Emma Corrin, la Lady D della serie tv The Crown si racconta

Di Adrienne Gaffney
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Photo credit: Franco Origlia - Getty Images
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From ELLE

La scorsa estate Emma Corrin, che tutti abbiamo visto nella quarta stagione di The Crown nei panni della principessa Diana, si è trovata sullo stesso volo di Vanessa Kirby – la principessa Margaret nella stagione 1 e 2. «Abbiamo avuto questa occasione per stare insieme, come se fossimo due sorelle che non si vedevano da tempo. È stato molto bello», racconta Corrin, 25 anni, ricordando la loro immediata affinità elettiva (in precedenza le due ragazze si erano incontrate solo brevemente). «È perché ti senti parte di una stessa famiglia».

Partecipando alla fortunata serie tv (disponibile su Netflix), la Corrin non ha stretto legami soltanto con le star co-protagoniste come Olivia Colman, Tobias Menzies e Helena Bonham-Carter, ma è entrata a far parte di diritto della stirpe di talenti delle stagioni passate e future. Pur essendo una new-entry fra i più famosi colleghi (fra i suoi lavori precedenti, figura Pennyworth, lo spin-off di Batman su Epix), è riuscita a conquistare il pubblico fin dal primo istante, grazie alla straordinaria interpretazione di una Diana timida e riservata, accanto a Josh O’Connor, nei panni del principe Carlo. Nel corso della stagione, Emma Corrin ha visto Diana trasformarsi completamente, passando dalla ragazzina che era, a 16 anni, alla 28enne sempre più indipendente e sicura di sé.

Emma ha lottato per un intero anno, a suon di audizioni, per questo ruolo, e vestire i panni di una delle donne più famose del mondo, ha comportato sfide decisamente insidiose. «Basta pronunciare il suo nome ed ecco che subito lo colleghi alla sua immagine, alla sua voce e al suo modo di fare. Significa avere a che fare con qualcosa che può incutere soggezione», spiega. Interpretando un ruolo cruciale nell’acclamata serie di Peter Morgan, la Corrin si è ritrovata catapultata nel mondo delle celebrità da un giorno all’altro – con i relativi e inevitabili alti e bassi – proprio come Lady Diana.

Photo credit: courtesy
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«La sensazione di fermento, le mille novità, ma anche la paura e la confusione, sono tutte sensazioni che Diana ha provato sulla sua pelle. Come me, puntata dopo puntata», continua Corrin. Ma il successo è qualcosa che ha contribuito a temprarla. «Vivo in un appartamento con le mie tre migliori amiche dell’università e nessuna di loro fa l’attrice. Io rimango con i piedi per terra, non vorrei mai perdermi in quel mondo».

Era una ragazzina quando è morta Diana. Come ha fatto a studiare il suo personaggio?

La sceneggiatura di Peter Morgan è stata di grande aiuto. Ho guardato un documentario dal titolo Lady D: le verità nascoste, che si è rivelato fondamentale, perché è narrato in prima persona da lei, e propone la sua versione della storia. Non credo sia possibile avvicinarsi maggiormente a ciò che è accaduto davvero. E poi ho avuto la fortuna di lavorare con William Conacher, il mio insegnante di dizione e Polly Bennett, che mi ha insegnato a muovermi e a gesticolare come Lady D. È stato proprio lavorando sulla sua fisicità e sulla sua psicologia che ho avuto la sensazione di potercela fare davvero.

Come si è svolto il casting?

All’inizio mi sono presentata solo per leggere: cercavano una ragazza per interpretare Camilla nella terza stagione. Hanno chiamato la mia agente e le hanno detto: “Emma potrebbe venire a darci una mano con la lettura? Ovviamente la pagheremo, non è un’audizione, ci serve solo qualcuno che legga per Diana in alcune scene. Ci saranno anche Josh O’Connor, tutti i produttori, il regista e il direttore del casting”. Era una situazione davvero assurda. Comunque io l’ho considerata come un’audizione – anche se qualcosa di molto informale. A posteriori posso dire che è stata una grande lezione, perché ho sfruttato una grande opportunità. Ho lavorato davvero molto per entrare nella parte e per diventare lei. È stato divertente perché Diana è un personaggio davvero fenomenale, da studiare e da esplorare. A un certo punto mi hanno chiesto di parlare davanti alla telecamera, e mi è sembrato molto strano. Ricordo di essere uscita e di aver chiamato la mia agente: “Maya, ho l’impressione che abbiano cambiato idea. Credo che siano molto interessati. Il regista vuole lavorare con me e hanno voluto farmi un provino”. A ripensarci adesso, mi sembra tutto surreale. Non so come ho fatto a non andare fuori di testa!».

