I fumatori possono essere protetti ma se si infettano rischiano di più

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Chi fuma si infetta meno
Chi fuma si infetta meno

Secondo diversi studi condotti nel 2020, la nicotina avrebbe un ruolo protettivo contro l’infezione da SarsCov-2 evidenziando che solo una piccola percentuale dei pazienti affetti da COVID sono fumatori abituali attivi ed ipotizzano, sulla base di alcune evidenze, che la nicotina impedisca al nuovo coronavirus di penetrare nelle cellule.

Vediamone i risultati e le conclusioni e scopriamo come.

Covid nei fumatori: rischi e studi

Le ricerche

Delle ricerche francesi hanno rivelato che su 350 pazienti COVID-19 ricoverati in ospedale, con un’età media di 65 anni, solo il 4,4 % erano fumatori. In 130 pazienti a cui è stato permesso di andare a casa avendo sintomi meno gravi, l’età media era di 44 anni e solo il 5,3 % fumava.

Rispetto alla popolazione generale francese, la popolazione infettata da Covid-19 ha mostrato un tasso di fumatori giornaliero significativamente più basso dell’80,3% .

Uno studio italiano è stato condotto su 400 casi ospedalizzati di cui 270 fumatori. Gli esperti dichiarano: “Solo il 2% dei pazienti positivi al Covid avevano una storia di fumo attivo. Inoltre abbiamo fatto delle indagini e tra coloro che avevano preso il Covid la percentuale di fumatori era dell’11% rispetto al 17% dei positivi non fumatori. Quindi, la sigaretta ha un’associazione negativa rispetto a questo virus”.

Il ruolo della nicotina

Il Coronavirus entra nell’organismo attraverso strutture chiamate recettori Ace-2, che rivestono la superficie di alcune cellule, comprese le vie respiratorie e i polmoni. Il numero di questi recettori varia in base alla genetica e sembra che siano più elevati nei fumatori e poiché il virus causa danni ai polmoni riducendo il numero dei recettori Ace-2, il fatto che il fumo li aumenti potrebbe invertire l’effetto e prevenire i danni ai polmoni.

D’altra parte, questi studi dimostrano anche che la nicotina riduce l’azione del recettore Ace-2, suggerendo che i fumatori abbiano meno probabilità di prendere il virus.

Questo pare sia dovuto al fatto che il recettore nicotinico dell’acetilcolina (nAChR) sembra avere un ruolo chiave nell’infezione da Covid-19. Questi ricettori sono presenti nell’epitelio polmonare e sono i possibili bersagli dell’infezione polmonare da Covid-19, inoltre sono coinvolti nella regolazione della perfusione polmonare.

È stato notato quindi un potenziale effetto protettivo del fumo e della nicotina sull’infezione da SARS-CoV-2 in relazione a questi ricettori e le evidenze epidemiologiche e cliniche suggeriscono che l’infezione da Covid-19 è una malattia nAChR che può essere prevenuta e controllata dalla nicotina.

La nicotina, che occupa lo stesso recettore, può essere quindi suggerita come potenziale agente preventivo contro l’infezione da Covid-19, in parole semplici, la nicotina sembrerebbe agire competitivamente sullo stesso ricettore che il virus sfrutta per penetrare nelle cellule, impedendogli di infettarla.

Sulla base di tale ipotesi e al fine di prevenire l’infezione e la propagazione del virus, si è avviato un test terapeutico contro il Covid-19 con cerotti alla nicotina e altri agenti nicotinici, o altri metodi come annusare e masticare in pazienti ospedalizzati e nella popolazione generale.

Vie respiratorie più vulnerabili

Non bisogna però dimenticare che il fumo ha gravi conseguenze patologiche, rimane un grave pericolo per la salute e che il danno certo del fumo supera i potenziali benefici contro il virus.

Stando ad uno studio pubblicato su una rivista scientifica di Londra, infatti, chi fuma sigarette presenta un numero di sintomi del Covid-19 più elevato rispetto ai non fumatori e corre un rischio doppio di essere ricoverato.

I fumatori hanno il 14% di probabilità in più, rispetto ai non fumatori, di sviluppare febbre, tosse persistente e mancanza di respiro e il 29% di probabilità in più di avere oltre 5 sintomi associati a Covid-19, il 50% di probabilità in più di sviluppare oltre 10 sintomi, tra cui perdita dell’olfatto, diarrea, affaticamento, confusione e dolore muscolare. Infine, avevano più del doppio delle probabilità di andare in ospedale.

Insomma, chi fuma e si ammala di Covid sta peggio, è evidente da questo studio che il fumo provoca una maggiore suscettibilità allo sviluppo dei sintomi perché c’è un danno cronico della mucosa bronchiale e quindi una maggiore vulnerabilità anche alle infezioni e ai relativi sintomi.

Inoltre, a causa del fumo, le persone possono anche avere già una malattia polmonare sottostante o una ridotta capacità polmonare e questo aumenterebbe notevolmente il rischio di sviluppare forme di malattia gravi, come la polmonite.