Emma Bonino ha qualcosa di importante da dire sulla (non) libertà di aborto in Italia

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Photo credit: Andrea Ronchini - Getty Images
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"Avevo 27 anni, il ginecologo che avevo consultato mi disse che ero sterile. Fu veramente uno shock per me come lo sarebbe credo per ogni donna, ma passati due mesi quello che era sterile forse era il ginecologo, certamente non io". A parlare, naturalmente, è Emma Bonino e chi meglio di lei, diventata un vero e proprio simbolo della lotta per la legalizzazione dell'aborto, può fare il punto sulla situazione in cui ci troviamo oggi? "Mi avvio come tutte - scoprirò dopo - a cercare un soluzione con un aborto clandestino perché legalmente non si poteva fare" racconta la politica parlando della sua esperienza personale per la campagna #LiberaDiAbortire, "e scopro con mi a grande sorpresa che molte amiche erano già parlate in quel tunnel di umiliazione e paura. In qualche modo mi sono detta 'nessuna più'". Così è iniziato tutto, poco dopo è cominciata la battaglia che ha mobilitato il Paese fino ad arrivare alla legge 194 e poi al referendum sull'aborto per dare alle donne la libertà di decidere del loro corpo. Ma che passi avanti abbiamo fatto dal 1978? "Oggi, dopo più di 40 anni dall’approvazione della legge 194, il diritto delle donne di scegliere è ancora sotto attacco ed è arrivato il momento di tornare a lottare".

"Io non ho inventato l'aborto", spiega Bonino in un video pubblicato su Instagram a sostegno della campagna che chiede alle istituzioni italiane di garantire effettivamente questa libertà troppo spesso negata o ostacolta, "L'aborto era lì, clandestino, pericoloso, umiliante. Semmai abbiamo tutti lottato perché questa vergogna di umiliazione non toccasse più alle donne del nostro Paese". Oggi tendiamo a dare per scontata la possibilità di interrompere una gravidanza in modo sicuro e legale, ma la verità è che si tratta di una libertà che va preservata perché di fatto continua a perdere terreno. "C'è da fare un reset", dice la senatrice, "ci sono molti modi per boicottare la legge" spiega facendo riferimento alle altissime percentuali di medici obiettori e alla mancanza di un correttivo che garantisca ugualmente questa libertà. "Quello che io so", dice, "è che una legge dello stato o la si cambia o la si applica".

Si tratta di una questione che ha carattere culturale, ma anche politico e giuridico: "È un problema di possesso", spiega Bonino, "tu non sei tua ma tu sei mia, della tribù della famiglia, del Paese, di quello che ti pare" . Per questo non si può far finta che il problema non esista: "Servono prevenzione, informazione e cura", scrive la senatrice su Instagram, "servono nuove assunzioni di medici non obiettori per permettere alle donne di abortire nella propria regione, serve educazione sessuale nelle scuole e serve soprattutto rispetto per le scelte ed il corpo di ogni donna". Per questo #LiberaDiAbortire sta portando avanti una raccolta firme per chiedere alle istituzioni di garantire che le Regioni assumano medici non obiettori, per inserire un indicatore che valuti la presenza/assenza, i tempi e le modalità di erogazione dei servizi per l'IVG, per incentivare la telemedicina e svolgere indagini sugli aborti clandestini in Italia. Si chiedono inoltre informazioni chiare e reperibili, maggiore formazione per il personale sanitario e progetti di educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Alle ragazze Bonino dice di prendere la pillola, se possibile, per tutelare la propria autodeterminazione. E poi di lottare: "Difendere la 194, migliorarla, renderla adeguata ai tempi che viviamo e alla società che viviamo dev'essere un impegno perché se non facciamo niente rischiamo che un bel giorno ci svegliamo e questa possibilità non c'è più".

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