"I figli ti regalano la possibilità di rivedere il mondo coi loro occhi", Michele Riondino a Venezia 2021

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Photo credit: Photomovie
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Sono fantasmi perché dopo lo sfratto vivono di nascosto in soffitta. Valerio non riesce a dire la verità a suo figlio e quindi trasforma le fatiche del quotidiano in un gioco fantastico (la mamma non è morta ma in missione nello spazio e la casa è abitata da “invasori” che loro devono cacciare). È il meccanismo de La vita è bella, una citazione dichiarata («Buongiorno principe»), ma mentre là c’era qualcosa di enorme e incontrollabile da trasfigurare qui c’è l’incapacità di un genitore nel gestire la verità. Michele Riondino, 42 anni, è il protagonista, insieme all’attrice israeliana Hadas Yaron, de I nostri fantasmi di Alessandro Capitani (Giornate degli Autori a Venezia 78).

Hai utilizzato la tua esperienza di padre?

Sì, soprattutto l’idea della fallibilità dei genitori. Nessuno è preparato a diventarlo, sbagliare è fisiologico.

Cosa ti hanno regalato le tue figlie?

La possibilità, egoistica se vuoi, di rivedere il mondo coi loro occhi. Per esempio la casa di Taranto, dove sono cresciuto: quando Frida ci è entrata per la prima volta era già sua, più sua che mia.

Nella tua carriera quale è stato il film o la serie tv della svolta? Cosa è cambiato dopo?

L’anno piuttosto, tra il 2009/2010: Il passato è una terra straniera, Dieci Inverni e Fortapàsc. Dopo, ho avuto la fortuna di confrontarmi con registi come Bellocchio, un maestro come lui aveva la curiosità e la voglia di ascoltare me…

Come è andata con il piccolo Orlando sul set?

I bambini sono rischiosi e per lui era il primo film ma una volta capito il meccanismo faceva addirittura proposte. Ogni tanto chiedeva cose tipo: “Qui posso piangere?”.

Vorresti essere una mosca per volare in quale casa?

Tutti siamo pieni di segreti e scheletri, non voglio andare a vedere anche quelli degli altri. Non vorrei avere nessuna mosca nella mia stanza e quindi neanche esserlo» (sorride).

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