"Elodie è come allora: cristallina e umile", parla Mauro Tre il pianista e amico che le ha cambiato la vita

Di Redazione Gente
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Photo credit: Elodie e Mauro Tre
Photo credit: Elodie e Mauro Tre

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La gemma di Sanremo ha un nome e un’ora: Elodie, all’una e mezza. La conduttrice-cantante a notte fonda ha fermato la musica per far scorrere la storia della sua vita e mostrarcela, senza pudore, senza retorica, senza falsità. In un monologo che rimarrà nella storia del festival ha parlato di sé, soprattutto alle migliaia di ragazzi che la guardano come un modello, e che da lei accettano anche una lezione che da qualunque altra cattedra o pulpito arrivasse verrebbe respinta. Elodie parla con la commozione che le fa vibrare la voce e le lacrime che oscillano sugli occhi. È coraggiosa, chiara, usa parole semplici. Parte così, va dritta ai cuori: "Parlare in pubblico non mi ha mai messo a mio agio. Ma tutte le volte che sono riuscita ad abbattere un muro sono successe cose belle nella mia vita". Da ragazzina, ricorda la cantante nata e cresciuta in un quartiere popolare romano che subito ti fa sentire di essere condannata all’emarginazione sociale e al fallimento, non si sentiva all’altezza dei suoi sogni. Avrebbe voluto cantare "ma non mi piaceva la mia voce e, soprattutto, mi sono accorta che non avevo gli strumenti per arrivare dove avrei voluto: tante volte non mi sono data delle possibilità". Un po’ come dire: avevo grandi desideri, ma li soffocavo perché credevo che tutto fosse per me inaccessibile. "Non ho finito il liceo, non ho preso il diploma o la patente. Ho sbagliato, lo so". Ma spesso le sconfitte nascono da dentro, si depongono le armi prima di combattere. Lei voleva fare spettacolo, cantare, ma pensava di non potercela fare, pensava che scappare fosse la scelta obbligata per quelle come lei. Inadeguatezza, rassegnazione, rabbia, rancore: questo c’era nella testa di Elodie all’età dell’adolescenza.

Photo credit: Amadeus ed Elodie
Photo credit: Amadeus ed Elodie

Ma poi la buona stella ha illuminato il suo cammino e il destino le ha teso la mano. "A vent’anni avevo deciso che per me la musica era già finita, ma sono riuscita a continuare grazie a un incontro fortunato", ha raccontato sul palco dell’Ariston con voce sempre più tremante. Mauro Tre, pianista e musicista salentino, è l’incontro che le ha fatto cambiare la vita. È il maestro, l’uomo che per primo ha visto in Elodie il potenziale immenso che ora conosciamo, che ha reso possibile il miracolo di trasformare il senso di inadeguatezza in consapevolezza di essere speciale. Quell’uomo era sul palco, al piano, accanto a Elodie, bella come mai l’avevamo vista. "Essere lì con lei è stato profondamente emozionante", racconta ora a Gente. "Mi ha fatto riscoprire quanto è bello non vergognarsi di esprimere i propri sentimenti, di svelare le proprie fragilità, e mi ha fatto capire che oggi esiste ancora il valore della gratitudine. Elodie in questo modo ha voluto dirmi grazie per averla incoraggiata a non mollare con la musica, a esprimersi, a non avere timore di farlo davanti al pubblico". "Tu mi hai fatto amare il jazz, anche se non mi sentivo all’altezza", gli ha detto la cantante. "Io sono stata la prima ad avere un pregiudizio su me stessa. Quello che mi ha insegnato la vita e la musica è che non bisogna sempre sentirsi all’altezza delle cose, l’importante è avere il coraggio di fare".

Photo credit: Elodie ai tempi di Amici
Photo credit: Elodie ai tempi di Amici

Quanto è vero! Queste parole sono per i ragazzi sfiduciati, avviliti, immobili. Sono il regalo di Elodie. Mauro sorride. "Mi è sempre piaciuto dare una possibilità ai giovani, cercare di aiutarli a coltivare i sogni. Quando l’ho conosciuta organizzavo un festival jazz a Lecce, la mia città. Lei viveva lì, si era trasferita da Roma. Ero andato a fare un sopralluogo in un locale e il proprietario mi parlò di lei: “Canta bene, ma è timida e non vuole farlo”. Elodie era già molto bella, delicata nei tratti e nei modi. Aveva i capelli scuri e ricci, il fisico esile ed elegante, era seria e matura per la sua età. In lei ho riconosciuto alcuni pezzi della mia giovinezza: anch’io vengo da una famiglia tormentata da difficoltà economiche, anch’io mi son fatto da solo. Intonò Ain’t no sunshine con il pudore di chi non ha fiducia in sé. Ma io rimasi colpito dalla sua timbrica pura. Le dissi subito che con quella voce doveva fare la cantante. Io ci credevo, molto. Lei un po’ meno", ricorda Mauro. "Iniziammo a studiare insieme non solo musica, ma anche quanto fosse importante capire e interpretare un brano, cogliere ogni sfumatura del testo. Le facevo ascoltare Frank Sinatra, Mina, Carmen McRae, e poi insieme analizzavamo gli aspetti tecnici della canzone. Elo, così la chiamavo, era molto ricettiva. Non ho mai dovuto darle una tonalità, perché ha un orecchio musicale naturale e potentissimo. Aveva già talento, aveva solo bisogno di qualcuno che le indicasse la strada, che le spiegasse che cosa andava fatto, che le facesse acquisire fiducia. Sono stato paterno con lei, ho una figlia della sua età, mi è venuto naturale".

Photo credit: Elodie
Photo credit: Elodie

Sul palco Mauro si è quasi commosso. "Abbiamo provato tutto da remoto, per l’emergenza sanitaria, perciò ci siamo visti proprio lì, in diretta. L’ho trovata più forte, capace di gestire e riempire bene il palcoscenico: era la primadonna della serata, ma ha conservato la stessa umiltà e la purezza d’animo di quando l’ho conosciuta. Ha raccontato le sue radici, gli ostacoli che l’ambiente difficile in cui è cresciuta le ha messo tra i piedi, ma lei è stata brava: non si è mai persa, ha tenuto botta. E questo perché è una ragazza pulita, con buoni principi. E poi ha una voce speciale, che graffia e resta dentro. Si merita tutto quello che ha costruito, passo dopo passo, credendo in se stessa".

Testo di Sabrina Bonalumi

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente