Facebook e Twitter vs. Donald Trump. Il punto critico di Corrado Formigli

Di Corrado Formigli
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Photo credit: SOPA Images - Getty Images
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From ELLE

Fa molto discutere la censura di Facebook e Twitter contro le sparate pericolose di Donald Trump. Si ragiona così: oggi tocca al presidente Usa a seguito delle sue fake news e le incitazioni alla violenza, domani potrebbe toccare a chissà chi e vai a capire perché. Non sono d'accordo. Penso anzi che la scelta delle due piattaforme social sia un'importante presa di responsabilità: finalmente si comportano da editori e abbandonano l'ipocrita maschera della "piattaforma neutra". Il fatto che siano aziende private rende ancora più legittima la scelta dei loro proprietari. Si obietta: e se i telegiornali togliessero la parola a Trump perché non gli piace ciò che sta dicendo?

A parte che è già accaduto (e non sarebbe dovuto invece accadere), c'è una bella differenza: in un caso, quello della testata giornalistica, la mediazione dei conduttori può contestualizzare le affermazioni, replicare sulla base di un fact checking. I social network, almeno fino ad ora, non si prestano a questa operazione di controllo ma si configurano come spalti di opposte tifoserie. La loro filosofia è quella della cosiddetta "echo chamber", la cassa di risonanza dove vengono evidenziate solo le opinioni più affini all'utente. I social dei leader politici funzionano come balconi digitali: secondo una comunicazione verticale indirizzata direttamente al "popolo".

È il principio di disintermediazione che sta alla base della propaganda: si diffondono fake news senza contraddittorio e si presidiano i social con squadroni e "bestie" digitali che affiancano il leader di turno mazzolando chi obietta. Donald Trump ha diffuso impunemente per quattro anni false notizie su Twitter e Facebook. Queste bugie hanno finito per creare un esercito di violenti pronti ad assaltare il Congresso al segnale del loro leader. Dopo le violenze, Trump ha continuato a mentire, indicando brogli elettorali di cui non esistono prove. La sua posizione di potere è tale da rappresentare un pericolo concreto per la democrazia e la sicurezza degli Usa.

Che cosa avrebbe dovuto fare Facebook? Continuare a fingere di non vedere? Zuckerberg, con la decisione di sospendere il profilo del presidente americano, ha affermato un principio decisivo: chi offre lo spazio di parola ha un obbligo di sorveglianza. Lo fanno direttori ed editori dei media tradizionali. Lo dovranno fare d'ora in poi anche i social network. Assumendosi la responsabilità di ciò che pubblicano e dotandosi di un codice etico scritto. Finora hanno dato voce perfino ai dittatori più sanguinari e perseguito una logica cinica di profitto trincerandosi dietro un paravento libertario? Ben venga una svolta, purché sia vera e non mirata solo a far fuori Donald Trump. Se da oggi Facebook e Twitter cambiano natura e si trasformano in editori, cade finalmente l'ambiguità del loro ruolo. Saranno poi gli utenti a giudicare l'esercizio di questa nuova responsabilità.