Epidurale e scoliosi: si può fare?

scoliosi

Durante la gravidanza, uno degli argomenti che prima o poi bisogna affrontare con il proprio ginecologo riguarda l’anestesia epidurale, ovvero la tecnica anestetica utilizzata usualmente durante il parto naturale. Con la scoliosi si può fare?

Anestesia epidurale: di cosa si tratta

L’epidurale consiste in un’iniezione di anestetici e analgesici effettuata tra le vertebre lombari, ad opera di un anestesista specializzato, allo scopo di annullare sensibilmente il dolore dal busto in giù, fino agli arti inferiori, durante il travaglio. Questa pratica consente alla partoriente di riprendere le forze prima dell’espulsione del feto, evitando di bloccare il decorso del travaglio stesso: le contrazioni infatti continuano ad essere registrate, senza provocare però dolore nella paziente.

L’anestesia epidurale si fa chiedendo alla partoriente di sdraiarsi su un fianco, raccogliendo gambe e testa, assumendo dunque una posizione rannicchiata. A questo punto viene disinfettata la schiena, nell’area interessata, e viene introdotto attraverso un ago un piccolo catetere, nello spazio compreso tra due vertebre lombari; con un cerotto infine si fissa alla pelle. Fatto questo, la paziente potrà tornare a sedersi e le inietteranno anestetico, eventualmente anche a più riprese. Generalmente la sostanza introdotta fa effetto in circa dieci minuti. Il cateterino viene rimosso il giorno dopo il parto.

Epidurale e scoliosi: limiti e indicazioni

Dalla trentaduesima settimana, è possibile effettuare la visita con l’anestesista. Questo momento è fondamentale per permettere allo specialista di fare un’analisi completa dello stato clinico della gestante. Raccogliendo tutte le informazioni indispensabili rileverà eventuali ostacoli allo svolgimento dell’anestesia. Per la futura mamma, tale visita è un’occasione perfetta per porre quesiti e risolvere dubbi in merito alla pratica epidurale.

Tra le diverse tematiche che l’anestesista propone alla futura mamma, c’è sempre lo stato di salute della colonna vertebrale. Come abbiamo visto sopra, infatti, l’epidurale si fa inserendo un ago tra due vertebre lombari, pertanto la corretta conformazione della rachide è un fattore da considerare attentamente.

Struttura ossea

Una delle domande poste dalle gestanti all’anestesista riguarda le malformazioni della spina dorsale. In particolare: un problema osseo come la scoliosi impedisce l’accesso all’epidurale?

Per rispondere correttamente a questa domanda, l’anestesista ha solitamente bisogno di informazioni specifiche e di effettuare una visita della schiena per rilevare l’entità della malformazione. Qualora infatti la scoliosi sia superiore ai 30 o 40 gradi, ci sono molte probabilità che lo specialista riscontri difficoltà nell’effettuazione dell’iniezione a causa, appunto, di motivi di tipo anatomico: gli spazi ai quali dovrebbe accedere l’ago possono risultare difficilmente raggiungibili in quanto spostati rispetto al normale asse. Nei casi ritenuti più complessi, il medico può chiedere alla gestante una radiografia per effettuare un’analisi del caso più accurata e valutare i margini d’accesso dell’ago.

Scoliosi media

Qualora la scoliosi sia ritenuta media, quindi entro i 30 gradi, non vi sono particolari problemi all’esecuzione dell’epidurale; l’unico fattore da considerare è che probabilmente il tempo richiesto per l’esecuzione sarà più lungo. Proprio perché l’anestesista dovrà cercare l’esatto punto d’accesso a seconda delle curvature della rachide.

Raramente si verifica che l’anestetico non si diffonda in maniera omogenea e dunque l’effetto non sia completo, in questo caso si può valutare di aumentare il dosaggio o spostare lievemente il cateterino per raggiungere la completa efficacia.

Per concludere, possiamo affermare che, di per sé, la scoliosi non rappresenta un ostacolo assoluto allo svolgimento dell’anestesia epidurale, bensì una complicanza; piuttosto tecnica che richiederà più attenzione e tempo ma che con grande probabilità porterà al risultato atteso.