Frau Angela Merkel, una di noi. Il punto di Corrado Formigli

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Photo credit: Pool - Getty Images
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Di Angela Merkel mi ha sempre incantato la disarmante semplicità del linguaggio e delle abitudini. Una donna estremamente normale alla guida di una colossale potenza economica. Una leader riluttante nel mostrare i muscoli ma estremamente puntigliosa. Le radici nell’Est le hanno regalato senso della realtà ed enfatizzato la leggendaria parsimonia tedesca che, in lei, si è fatta strategia globale. Così Merkel ha perfettamente rappresentato lo spirito nazionale, opponendosi finché ha potuto a ogni forma di debito comune europeo, lottando contro gli eurobond e per mantenere il più a lungo possibile in vita la trincea del patto di stabilità.

Eppure non ho mai visto in questa donna alcun segno di arroganza, nessuna esibizione di forza fine a se stessa. Saranno state le vacanze estive in un albergo a tre stelle di Ischia, oppure i golfini sempre troppo risicati e immancabilmente fuori moda, eppure frau Angela è sempre stata una di noi. Abbiamo dovuto attendere una pandemia per convincerla al mega prestito Next Generation Ue, ma non possiamo negare che alcune sue resistenze nei confronti della classe politica italiana degli ultimi decenni avessero un loro fondamento. A chi avrebbe dovuto imprestare il proprio denaro la Germania? A partiti pronti a dissiparli in castelli di bonus elettorali? C’è voluto tempo per spingerla ad ammorbidire le sue restrizioni.

Angela è sempre stata più brava a tenere insieme l’Europa com’era che a immaginarne una nuova e più moderna, costruita sulle differenze. Migliore nel rispondere a tono all’arroganza di Trump che nell’isolare l’autoritarismo fascistoide di Orban ed Erdogan, col quale ha stretto un cinico patto fatto di soldi in cambio di migranti. Dopo aver aperto le frontiere a un milione di siriani in fuga dall’Isis, la cancelliera si era spaventata a morte dei rigurgiti neonazi tedeschi e aveva fatto una bella marcia indietro. Ecco, Angela era così: generosa ma anche prudente. Decisa ma anche titubante. Forte e fragile come le immagini impietose dei suoi recenti malori hanno mostrato.

Lascia al socialdemocratico Scholz (con ogni probabilità sarà lui a succederle) lo scettro del comando. E una Germania potente e indecisa come sempre a farsi guida dell’Europa. Eppure il tempo delle scelte è arrivato. E Berlino dovrà decidere se continuare a privilegiare per ragioni commerciali i rapporti con Mosca e Pechino oppure fare asse con Parigi, Roma e Madrid. Sottoscrivendo un vero patto di difesa unica continentale. La grande sfida di domani. Il grande tabù rimosso dell’Europa.

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