Emanuele Crialese su Penelope Cruz: «Sul set era una dea»

In un'intervista all’ANSA, il regista Emanuele Crialese, in concorso con «L’Immensità» a Venezia 79, si sbottona su Penelope Cruz.

Terzo dei cinque italiani in gara a Venezia 79, il regista Emanuele Crialese racconta la sua avventura accanto a Penelope Cruz sul set de «L’Immensità», film sceneggiato con Francesca Manieri e Vittorio Moroni, prodotto da Wildside (una società del gruppo Fremantle) e Warner Bros. Italia con partner francesi.

«Penelope Cruz è l'archetipo di donna e madre, è come la Penelope di Ulisse: è stata generosissima, i ragazzi sul set la vedevano come una dea e lei giocava con loro: è stata una magia», dice Crialese che nel film racconta il suo coming out.

«Non sono una rockstar, cosa dovrebbe importare alla gente, è piuttosto un film che mi riguarda molto da vicino, racconta in chiave poetica la mia infanzia, non c'è nessuna trasformazione o transizione, sarebbe una disinformazione», spiega il regista parlando poi del difficile vissuto famigliare che lo ha travolto da giovane.

«Mia madre non sapeva dove sbattere la testa; si nascondeva con me proprio come accade nel film, cercava di proteggermi, ma io soffrivo del dolore che le davo. Fin quando più avanti non sono riuscito a cambiare la a con la e - il suo nome di nascita al femminile - e lasciare un pezzo del mio corpo, questo è stato negoziare la condizione. Io sono e non sono e voglio rimanere così e spero di non scioccare proprio nessuno. Io sono figlio del mio tempo, ora per fortuna i tempi sono cambiati, i bambini in questo sono grandi maestri, sanno usare le nuove parole, il gender fluid ad esempio, e ci dicono “maschio - femmina sono categorie, siamo quello che siamo, ossia esseri umani prima che definiti sessualmente”».

Dopo la prima di Venezia «L’immensità» sarà in sala con Warner dal 15 settembre.