Effetto Covid in ospedale: il virus rallenta il soccorso degli infarti

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L’emergenza Covid ha rallentato i soccorsi degli infarti. A svelarlo è uno studio pubblicato qualche giorno fa da un gruppo di medici dell’Humanitas, sulla rivista scientifica Interventional neuroradiology, che sottolinea come il brake-in time, l’intervallo tra la comparsa dei sintomi e l’arrivo del paziente in pronto soccorso, è raddoppiato rispetto al passato.

Effetti collaterali della pandemia si legge sul Corriere della Sera che ha evidenziato i dati preoccupanti che emergono dallo stress del servizio sanitario che da marzo, senza tregua, lotta per debellare il Covid-19. L’Humanitas, che la scorsa primavera venne individuato come uno dei due centri in provincia di Milano per trattare gli infarti, ha infatti spiegato che nel 2019 il brake-in time era di 105 minuti mentre tra marzo e maggio 2020, mesi di piena da coronavirus, quel tempo si è pesantemente dilatato: una media di 248 minuti, ovvero più 4 ore.

A dirla tutta i “ritardi” però non sono causati solo dai sanitari. Da una parte hanno fatto del loro anche i pazienti che, ansiosi rispetto a un possibile contagio in ospedale, sono stati spesso portati a ritardare le chiamate al 118. Altra discrimine è però il sovraccarico per le ambulanze, sia per il numero di «missioni», sia per i tempi di decontaminazione, che obbligavano a un periodo di fermo dopo ogni trasporto.

Se i tempi si sono dilatati all’esterno della struttura, quello che è accaduto dentro l’ospedale tra marzo e maggio rimane invece un esempio di sanità. Tutti i pazienti in infarto sono stati sottoposti a tampone e a una immediata radiografia per identificare rischio maggiore o minore di infezione (con polmonite) in corso. Dei 136 pazienti soccorsi per infarto e trattati all’Humanitas in quel periodo, 12 erano positivi al Covid. Tra l’ingresso in ospedale e il trattamento o l’intervento però non i tempi non sono cambiati di molto: aumentati di soli 5 minuti nel 2020 rispetto al 2019 (117 minuti contro 112).

VIDEO - Infarto, in caso di sintomi chiamare il 118