Firenze è il primo capoluogo d'Italia a eliminare l'Iva sugli assorbenti, ed è una splendida notizia

Di Elena Fausta Gadeschi
·3 minuto per la lettura

Avere il ciclo smette di essere un lusso. Perlomeno nel circuito delle 21 farmacie comunali di Firenze, che da questa settimana venderanno i prodotti igienico-sanitari femminili sgravati della consueta Iva del 22%. A distanza di quasi due anni dalla votazione della mozione presentata dalla consigliera del Pd Laura Sparavigna e approvata all’unanimità sia in commissione che consiglio comunale, all'interno del capoluogo fiorentino gli assorbenti sono finalmente disponibili a costi più accessibili per tutti, senza l'odiosa tampon tax, su cui da anni il governo discute. "Il ciclo non è un lusso eppure in Italia l’Iva sugli assorbenti è al 22%: la tassazione prevista per i prodotti non di prima necessità (es: ostriche, sigarette) come se potessimo scegliere se avere o meno il ciclo. Persino al tartufo è toccata una sorte migliore, ritenuto bene essenziale, ha l'Iva al 4%" commenta Laura Sparavigna, soddisfatta del risultato raggiunto.

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La misura, che resterà in vigore fino al 31 marzo 2022, rappresenta un importante precedente per il nostro Paese, ancora l'unico a livello europeo ad applicare un'aliquota così alta per beni di prima necessità come i prodotti igienico-sanitari femminili. Negli ultimi anni infatti le proteste dei gruppi femministi hanno portato alcuni Stati ad agire. In Germania, ad esempio, dal primo gennaio 2020 l’imposta sugli assorbenti è stata ridotta dal 19% al 7%. La Francia nel 2015 è passata dal 20% al 5,5%, il Belgio nel 2018 dal 21% al 6% e la Spagna si è impegnata a contrarre la “tampon tax” dal 10% al 4%. Mentre ad oggi, l'unico Paese in Europa ad avere assorbenti a tasso zero è l'Irlanda.

Photo credit: PhotographyFirm - Getty Images
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Di recente anche il Parlamento scozzese ha deliberato sul tema, approvando all’unanimità una legge che impone agli enti locali di assicurare l’accesso gratuito ai prodotti per l’igiene femminile per combattere la period poverty o povertà mestruale. L’impossibilità cioè di acquistare prodotti per l’igiene femminile da parte delle donne in condizioni economiche svantaggiate. A tal proposito i dati di una ricerca del 2017 condotta da Plan international UK su un campione di 1000 ragazze tra i 14 e i 21 anni sono eloquenti. Il 14% delle intervistate ha dichiarato di aver chiesto assorbenti alle amiche perché troppo cari, il 15% ha ammesso di non riuscire ad acquistarli, una ragazza su dieci ha detto di aver dovuto improvvisare degli assorbenti fai da te (non potendoli comprare) e una su cinque è passata a un prodotto sanitario qualitativamente inferiore, ma dal prezzo più basso. Un problema che non è solo economico, ma che ha a che fare anche con il solito e vecchio stigma sulle mestruazioni: tutte le hanno, ma nessuno ne parla. Dalla stessa ricerca, non a caso, è emerso che il 48% delle intervistate prova imbarazzo per il proprio ciclo mestruale e addirittura il 71% si sente a disagio quando acquista assorbenti.

Photo credit: Lucy Lambriex - Getty Images
Photo credit: Lucy Lambriex - Getty Images

A onor del vero anche l'Italia, nel suo piccolo, ha cercato di imprimere una svolta approvando nel 2019 l'Iva al 5% per i prodotti igienico-sanitari femminili. Peccato che la legge riguardi solamente assorbenti biodegradabili e compostabili, una scelta lodevole a favore dell’ambiente, ma per molte donne ancora difficile da applicare, a causa dei prezzi troppo alti e della scarsa diffusione nella catena della grande distribuzione. Non a caso, secondo i dati raccolti da Corman nel 2019 per l’associazione dei ginecologi Aogoi, su quasi 193 milioni di assorbenti venduti in Italia, solo un milione di pezzi è biodegradabile. Intervenire sulla Tampon Tax è più urgente di quanto si creda, magari prendendo esempio dagli assorbenti tax free di Firenze.