e non è un’affermazione che si possa dire tanto spesso, no? Nel primo terzo del libro praticamente a ogni pagina vi troverete a scoprire informazioni stupefacenti, in grado di farvi guardare il pianeta su cui ci muoviamo con occhi nuovi – quelli dei miceli. Sapevate che i funghi hanno portato le piante fuori dai mari facendogli da radici per milioni di anni? Che le miliardi di spore che spargono costantemente nell’atmosfera innescano la pioggia? Che se l’aspetto del pianeta è quello che vediamo lo si deve all’infinita rete di ife che lo tiene insieme, perché altrimenti sarebbe dilavato via dagli agenti atmosferici? Che i miceli tessono reti intelligenti capaci di far dialogare tra loro, scambiandosi informazioni e nutrienti, tutti gli alberi delle foreste? Che noi di fatto viviamo nell’ambiente che i funghi costruiscono decomponendo la materia? Che un tipo di fungo (il Cladosporium sphaerospermum) prospera tra i reattori di Chernobyl nutrendosi di radiazioni? Che altri sanno smaltire la plastica? Che comunicano anche tramite impulsi elettrici e che questa caratteristica potrà forse essere usata nella messa a punto dei computer del futuro? Che il più grande organismo vivente sulla terra è un’Armillaria ostoyae che nel Malheur National Forest dell’Oregon si estende per 890 ettari, ovvero 1.665 campi di calcio?

Potrei andare avanti ancora per molto, ma la verità è che non vale la pena sottrarvi il piacere di scoprire un universo di reti che è scandagliato splendidamente dalla prosa elegante e colta di Sheldrake, passo così a suggerirvi qualche altra lettura micorrizica (non è del resto solo una coincidenza il loro moltiplicarsi). Dicevo infatti all’inizio che le notizie di un universo invisibile anche perché sostanzialmente nascosto nel sottosuolo (quelli che chiamiamo funghi sono solo i corpi fruttiferi di alcune specie, diverse neanche ce li hanno), si sono in qualche modo coordinate per permettere ai lettori italiani di indagare un mondo ignoto. E quando si tratta di classificare un insieme tanto vasto può essere comodo aggrapparsi a un’enciclopedia, che nel nostro caso non potrà che essere una Funghipedia, sottotitolata Miti leggende e segreti dei funghi. Il libro del micologo Lawrence Millman, pubblicato dal Saggiatore nella traduzione di Elisa Faravelli, mantiene quel che promette, permettendoci di consultare – in modo anche divertente, e col sostegno di un buon numero di illustrazioni – il misterioso mondo dei miceli voce per voce. Spaziamo così da una nota biografica su Aksakov, Sergej, naturalista russo e proprietario terriero amico di Gogol, autore di un libretto intitolato Note e osservazioni di un cercatore di funghi; a una voce su Babbo Natale, che potrebbe avere a che fare con lo sciamanesimo lappone: secondo tradizione infatti lo sciamano che ingerisce Amanite Muscarie può assumermene le sembianze (non molto diverse da quelle di Babbo Natale, originario proprio di quelle zone); notevole la spigolatura alla voce Bioluminescenza, in cui si racconta l’episodio di un soldato statunitense che durante la Seconda Guerra Mondiale, in Nuova Guinea, in una lettera alla moglie, scriveva così: “Cara, ti sto scrivendo queste lettera alla luce di un fungo”. In effetti alcuni funghi al buio emettono un bagliore verdastro, e certi di questi (in particolare i chiodini) sono citati anche da Mark Twain nelle Avventure di Huckelberry Finn. Lascio alla vostra eventuale curiosità la possibilità di scoprire cosa sono i Fallali, le Formiche zombie (roba pazzesca), i Funghi dell’inchiostro, gli Insetti coltivatori di funghi e i Pegtymel – se vi interessa compulsate Funghipedia e troverete squadernate tutte le risposte che vorrete.

Photo credit: alanphillips
Photo credit: alanphillips

Il momento è così propizio per la diffusione delle spore fungine in forma di informazione editoriale che di recente sono apparse anche due autoproduzioni che è il caso di menzionare. La prima è Axolotl una rivista definita “letteral-scientifica” dal suo ideatore, lo stesso Danilo Zagaria – giornalista e biologo – che citavo qualche paragrafo fa. Il primo numero di Axolotl, o per essere precisi il suo numero 0, è intitolato (e dedicato al) Micelio. Merita una citazione anche il libro The Magic Mushroom User’s Guide – edizione italiana, di DM Tripson, al netto di qualche ingenuità dal punto di vista editoriale (per lo più nella parte introduttiva del volume), un interessante e molto cauto compendio al mondo dei “funghi magici” e al loro uso, ricco di raccomandazioni e avvisi anche perentori (l’autore sconsiglia fortemente, e giustamente, di avvicinarsi a questo tipo di funghi a chi avesse disturbi della personalità, come per esempio i soggetti borderline, o in generale a chi stia prendendo psicofarmaci; inoltre l’uso è decisamente sconsigliato anche per chi soffra di epilessia, malattie cardiovascolari, per chi assuma farmaci con inibitori MAO, per chi è in gravidanza e per chi non ha funzioni epatiche nella norma).