Elisa racconta un episodio di sessismo subito a inizio carriera: il gender gap in musica

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Gareth Cattermole - Getty Images
Photo credit: Gareth Cattermole - Getty Images

La disparità di genere in musica è un problema che ancora oggi, nel 2021, è ben presente in Italia, ma è un gioco a cui le cantanti non vogliono più stare. Elisa Toffoli, in questi giorni di acceso dibattito dovuti anche al caso di Aurora Leone, ha voluto condividere su Instagram un episodio di sessismo accadutole a inizio carriera, con un monito finale a rivendicare lo spazio femminile in musica.

Secondo i dati diffusi da Shisaid.so Italia, nelle line-up di 10 festival annunciati per l'estate in Italia e presi come campione, le donne sono ancora oggi grandi assenti della programmazione: le artiste in cartellone sono al massimo il 17%, a cui va aggiunto un 10% se consideriamo anche le band con almeno una donna tra i propri componenti. In alcuni festival invece la presenza femminile è assente. Le scuse che si sentono ripetere dagli organizzatori sono sempre le stesse: ci sono pochi dischi di artiste donne, è colpa dei manager, sono le artiste che non accettano, guardiamo alla competenza e non al genere.

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

Ma, come dimostra il racconto di Elisa Toffoli su Instagram, il gender gap sul palco è alimentato da un meccanismo alla base dell'industria, che pesca a piene mani dalla cultura patriarcale, e spesso non dà alle musiciste le stesse opportunità concesse ai colleghi maschi, per puro stereotipo. Questo è quello che sarebbe potuto succedere anche a Elisa, che racconta: "Sei carina, pensa a cantare. Lascia stare la scrittura. Avevo quindici anni e quelle parole mi fecero venire una gastrite che durò per dei mesi. Avrei dovuto lasciar stare anche la produzione, gli arrangiamenti, la curiosità per tanti strumenti, perché era tutto troppo. Sarebbe bastato sorridere, 'mettermi carina', cantare bene e 'tenermi da conto'. Queste sono state le parole di un produttore maschilista in cui sono inciampata prima ancora dei miei esordi".

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

Parole che avrebbero potuto dare alla carriera di Elisa una piega tutta diversa, se non fosse stato per la sua forza di reagire: "Per me sono state solo altra benzina, amara si, ma pur sempre buona per spingere ancora più giù l’acceleratore". E infatti, 12 anni dopo quell'episodio, per Elisa è arrivata la conferma definitiva che aveva fatto bene a investire sul suo talento a tutto tondo: "A ventisette anni mi trovavo a Zurigo in studio con Tina Turner per registrare la sua voce, perché ero la produttrice del brano che avevo scritto per il nostro duetto e ne curavo quindi gli arrangiamenti e anche tutti gli aspetti tecnici della registrazione".

Elisa continua: "Lei mi disse 'Sono molto orgogliosa di te, donne come te stanno cambiando il mondo. Quando ero giovane io, quello che stai facendo tu oggi qui con me sarebbe stato impensabile'". Sotto al suo post arriva come una sola voce l'appoggio delle colleghe, da Noemi a Paola Maugeri, fino alle nuove leve della musica Joan Thiele, Elodie, Priestess, Gaia. Come a dimostrare che la strada sarà ancora lunga, ma che nessuna di loro, come chiosa Elisa, lascerà "che nessuno ci dica che questo non è il nostro posto".

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.