"Gala mi insegnò l'arte del ménage à trois". Amanda Lear e il suo triangolo amoroso

Di Redazione Gente
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Photo credit: Amanda Lear, Dalì e la moglie Gala
Photo credit: Amanda Lear, Dalì e la moglie Gala

From ELLE

Parigi, 1965. La serata promette bene al Club Castel, il locale preferito dalle celebrità che amano fare le ore piccole. È arrivato, infatti, anche il pittore catalano Salvador Dalì e ora siede a capotavola su una poltrona che sembra un trono, circondato dal solito codazzo di cortigiani e ragazze adoranti. Ha 61 anni, due inconfondibili baffetti rivolti verso l’alto, modi irritanti da genio egocentrico. Al suo tavolo, lunghissimo, si accomodano anche tre nuovi arrivati: Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones, e il suo amico Tara Browne, uno degli eredi dell’impero Guinness, con la fidanzata di turno, una modella francese sottile come un grissino. Il suo nome è Amanda Lear. A partire dagli Anni 70 si distinguerà nel mondo musicale e televisivo, cantando brani come Tomorrow e Queen of Chinatown.

Dalì si presenta con enfasi, sfoderando un inglese zoppicante e apostrofando Jones con il titolo di “mister Rolling Stones”. Alla modella bionda, che lo colpisce per il fisico androgino, si rivolge con il nome Ginesta. Lei non gradisce, ma più tardi accetta ugualmente l’invito a pranzo per l’indomani che l’artista rivolge a tutti e tre. Da questo incontro nasce uno dei triangoli amorosi più celebri e bizzarri del secolo scorso: Amanda Lear, all’epoca poco più che ventenne, sarà per i successivi 17 anni amante e musa di Dalì nonché grande amica di sua moglie Gala (nata nel 1894 e quindi settantenne). Insieme formeranno un trio inconsueto e affiatato che condividerà le vacanze, animerà i locali più esclusivi e i salotti più eccentrici del jet set internazionale.

Photo credit: Gala e Dalì nel 1940
Photo credit: Gala e Dalì nel 1940

Gala, cioè Elena Dmitrievna Djakonova, questo il nome della modella, artista e mercante d’arte russa che per Dalì è indispensabile come l’aria, è una donna fuori dall’ordinario. "Fu di una generosità assoluta", ha raccontato Amanda Lear. "Mi accolse immediatamente in seno alla sua coppia. Siamo rimaste amiche fino alla sua morte, perché capiva che ero una ricchezza, non un ostacolo. Non ci fu mai alcuna gelosia tra di noi, non faceva parte della concezione che avevamo della vita. Come potevamo noi, che frequentavamo Andy Warhol, Fellini, Rostropovich o Onassis, fare scenate di gelosia? Eravamo su altri livelli". Non solo. Gala, carattere forte e spirito libero, è un’esperta di ménage à trois. Tra il 1922 e il 1929 ha amato contemporaneamente due uomini: suo marito Paul Éluard, poeta surrealista francese, e l’artista tedesco Max Ernst. Un rapporto complicato, fatto di sesso, arte e ossessioni. La donna, che ha una bellezza non convenzionale, quasi arcigna, esercita sugli uomini una seduzione irresistibile. Éluard le è del tutto sottomesso, soffre per i suoi tradimenti, ma è disposto condividerla con Ernst pur di non perderla. Il trio incontra Dalì nel 1929, quando il pittore si trova a Parigi per presentare Un chien andalou, film realizzato con l‘amico regista Luis Buñuel. Il poeta Bréton lo accoglie fra i surrealisti, che lo cacceranno nel 1934 per questioni ideologiche. