Focolaio in Emilia-Romagna: origini e pericoli dell'influenza aviaria H5N8

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L’epidemia causata dal virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità H5N8 sta mietendo numerose vittime tra il pollame in tutti i territori dell’Unione Europea. Nel mese di gennaio 2021, un recente focolaio è stato registrato in un allevamento dell’Emilia-Romagna.

Le origini dell’influenza aviaria in Europa

Un focolaio causato dal virus H5N8 ad alta patogenicità dell’influenza aviaria era stato riscontrato sul finire del 2019, in un allevamento di tacchini, in Polonia. In questa circostanza, opportunamente segnalata e ricordata dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), tutti gli esemplari presenti presso l’allevamento sono deceduti. Dopo l’episodio polacco, numerosi casi e focolai sono stati registrati in differenti Nazioni dell’Unione Europei, provocando un irrigidimento dei protocolli sancito dalle istituzioni e finalizzato a ostacolare la diffusione del virus.

Nel corso del 2020, tra gli Stati più compliti dall’influenza aviaria H5N8, vi sono stati i Paesi dell’Est Europa e, in particolare, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Romania anche se i volatili, da allevamento o selvatici, risultati infetti sono stati individuati in tutto il territorio europeo.

Nel periodo compreso tra ottobre e novembre 2020, ad esempio, nei Paesi Bassi sono stati soppressi più di 320mila polli e anatre in tre diversi allevamenti colpiti dal virus H5N8. Allo stesso modo, sono stati eliminati svariati esemplari anche in Francia, Svezia, Danimarca e Regno Unito.

Italia, le misure adottate del Ministero della Salute

In Italia, il Ministero della Salute ha tentato di attivarsi per impedire il proliferare dell’agente patogeno negli allevamenti avicoli della penisola, adottando misure straordinarie.

Sulla base delle informazioni rilasciate dall’IZSVe, tuttavia, è stato dichiarato che una nuova ondata dell’epidemiadovuta al virus dell’influenza aviaria H5N8 si è sviluppata a partire dal mese di ottobre 2020 in Europa e in Italia. L’epidemia ha infettato un numero considerevole di specie selvatiche e, secondo le indagini epidemiologiche sinora effettuate, «i principali responsabili della diffusione del virus sembrerebbero essere ancora una volta gli uccelli migratori che si spostano da un paese all’altro, o anche da un continente all’altro, in cerca di cibo e luoghi idonei per la riproduzione».

L’istituto italiano ospita presso la propria sede il Laboratorio di Referenza Europeo per l’influenza aviaria (EURL) e, pertanto, si trova costantemente in prima linea rispetto al monitoraggio e alla diagnostica del fenomeno.

Influenza aviaria H5N8, focolaio nel romagnolo

Nonostante le misure messe in campo dal Ministero della Salute italiano, dal 19 gennaio 2021 sono stati segnalati numerosi casi di positività al virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) del sottotipo H5 tra gli uccelli selvatici, su tutto il territorio nazionale.

A questo proposito, l’IZSVe ha spiegato che, dei 95 casi isolati, 37 sono attribuibili al virus H5N8, riscontrato «in tamponi cloacali, tracheali e/o sul piumaggio prelevati da varie specie di volatili selvatici cacciati in valli da caccia/pesta, o da volatili selvatici campionati intra vitam o trovati moribondi nelle regioni del nordest Italia». Infatti, la mappa recentemente aggiornata dell’epidemia da influenza aviaria mostra un aumento dei casi nella zona nordest del Paese, caratterizzata da aree umide che, in inverno, accolgono molte specie migratrici.

I provvedimenti varati da Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna

Alla fine di gennaio 2021, inoltre, gli esperti hanno riscontrato la presenza di un focolaio in un allevamento familiare di Lugo, in provincia di Ravenna, il Emilia-Romagna. I volatili infettati dal virus dell’influenza aviaria H5N8 corrispondono a due gru coronate grigie, rapidamente decedute. Al fine di impedire il dilagare dell’infezione, tuttavia, sono stati soppressi e smaltiti, seguendo le indicazioni fornite dall’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), tutti i 12 esemplari ospitati presso l’allevamento romagnolo.

A seguito dell’individuazione del focolaio, Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, ha firmato un’ordinanza che determina una zona di protezione di 3 chilometri nell’area che circonda l’allevamento di Lugo e un’area di sorveglianza vasta 10 chilometri. inoltre, è stata stabilito il divieto di spostamento degli animali. Ogni esemplare, infatti, è stato isolato presso strutture apposite per evitare contatti con volatili selvatici. In questa circostanza, poi, le autorità veterinarie stanno provvedendo a effettuare i dovuti controlli per rilevare altre eventuali infezioni di influenza aviaria.

I pericoli del virus dell’influenza aviaria per l’uomo

Il virus H5N8 ha causato la soppressione di milioni di animali negli ultimi anni e, per questo motivo, il rinvigorimento dell’epidemia desta notevoli preoccupazioni nell’intero continente europeo. Tuttavia, nonostante l’alta patogenicità del virus per gli animali, l’infezione presenta un basso rischio di trasmissibilità all’uomo. L’IZSVe, a questo proposito, ha sottolineato: «Lo studio del genoma ha confermato l’alta virulenza per il pollame ma ha fortunatamente messo in evidenza che questo virus non possiede attualmente nessuna caratteristiche che lo renda in grado di infettare facilmente l’uomo».