Francesca De André dopo le botte dell’ex: ‘Non mi sono ripresa, mi vergogno di una cosa’


Francesca De André dopo aver subito una nuova pesantissima aggressione un mese fa, ha rilasciato un’intervista a Il Corriere della Sera per parlare della relazione “tossica” che l’ha legata all’ex fidanzato Giorgio per diversi anni. Sarebbe stato lui a farla finire in ospedale in codice rosso.
“È passato un mese ma ancora non mi sono ripresa”, ha fatto sapere la figlia di Cristiano De André e nipote del Faber. “Ho traumi dappertutto, sto seguendo un programma di riabilitazione fisica, devo ancora elaborare l’impatto subìto nel corpo, per non parlare di quello psicologico. Per quello ci vorrà più tempo”, ha aggiunto.
Gli episodi violenti c’erano già stati in passato, sottolinea: “Non era certo la prima volta, ma io per un lungo periodo mi sono sentita come intrappolata, non riuscivo a reagire perché dentro di me sentivo una voce ingannevole che mi spronava a non denunciare, a prendere tempo. Solo adesso capisco che quella era la voce della paura”.
“Avvertivo un diffuso senso di colpa, era come se quello che stava avvenendo fosse, in fondo, anche sulle mie spalle. E mi aggrappavo ai momenti di calma, di quiete. Perché questi momenti ci sono e oggi lo voglio dire chiaro a tutte le donne: una relazione tossica non è fatta solo di violenze, anzi. Ci sono anche gli squarci. Ma non fatevi ingannare dagli attimi di riconciliazione, in ogni storia violenta c’è un’alternanza di luce e di ombra. Dei veri e propri blackout, come li chiamo io. A ingannarci è soprattutto il momento di luce”, ha continuato.
Francesca ha poi detto che c’è una cosa per cui si vergogna: non fosse stata per la denuncia d’ufficio, forse non si sarebbe rivolta alle autorità neanche stavolta. “Io ho perso i sensi ad un certo punto e alla fine a chiamare carabinieri e ambulanza sono stati i vicini di casa. Sono finita in ospedale, con ferite dappertutto. Lo confesso e quasi mi vergogno a dirlo ma sono sincera: la denuncia è scattata d’ufficio, forse io non sarei nemmeno stata capace di denunciare autonomamente. Ecco perché mi sento vicina a tutte quelle persone vittime di violenza e non parlo solo di donne. Ci si sente immobilizzati e a nulla valgono i consigli delle persone care che suggeriscono di allontanarsi, di cambiare strada”, ha spiegato.

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