Ernst Knam e Alessandra Mion, lui è tedesco di nascita ma la vera teutonica è lei

Di Alessandra Pon
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Photo credit: Adriano Russo
Photo credit: Adriano Russo

From ELLE

In un momento in cui tante relazioni si rompono per “mancanza d’aria”, ci sono coppie che sono invincibili proprio perché condividono tutto: spazi, tempo, passioni, progetti… proprio come Ernst Knam e la moglie Alessandra Mion. Il loro segreto? Siamo andati a domandarglielo...

(nella foto in alto, la coppia è davanti alla pasticceria ormai storica di via Anfossi, a Milano. Indossano entrambi la giacca 4 Ganci, in canvas di cotone spigato con tipici ganci in metallo galvanizzato, Fay Archive. Foto Adriano Russo, styling monica curetti, ha collaborato Gabriele Ciciriello).

Quando vi siete incontrati/innamorati, lui/lei faceva, lui/lei era...

A: 2009, lavoravo per la casa editrice Skirà ed ero totalmente estranea al mondo del food, non conoscevo lui e nemmeno il suo negozio. Ci siamo incontrati a una cena, organizzata dalla mia migliore amica convinta che fosse l’uomo della mia vita – non so proprio perché, se non per il fatto che amo la creatività e i dolci…

E: Io invece ero all’oscuro di tutto! Mi sono presentato con la mia mousse mango e frutto della passione – perché la passione ci vuole sempre nella vita – ma non era una novità: da pasticciere, quando sono invitato, porto sempre il dolce. Sono entrato e l’ho vista stagliarsi in fondo al corridoio con un bambino in braccio, l’ho scannerizzata come faccio di solito con le donne, e qualcosa è scattato… “Clic!”, ha fatto l’amica. “Preso!”. E così è stato

Che cosa invidi del lavoro di lei/lui?

A: Penso la genialità – non dico nemmeno il talento o il palato, sarebbe scontato. E la dinamicità: sembra non si stanchi mai, è un circuito continuo…io non ho quella energia!

E: Credevo non mi invidiasse niente… Io sono più superficiale, quindi dico la sua organizzazione mentale. Si ricorda ogni dettaglio, ogni parola: pericolosissimo…devo fare attenzione a tutto quello che dico. E poi certo le invidio il passato in una casa editrice d’arte, il gusto e la cultura in quel mondo, il privilegio di aver veramente toccato dei capolavori

Da quando state insieme siete diventati più creativi (oppure: il vostro incontro ha cambiato la vostra creatività)?

A: Credo di sì, sono diventata creativa a modo mio. Non sono veloce e non ho la stessa quantità di idee che ha lui, ma ne produco anch’io. Ernst è un vulcano, in continua eruzione – il mio contributo è dare a questo flusso travolgente una direzione.

E: Da quando stiamo insieme nascono cose diverse. Ho una creatività più ragionata: io butto fuori a raffica, lei mi riprende e incanala, mi “inquadra”. Le ho anche dedicato la torta Alessandra: una crostata di pasta frolla con dentro crema pasticciera e crema alle mandorle e, all’interno, l’amarena. La rispecchia in pieno: devi rompere la crosta dura per lasciarti avvolgere dalla dolcezza ma ecco che ti sorprende con un guizzo acido.

A: Che dedica gentile, eh?!

L'attività in cui siete più compatibili?

E: Da quando ci conosciamo facciamo tutto insieme: mangiamo insieme, portiamo a scuola i bambini insieme e li riprendiamo insieme. Lei non fa niente senza di me e io non faccio niente senza di lei. Non siamo di quelle coppie che il sabato sera si danno la libera uscita con gli amici…siamo sposati!

A: E che noia!!!

E quella in cui invece siete proprio incompatibili?

E: Nel primo lockdown tante coppie si sono mandate bellamente a quel Paese. Noi invece ne siamo usciti più forti: siamo abituati a vivere 24 ore su 24 insieme.

A: Ernst è stato bravo a inventarsi questa cosa…lui non riusciva a stare fermo, io stavo andando giù di morale come un po’ tutti, smarriti e addolorati, e ha pensato bene di farmi fare questo corso accelerato di pasticceria, così per distrarmi. Mi sono impegnata in qualcosa che non avevo mai fatto ed è stato divertente, quasi liberatorio. La nostra “avventura” l’ho poi raccontata in un libro, Knam&Knam: con noi tutti possono diventare pasticceri. L’idea era: se ci riesco io, chiunque può – col maestro giusto, ovvio

Come vi dividete i ruoli?

A: Io non entro nella produzione se non per dare idee – il laboratorio è il suo regno. Mi occupo del marketing e della comunicazione, ho l’ufficio vicino seppur separato di qualche metro.

E: Eh i metri servono…

...e quando vi scontrate?

A: Il conflitto esplode perché chiaramente, quando qualcuno tenta di invadere il tuo territorio, ti devi difendere. Ma lo scontro dura poco: gli faccio presente che è zona mia e si ritira…almeno per qualche minuto. D’altra parte lo capisco: ha fatto sempre tutto da solo, da fondare l’azienda a gestirla, era anche abituato a pensare da solo. L’attività poi si è ingrandita, sono arrivata io, gli spazi sia fisici che mentali sono cambiati.

E: E servono sì questi metri!

La cosa che ti fa proprio arrabbiare di lei/lui?

E: Più che farmi arrabbiare mi dispiace: è molto apprensiva, vede sempre la bottiglia mezza vuota. Come dire, guardiamo il cielo e io vedo il sole, lei la luna.

A: Essere positivi va bene, ma lui esagera. A volte è così al di sopra della realtà da sembrare leggero, superficiale; è così fiducioso delle situazioni, delle persone da rasentare l’ingenuità. Non mi sento pessimista, semmai realista: esamino i fatti, cerco di prevedere la soluzione nel caso qualcosa andasse male. Preferisco pensarci prima che dopo.

Il segreto per lavorare bene con lui/lei

A: Rispettare i ruoli e condividere.

E: Mi associo…poi ogni tanto un mazzo di fiori.

A: Già, lui fa la marachella e poi manda i fiori! Quando li vedo capisco subito che è successo qualcosa. In realtà si tradisce da solo.

Il trucco per farsi dire sempre sì/hai ragione?

A: Non lo so, non ne uso, sono sempre molto diretta.

E: Non fermarsi al primo no. Tempo fa sono andato in Perù per ritirare 6 tonnellate di cacao di cui mi omaggiavano per sperimentare; ma una volta lì ho scoperto una qualità nativa eccezionale che però non sarebbe rientrata nel lotto e avrei dovuto pagare. Lei mi ha detto no, figurati, prendi le tue 6 come d’accordo e torna a casa. E io sono ripartito sì, ma solo con 3 gratis e il resto – quel cacao che volevo - comprato. Poi ho creato la prima tavoletta, Frau Knam Senorita, e gliel’ho fatta assaggiare. E finalmente mi ha detto sì.

Il momento creativo: c'è un momento o un luogo topico in cui scambiarsi le idee vi viene meglio?

A+E: All’aria aperta! Uno corre, l’altra cammina, comunque dobbiamo muoverci

Il più bel progetto realizzato insieme?

E: Il nostro matrimonio e…la Knam Chocolate Experience, nel 2019.

A: Sì, quattro giorni fantastici dedicati al cioccolato, con workshop, pranzi, cene e chef internazionali dal Canada al Perù a coinvolgere chi partecipava.

Quella volta che aveva ragione lui/lei e invece...

A: Ehhhhh….quante!!!

E: Meglio vada a prendermi le sigarette…

Che cosa hai imparato da lei/lui?

A: Ah, facile…io a fare le torte

E: Io a contare fino a dieci prima di aprire la bocca

Quanti progetti avete nel cassetto?

E: Nel cassetto nessuno, li stiamo già facendo tutti

A: Due nuovi negozi, uno dedicato alla pasticceria del “senza” ma per tutti: i dolci Knam in versione senza glutine, senza lattosio e anche vegan. Poi un secondo, di fronte allo storico, firmato Frau Knam, il lato femminile della pasticceria, ovvero quello che è nato dall’esperienza del lockdown, prima in video, poi nel libro e adesso in vetrina, con tutta la parte che mancava a Herr Knamm, la piccola pasticceria, i biscotti, la confetteria…

Cos’altro avreste potuto essere?

E: Io avrei voluto fare l’ornitologo – mio padre, fioraio, mi aveva costruito una voliera bellissima dove tenevo più di duecento uccellini, anche dall’Australia e dall’Africa. Poi però mi sono scontrato con il latino richiesto all’università. Avevo studiato solo francese…et voilà la patisserie.

A: Forse l’insegnante, per la mia formazione umanistica e l’approccio che ho con i bambini.

E: Sì, avete presente? La famosa maestra zitella

A: Beh, anziché Frau Knam, Fraulein Rottermaier (ride)

Vi "portate il lavoro a casa" oppure lo chiudete fuori dalla porta?

A: Tendo a portarmi dietro qualche piccola ansia, ma diciamo che quando si hanno dei figli a casa è quasi impossibile dar spazio ad altro…

E: E se lo fa, ci penso io a sbatterlo fuori dalla porta.