E se il prossimo presidente della repubblica dopo Mattarella fosse una donna?

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Photo credit: AM POOL - Getty Images
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Da Lina Merlin a Nilde Iotti, da Liliana Segre a Tina Anselmi, fino a Luana d'Orazio e Samantha Cristoforetti. Sono tante e tutte donne le figure che Sergio Mattarella ha voluto ricordare nel suo discorso alla Nazione in occasione della festa del 2 giugno. Nel ripercorrere la storia della Repubblica, il Capo dello Stato ha scelto queste figure simbolo della resistenza, della politica e della scienza per rievocare i progressi che dal 1946 ad oggi sono stati fatti dall'Italia per ambire a quei valori di uguaglianza e parità sanciti dalla nostra Costituzione, suggerendo una riflessione "su quanto sia lungo, faticoso e contrastato il cammino per tradurre nella realtà un diritto pur solennemente sancito".

Photo credit: Leonardo Cendamo - Getty Images
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Ne sono prova le lunghe e dure battaglie politiche condotte dalla senatrice Lina Merlin, che nel 1958 diede il nome alla legge che sanciva la chiusura delle case di tolleranza, ma anche lo storico traguardo raggiunto da Nilde Iotti, che nel 1979 fu la prima donna a essere eletta presidente della Camera, segnando "un passo decisivo nell'affermazione del protagonismo delle donne nella vita delle istituzioni". E se "l'Italia di oggi, anche sul piano dei diritti civili, è più matura e consapevole, migliore di quella di settantacinque anni fa, è anche grazie al valore della memoria raccontata da persone come Liliana Segre, instancabile testimone di civiltà e umanità", dal 2018 senatrice a vita per volontà di Sergio Mattarella e dal 2021 presidente della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Tra le tante battaglie di civiltà che hanno visto protagoniste le donne il presidente Mattarella ha voluto ricordare anche Tina Anselmi, partigiana e parlamentare per la Dc, che 30 anni dopo la nascita della Repubblica fu la prima donna italiana a ricoprire la carica di ministro (prima del lavoro, poi della salute). A lei si deve la grande stagione di riforme sociali sfociate nell'istituzione, nel 1978, del Servizio sanitario nazionale. Guardando al presente, il Capo dello Stato ha voluto ricordare Samantha Cristoforetti, "un’altra donna italiana [che] ci rende orgogliosi", "prima europea chiamata a comandare la stazione spaziale internazionale".

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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Nonostante i meriti universalmente riconosciuti alle donne del nostro Paese "non siamo ancora al traguardo di una piena parità. Soprattutto riguardo alla condizione delle donne nel mondo del lavoro, al loro numero, al trattamento economico, alle prospettive di carriera, alla tutela della maternità, alla conciliazione dei tempi: permangono disparità mentre cresce l’inaccettabile violenza contro di loro". Disparità che appaiono ancora più evidenti ora che il termine del mandato settennale del Capo dello Stato si avvicina. Il prossimo febbraio Sergio Mattarella concluderà il suo incarico, per il quale ha già fatto sapere che non vorrà ricandidarsi nonostante le richieste e le pressioni di molti rappresentanti della politica. Una domanda sorge allora spontanea: chi siederà al Quirinale dopo di lui? Accanto a chi spera in un Mattarella bis, c'è chi auspica la nomina di Mario Draghi, che tuttavia per il prossimo anno e mezzo sarebbe incompatibile con i suoi attuali incarichi di premier. Ancora flebile, ma sempre più insistente la voce di chi al ruolo di presidente della Repubblica vorrebbe per la prima volta finalmente una donna. Sembra incredibile, ma in 75 anni di Repubblica il Quirinale è sempre stato un'istituzione a prerogativa maschile al punto che quando nel 1998 Giuliano Amato lanciò la provocazione: “perché non una donna?”, lo stupore fu così grande che fu poi costretto a precisare: “ho detto una donna, non uno scarafaggio”. Una frase che dice tutto del vento di maschilismo che fino a pochi anni fa soffiava nelle aule della politica italiana. Oggi i tempi sono cambiati e parlare di "donna al Quirinale" scandalizza meno che allora, soprattutto se a farlo è lo stesso presidente Mattarella, che con il suo discorso alla Nazione declinato al femminile ha voluto, a suo modo, spianare la strada a una o più candidate donne.

Photo credit: Simona Granati - Corbis - Getty Images
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Se sul tema alcuni politici preferiscono non esprimersi, non ha rinunciato a schierarsi a favore delle donne Emma Bonino, storico volto del femminismo italiano. Indicata da alcuni come la candidata ideale, l'ex leader del partito Radicale ha chiarito di non avere intenzione di candidarsi, ma di auspicare fortemente la nomina di una donna. "Nella vita come in politica esiste un tempo per ogni cosa. Ero pronta 30 anni fa ed era anche un gesto di rottura quando si dava per scontato che al Colle dovesse salire sempre e solo un uomo - ha spiegato qualche giorno fa dal proprio profilo social la Bonino -. Oggi ho più esperienza e qualche acciacco in più. Ma per fortuna anche i tempi sono in parte cambiati. E molte donne in Italia e non solo hanno assunto ruoli importanti senza scandalizzare".

Photo credit: Laura Lezza - Getty Images
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Tra le favorite c'è chi fa il nome di Marta Cartabia, giurista e costituzionalità, già prima donna presidente della Corte Costituzionale e attualmente ministra della Giustizia del govenro Draghi, e chi invece auspica per il Quirinale l'accademica Anna Maria Tarantola, già dirigente della Banca d'Italia, presidente della Rai dall'8 giugno 2012 al 5 agosto 2015. Nella rosa delle candidate spicca anche il nome di Maria Elisabetta Alberti Casellati, prima donna a ricoprire la seconda carica più alta dello Stato in qualità di presidente del Senato e che per poter bissare il record e diventare anche la prima donna presidente della Repubblica dovrebbe rinunciare al suo attuale incarico. Le candidate più caldeggiate insomma sarebbero quasi tutte già impegnate nell'attuale esecutivo e, ironia della sorte, in caso di nomina sarebbero costrette a scegliere se mantenere la propria posizione o aspirare a una carica più alta, lasciando magari a un uomo il loro attuale incarico.

Photo credit: Antonio Masiello - Getty Images
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Se la scelta dovesse ricadere su una di loro certo rappresenterebbe un traguardo storico per tutto il nostro Paese, ma forse sarebbe ancora più bello se tra le tante donne capaci che siedono in Parlamento (e non solo) le forze politiche convergessero su un nome nuovo, ma di alto profilo istituzionale senza intaccare le già poche cariche del governo ricoperte dalle donne. Non in nome di presunte quote rosa da rispettare a tutti i costi, ma per garantire una sempre maggiore rappresentanza delle donne nei palazzi del potere perché, come dice Emma Bonino, "una presidente della Repubblica manderebbe un segnale importante di fiducia a tutto il mondo femminile, che più di altri ha sofferto in questi anni di Covid. E sarebbe il messaggio che questo è un Paese per donne".