A Elle sono dieci anni che ci occupiamo di nuovi talenti italiani

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Photo credit: Elle Italia
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Ci sono nuovi talenti nel prêt-à-porter italiano? Domanda retorica: certo che sì. Ma nel Paese dell’edonismo di scuola socratica, nella patria di un’industria della moda che in era pre-Covid è arrivata a fatturati stratosferici da 100 miliardi l’anno (poi diminuiti, ma stanno ricrescendo), i giovani forse meriterebbero un po’ di supporto in più. Accade, intendiamoci, ma non quanto potrebbe, anche se all’ultima fashion week milanese c’erano chiari segnali di voler dare spazio a realtà emergenti. È qui che l’editoria di settore può dare una mano.

A Elle sono dieci anni che ci occupiamo di nuovi talenti italiani - e non solo - li selezioniamo in totale libertà, senza vincoli o altri fini confezionando ogni due stagioni un piccolo, grande Speciale (come quello che trovate da pag. 51) che per noi è un vanto. Per una mia inclinazione personale - a casa vigeva l'insindacabile regola del bastian contrario - sono molto sensibile a chi ha altri punti di vista. Scovare il fiore in mezzo a una selva di proposte alternative, oltre il mainstream, mi è sempre piaciuto, tant’è che negli ultimi anni ho anche guardato a Est frequentando amene fashion week in Bulgaria, Ucraina, Transilvania, Polonia, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Uzbekistan, dove ho scoperto brand di livello (i più sorprendenti a Kiev e Minsk, il che racconta qualcosa: le situazioni politiche e socioeconomiche complicate non disturbano la creatività, anzi).

Ma, come si diceva, l’Italia non è affatto da meno. Come potrebbe un Paese la cui netta forma a stivale - anzi, a cuissard rinascimentale - illuminata da milioni di luci si osserva chiaramente dalla Stazione Spaziale Internazionale, a 400 chilometri di distanza dalla Terra, non sfornare a getto continuo idee applicate al vestire? Lo fa, e con ulteriore convinzione in questi quasi due anni di pandemia. Manca una piccola spinta da parte dell’industria. Ma siamo ottimisti. Vero che investire sul nuovo (e non solo sui giovani da impiegare nella filiera produttiva del tessile-abbigliamento, come ha comunicato recentemente Confindustria Moda) sarà la prossima sfida del fashion biz?

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