Eduardo Scarpetta è Carosone in tv, però più bello

Di Redazione Gente
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Photo credit: Eduardo Scarpetta
Photo credit: Eduardo Scarpetta

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Nel 1954 Renato Carosone inaugurò la prima trasmissione musicale della neonata televisione italiana. "Questa Rai, esattamente, di che cosa si occupa?", chiede lui quando gli propongono la collaborazione. È una delle tante battute di Carosello Carosone, film Tv che racconta la vita del cantautore napoletano di cui si celebrano il centenario della nascita (nel 1920) e i vent’anni della scomparsa (2001). Una vita ricca di avventure rocambolesche accompagnate dalle sue memorabili canzoni: da Caravan Petrol a ’O sarracino, che hanno segnato la rinascita dell’Italia dopo la guerra. Nei panni del simpatico e talentuoso protagonista c’è Eduardo Scarpetta, discendente dell’omonimo commediografo partenopeo: l’abbiamo già ammirato in diverse fiction, tra cui L’amica geniale, ma qui è alla prima prova da protagonista.

Photo credit: Eduardo Scarpetta in Carosello Carosone
Photo credit: Eduardo Scarpetta in Carosello Carosone

Prova superata benissimo: non solo reciti, ma canti e suoni il pianoforte.

"È la mia voce, sì! Per prepararmi ho studiato con Ciro Caravano dei Neri per caso. E ho comprato una tastiera: quando canto Tu vuò fa’ l’americano e Maruzzella sono proprio io che suono il pianoforte, ma per tutto il resto sono stato bravissimo a fingere".

È la prima volta che fai sentire la tua voce intonata?

"Sì, anche se non mi ritengo un cantante. Imitare Renato Carosone è stato possibile perché non stiamo parlando della voce di Céline Dion: lui per altro era più famoso per il pianoforte e i testi".

Ha avuto una vita avventurosa: la conoscevi?

"Non sapevo che avesse vissuto per nove anni in Africa, tra Eritrea ed Etiopia. Dopo il diploma al conservatorio, era partito a 17 anni, nel 1937, alla vigilia della Seconda guerra mondiale: non so immaginare le difficoltà che può aver incontrato. Ad Asmara si esibiva nel night club del teatro Odeon e lì si innamorò di Lita (Italia Levidi), ballerina di origini veneziane, che poi ha portato con sé a Napoli".

Photo credit: Eduardo Scarpetta e Ludovica Martino
Photo credit: Eduardo Scarpetta e Ludovica Martino

Dove avete girato?

"In piena seconda ondata Covid, mentre tutti i set chiudevano, perfino Mission Impossible, siamo riusciti a portare a casa il film girando tra Napoli e le cave della Magliana, il deserto dei film di Sergio Leone. Sulla sceneggiatura c’era scritto: Etiopia esterno giorno, ma noi eravamo alle porte di Roma. Invece l’arrivo al porto di Massaua è stato scioccante: abbiamo girato a Testaccio e poi con gli effetti speciali hanno aggiunto la gigantesca nave e il mare. Quando l’ho visto ero sconvolto".

Carosone era spiritoso e molto solare, lo sei anche tu?

"Sì, sorrido molto e cerco di fare questo mestiere con il massimo dell’impegno, ma anche con simpatia e leggerezza".

Dove vivi?

"Ho studiato a Roma, ma sono tornato a Napoli nel 2016. Ho radici ben piantate qui".

Raccontaci il tuo albero genealogico.

"Il commediografo Eduardo Scarpetta, nato nel 1853, era il mio trisavolo. Era sposato con Rosa De Filippo, da cui ebbe Vincenzo. Però ebbe anche altri tre figli: Eduardo, Peppino e Titina con la nipote di sua moglie, Luisa. Figli che non volle riconoscere e perciò presero il cognome della madre: De Filippo. Da Vincenzo nacque mio nonno Eduardo che fece tutt’altro mestiere, il farmacista. Voleva rompere la tradizione di famiglia così chiamò suo figlio, mio padre, Mario. Questi ha fatto l’attore, purtroppo è scomparso quando io avevo solo 11 anni e mezzo".

Photo credit: Eduardo De Filippo e Thea Prandi
Photo credit: Eduardo De Filippo e Thea Prandi

Hai sempre voluto recitare?

"Sì, con un nome come il mio, che cosa potevo fare? Il meccanico o il carpentiere? Giravamo l’Italia con i pullmini assieme ai miei genitori che hanno sempre fatto questo lavoro. Sono cresciuto dietro le quinte dei teatri e quando salivo sul palco ero il bambino più felice del mondo. Mai vissuto un dissidio interiore, la mia strada è stata definita da subito: ho debuttato a 9 anni con Feliciello e Feliciella per i 150 anni della nascita di Eduardo Scarpetta".

Raccontaci il tuo percorso.

"Quando ho finito gli studi al Centro sperimentale, ho lavorato per tre mesi a Roma in un bar, poi ho fatto una tournée di Filumena Marturano e sono rientrato a Napoli. Questa città ha la giusta dimensione per me e lavorare in teatro è la mia passione: l’applauso del pubblico mi appaga veramente. La popolarità però me l’ha data la televisione, tre anni fa, quando ho girato L’amica geniale".

Il tuo nome ti ha aiutato?

"Il nome non l’ho scelto io ed è brutto quando me lo fanno pesare. Ne sono molto orgoglioso, ma ho perso il papà così giovane che non ho potuto cominciare sotto la sua ala. Ho dovuto camminare con le mie gambe e ce l’ho fatta. Un passo dopo l’altro, a 27 anni sono al mio primo personaggio protagonista: Carosone. Un grande: è stato il primo italiano in testa alla hit parade americana e a suonare alla Carnegie Hall di New York, nel 1958. Poi al culmine del successo, nel ’59, si è ritirato improvvisamente dalle scene. Aveva capito che non poteva andare più in alto di così e ha scelto di non affrontare la discesa. Il suo pubblico rimase scioccato, ma è una scelta comprensibile".

Photo credit: Renato Carosone con la sua orchestra
Photo credit: Renato Carosone con la sua orchestra

Però bisogna dirlo: sei più bello tu.

Ride. "Tante persone mi hanno detto: a Carosone gli hai fatto un favore".

Il film fa venir voglia di ballare.

"Esattamente quello che auspicava Carosone, che nella Napoli bombardata diceva: se puoi fare la musica invece della guerra, sei un uomo fortunato. Non c’è da essere tristi".

Testo di Sara Recordati

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente