Emanuele Filiberto: "Una serie Tv su nonna Maria José"

Di Redazione Gente
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Photo credit: Maria José ed Emanuele Filiberto
Photo credit: Maria José ed Emanuele Filiberto

La principessina un po’ selvaggia che scorrazzava per le serre di piante tropicali al Castello di Laeken, in Belgio. L’alunna discola al Poggio Imperiale di Firenze. La bellissima principessa di Piemonte. L’antifascista convinta, che dalla Svizzera, dove si era rifugiata con i figli, aiutava le brigate partigiane nella Resistenza. La Regina di Maggio. E poi l’esule viaggiatrice, la mecenate delle arti, la donna anticonformista. Madre e nonna affettuosa. Tutto questo, e molto di più, è stata Maria José, sovrana d’Italia per appena 24 giorni, dal 9 maggio al 6 giugno 1946, quando con i figli e un piccolo seguito si imbarcò a Napoli sull’incrociatore Duca degli Abruzzi per lasciare il Paese, dopo l’esito del referendum istituzionale. Tra i sandali dell’ultima nostra regina erano rimasti i granelli di sabbia della spiaggia di Posillipo. "È tutto ciò che porto con me dall’Italia", disse commossa.

Photo credit: Umberto di Savoia e Maria José
Photo credit: Umberto di Savoia e Maria José

Una donna a lungo indagata dagli storici, spesso fraintesa e incompresa, ora, a vent’anni dalla morte (si spense il 27 gennaio 2001), al centro di un progetto al quale sta lavorando suo nipote Emanuele Filiberto che ne racconterà la personalità, le gesta, gli sterminati interessi e gli incontri incredibili. Qui, in esclusiva, il principe oggi showman - lo vediamo il sabato sera su Canale 5 in veste di giudice ad Amici - racconta di cosa si tratta. "Sarà una serie televisiva, sul modello di The Crown. L’idea è nata con Yi Zhou, talentuosa regista e produttrice cinese, che conosco da molti anni. Ci siamo detti: le straordinarie vite delle regine, più che dei re, sono assai apprezzate dal grande pubblico, soprattutto giovane, che vuole conoscere la storia attraverso le storie. E quella di mia nonna merita di essere raccontata. Siamo in una fase embrionale, dobbiamo scriverla e decidere chi la dirigerà (inizieremo a girare nel 2022), ma mi piacerebbe si sviluppasse in circa otto puntate a stagione. Raiuno nel 2002 mandò in onda una miniserie, L’ultima regina, interpretata dalla bravissima Barbora Bobulova. Ma noi abbiamo in mente un racconto più arioso, che indaghi anche le altre due sovrane d’Italia, Margherita ed Elena".

Photo credit: Emanuele Filiberto e Maria José
Photo credit: Emanuele Filiberto e Maria José

Abbiamo aperto il servizio citando l’infanzia di Maria José. "La corte belga era moderna e aperta", prosegue il principe, "e forgiò il suo temperamento. Lei era la terza figlia, unica femmina, di re Alberto I e della regina Elisabetta, donna fenomenale che le trasmise la cultura per la musica e con la quale, negli Anni 60, fece viaggi impensabili all’epoca per due ex regine, anche in Paesi retti da regimi comunisti come Russia, Cina e Polonia. Andò pure a Cuba e incontrò Fidel Castro, anni dopo".

Per Emanuele Filiberto, però, Maria José resterà per sempre la nonna spaccalegna. Sorride. "È il ricordo più immediato che serbo. Eravamo legatissimi. Da bambino, ogni domenica assieme a mia madre e mio padre, andavo a trovarla nella sua residenza di Merlinge, che da Ginevra dista circa mezz’ora di auto. Lei era sempre impegnata a ricevere ospiti - intorno alla sua tavola potevi trovare poeti come Jean Cocteau e altezze reali - o a studiare la storia delle regine di Casa Savoia, di cui scrisse molto, o a suonare. Il suo antistress era tagliare la legna. In fondo al parco c’era una piccola casetta dove nonna restava ore a contemplare la natura. Io sedevo accanto a lei, qualche volta conversando, qualche volta in silenzio. Questo amore per la terra, per la natura, lo aveva appreso al Castello di Laeken - dove conobbe anche Albert Einstein - e in quelle serre tropicali da mille e una notte che mi portò a visitare. Con lei curavo l’orto, raccoglievo le mele dagli alberi. Tanto faceva che una volta fummo anche inseguiti da un toro". Insomma, una nonna prima che una regina. "È così. Non amava le formalità. Mia madre, con cui aveva un ottimo rapporto, certo la riveriva, ma da noi nipoti non ha mai preteso nessun atteggiamento protocollare. Diverso era quando arrivava a Ginevra nonno Umberto: il re era più legato alle regole di corte". Il sovrano morì nel 1983, Emanuele Filiberto aveva 11 anni. "Ma ho avuto occasione di parlare con nonna del loro rapporto: anche se in esilio vissero separati, ho la certezza che non abbia mai smesso di amarlo da quel giorno di febbraio del 1918, quando lei, che era stata mandata a studiare a Firenze per imparare l’italiano, fu prelevata da un dignitario che la portò nei pressi di Padova dove i reali italiani e belgi erano riuniti per far incontrare i futuri sposini. Fu un colpo di fulmine".

Photo credit: Ritratto di famiglia
Photo credit: Ritratto di famiglia

Sugli incontri di Maria José si potrebbe scrivere un libro. "Ebbe amicizie con i più grandi intellettuali della sua epoca, da Benedetto Croce a Salvador Dalì, che mi presentò. Alcuni incontri invece furono nefasti: quello con Hitler, per esempio, di fianco al quale fu fatta sedere a un pranzo al Quirinale. Pur conoscendo alla perfezione il tedesco, non lo parlò più dopo la Prima guerra mondiale, neppure quel giorno. E quello con Mussolini: la sopportazione iniziale divenne disprezzo. Ancora oggi qualcuno insinua che vi fu trasporto tra i due: fandonie".

Una protagonista, Maria José. "E sono certo che oggi sarebbe felice di sapere che il futuro capo di Casa Savoia sarà una donna: mia figlia Vittoria". Decisione di un anno fa, presa da Vittorio Emanuele: anche la dinastia reale italiana, pur senza un trono, ha stabilito la parità di genere nella successione. "Per lei, che da principessa di Piemonte fu spesso messa a tacere dal suocero Vittorio Emanuele III proprio in quanto donna, sarebbe stata una grande conquista".

Testo di Francesco Vicario

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente