Eva Fontanelli, imprenditrice di moda sostenibile, è una delle nostre donne Active #elleactive

Di Silvia Locatelli
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Photo credit: courtesy
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From ELLE

Se Audrey Hepburn avesse l’accento toscano sarebbe come lei. Con un pizzico di Julie Andrews. Eva Geraldine Fontanelli, qualche anno fa si è chiesta: come posso mettere insieme la mia passione per la moda, il volontariato e la sostenibilità? La sua amica Elisa ha trovato la soluzione: «Sei una trendsetter? Fai in modo che il good diventi cool». Ecco la sua missione. Eva è stata consulente di moda etica per l’Onu e ha creato una piattaforma di prodotti sostenibili, Goooders, dove si vendono cose belle con un significato, progetti di empowerment e storie positive di persone che ce l’hanno fatta. Una comunità che sta crescendo, di viaggiatori e consumatori consapevoli.

Anche per questo Eva Geraldine Fontanelli è una delle nostre 10 donne Active, dieci donne speciali, ma anche tanto simili a noi, che sono riuscite a fare un progetto "fuori dagli schemi" su se stesse. E a diventare protagoniste di un cambiamento.

Cominciamo dall’inizio.

Ero l’ultima delle assistenti stylist a Elle America, a New York, ho fatto una gavetta alla Diavolo veste Prada, poi sono cresciuta, sono diventata autonoma ma anche quando ormai lavoravo con fotografi e modelle top continuava a mancarmi qualcosa... La grande occasione è arrivata quattro anni fa: le Nazioni unite mi hanno chiesto di lavorare con loro come consulente per progetti di moda etica. Era il ponte che cercavo, tra il bello e il buono. Rendere più accattivante, sul mercato, la moda sostenibile. Per esempio, sono andata in Mali, per una collaborazione con i Tuareg. Sono bravissimi a lavorare i metalli, creano chiavi e lucchetti meravigliosi per le cattedrali nel deserto. Abbiamo preso quei disegni e li abbiamo trasformati in gioielli. La collezione si chiama Eclat du desert.

Poi è arrivato Goooders.

Sì, è una piattaforma di prodotti sostenibili dove trovi la crema organica e l’abito tie and dye della Sartoria San Vittore o i cuscini fatti sui disegni di un laboratorio di Quarto Oggiaro che lavora coi bambini in situazioni di disagio. Sono tutte cose belle con dietro una storia da raccontare, offriamo un ventaglio di possibilità per contribuire a fare del bene. Il goooder vive al ritmo dell’universo e della natura, ha cura di sé e degli altri. Piano piano, per gradi, cerchiamo di cambiare le cose. Diciamo sempre che è meglio avere un milione di persone che cercano di essere sostenibili piuttosto che 100 persone che lo sono totalmente... Lavoro anche con brand non dichiaratamente green, cerco il goood dovunque. Con Casadei per esempio, abbiamo fatto un progetto legato all’ Efi, l’Ethical Fashion Initiative, un programma dell’agenzia delle Nazioni Unite International Center Trade: una capsule di sandali e scarpe con tessuti del Burkina Faso.

Il tuo quotidiano sostenibile com’è?

Quando sono a Milano vado a piedi o in bicicletta. Se possibile evito gli aerei, in treno arrivo fino a Parigi e dalla mia nonna materna francese, in Costa Azzurra, alla quale sono legatissima... L’estate scorsa ho fatto una sfida con me stessa: ho provato a vivere senza plastica. Mi sono resa conto che il packaging dei cosmetici è un problema. Ho scoperto il marchio Davines che usa solo prodotti naturali e, per i contenitori, plastica proveniente dalla canna da zucchero, totalmente riciclabile. È un’azienda altamente sostenibile che ha l’orto e fornisce macchine elettriche ai dipendenti...

La tua alimentazione?

Cerco di mangiare poca carne e scelgo sempre il biologico a chilometro zero, non compro l’avocado che arriva dall’Argentina, sono cresciuta nella campagna toscana, conosco bene la stagionalità di frutta e verdura e la rispetto, vado al mercatino dei contadini ed evito cibi industriali.

E il tuo armadio?

È sempre pieno... Però, lo faccio girare, rimetto in circolo su Vestiaire Collective. Non seguo i trend, faccio molta ricerca, mi incuriosiscono i marchi artigianali ma non rinuncio al capo iconico del grande brand, quello che dura una vita, e neanche alla giacca sartoriale fatta con tessuti pregiati e bottoni preziosi delle mie amiche del brand Blazé. In generale, sono attentissima alla composizione, leggo sempre le etichette, il rayon per esempio va bene perché deriva da una fibra naturale, nei maglioni cerco la lana al cento per cento...

La tua mi sembra una rivoluzione piena di grazia...

Saranno i 18 anni di buddismo... Non odio nessuno, non sono una fanatica, credo nell'inclusione. Si può essere sostenibili in tanti modi, anche con la gentilezza.

Se dovessi consigliare un regalo per le prossime feste?

Il kimono Goooders cucito dalle donne nel sud dell’India che aiuta le vedove abbandonate dalla società. Può diventare un bellissimo abito da sera...