Fare sistema per evitare che la ragnatela del Made in Italy si sfaldi

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Photo credit: Elle Italia
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Repetita iuvant, recita un detto latino, e su queste pagine non ci stancheremo mai di ripetere quanto sia enorme, oltre che ancora enormemente sconosciuto, il valore della Filiera moda Made in Italy. Ne ho scritto giusto un paio di settimane fa dicendo che, fatte le debite proporzioni, il comparto dell'abbigliamento contribuisce al Pil nazionale quanto l'industria automobilistica contribuisce al Pil tedesco.

Ho ricevuto alcune lettere (le potete leggere a pag. 24) e diverse telefonate in merito, quasi tutte da parte di chi, con orgoglio, ha voluto raccontarmi la sua storia e ribadire quanto la creatività, il talento, l'eccellenza manifatturiera e artigianale di questo Paese non abbiano davvero paragoni al mondo. Una, però, mi ha colpito più delle altre. Parlava del lato oscuro della forza, del cono d'ombra in cui soccombe chi è più debole, dell'ampia nebulosa in cui si polverizzano saperi e competenze decentralizzati nel nome del profitto. È una questione tutt'altro che trascurabile, è il male segreto (ma non troppo) che affligge da anni uno dei rami più fiorenti della nostra industria.

Ma è anche il terreno su cui si gioca l'ultima e più grande sfida del Made in Italy, quella per il suo stesso futuro. Che sarà garantito solo a certe condizioni, la prima delle quali, dicevamo, è accantonare per sempre l'idea che "piccolo è bello", come ha spiegato fin dal suo primo discorso il neopresidente di Confindustria Moda, Cirillo Marcolin. Bisogna pure evitare che la corsa al ribasso sui prezzi delle commesse finisca per danneggiare o mettere fuori gioco i fornitori nazionali, ed è ora che si riscrivano da zero le regole d'ingaggio, calmierando, lavorando sul cuneo fiscale per favorire il reshoring, limando gli interessi di tutti per far sì che quelli di ognuno siano garantiti.

La solidità garantisce posti di lavoro e ne genera altri per l'indotto, consente d'investire in ricerca e sviluppo e restare competitivi in un mercato sempre più evoluto e aggressivo. La sostenibilità economica è complementare a quella ambientale e sociale, mancando l'una svaniscono anche le altre e le linee di credito si assottigliano inevitabilmente. Fare sistema significa esattamente questo: evitare che la ragnatela del Made in Italy si sfaldi. Il "perché" sia utile agire è evidente, mentre il "come" compete ai tecnici, alle organizzazioni di settore e al legislatore. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ci sta offrendo la chance, unica, di tracciare consapevolmente uniti il futuro di una delle maggiori fonti di reddito nazionale. Sarebbe davvero un peccato se quest'occasione andasse sprecata.

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