In questa stagione abbiamo visto tante scene di ballo. Era preparata a una cosa del genere?

È buffo, perché sono notoriamente negata per il ballo! Ho gli arti molto lunghi e sono sempre stata decisamente scoordinata. A scuola dicevano che quando ballavo sembravo un ragno, e non sono mai riuscita a superare questo scoglio. Nella mia cerchia di amici, mi hanno sempre preso in giro, bonariamente, per questa cosa! A me piace molto la danza dei 5 Ritmi, che è una sorta di meditazione. Entri in una stanza, alla sera, con un dj, completamente sobria, per un’esperienza spirituale. Puoi muoverti e ballare come vuoi e a me piace molto questo modo di esprimersi. Anche per Diana la danza era qualcosa di simile. Nella serie, si nota chiaramente che era il suo modo per comunicare e per esprimere le proprie emozioni. Attraverso quella particolare lente, mi sono sentita meno in soggezione a imparare il jazz, il tip-tap e il balletto, partendo da zero, perché ora capisco da dove deriva. Imparare a ballare a 24 anni è davvero complicato, praticamente impossibile. È una di quelle cose che dovresti iniziare da bambina.

Che ruolo ha svolto l’abbigliamento per calarsi nella parte?

Un ruolo essenziale, soprattutto per seguire l’evoluzione del suo personaggio attraverso la serie. La vediamo vestita da albero all’età di 16 anni e ce la ritroviamo con un abito da sposa davvero folle, una volta diventata donna. I suoi abiti, che raccontano la storia di come ha raggiunto la maggiore età, parlano da soli. Tutti ricordano Diana come un’icona di stile, ma nei primi episodi della serie non mi sembra vestita poi tanto bene... Vogliamo parlare della sua salopette gialla? La gente la conosce come donna, ma non come ragazzina. Io credo che per riuscire a capirla sia necessario immaginarsela da bambina. Soprattutto nel terzo episodio, emerge chiaramente da dove viene, una ragazza senza nessuna esperienza, catapultata in un mondo che era pronto a mangiarsela in un solo boccone. Gli abiti dimostrano che Diana non era fatta solo di spalline imbottite e tailleur.

Lei si è ritrovata di colpo sotto le luci dei riflettori. Come si è preparata?

Non so se sia possibile prepararsi per una cosa simile. Mi sono sentita domandare: “Sei pronta per il cambiamento?”. Il che, a dire la verità, appare un tantino terrificante. Quando ho ottenuto la parte, Ben Caron, uno dei registi, mi ha detto: “Ogni volta che un fotografo ti aspetterà sotto casa o che la tua faccia apparirà sul Daily Mail o roba del genere, tu cerca di farne buon uso”. Sono in molti a pensare: “Ho paura che tu possa cambiare”. È una cosa orribile da sentire, perché non è questa la mia intenzione. Fra i tanti suggerimenti che mi hanno dato Helena e Olivia, c’è quello di mantenere un basso profilo, lavorare sodo e circondarsi di brave persone.

Sta lavorando a qualche nuovo progetto?

No, per il momento no. Diciamo che non sono riuscita a concentrarmi su altro in questo lungo lockdown, anche se ci sono un po’ di idee che mi frullano in testa. Ho scritto e diretto un cortometraggio in uscita per Gucci. Era la prima volta che mi avventuravo in una cosa simile.

La regia è qualcosa che potrebbe interessarle, in futuro?

Non ne so nulla, e lo trovo un processo terrificante... Scrivere, produrre e tutto il resto. Ho paura di non essere abbastanza decisa e assertiva per fare la regista. Il giorno in cui abbiamo girato il cortometraggio continuavo a controllare che tutti stessero bene. Alla fine mi chiamavano “la regista della felicità”, perché mi preoccupavo per tutti quanti! Un’amica mi ha detto: “Emma, va bene preoccuparsi che stiano tutti bene, che non abbiano freddo, che bevano il tè, è una cosa molto carina da parte tua. Ma cerca anche di controllare le riprese, perché quelle sono irreversibili!”. È stato molto divertente!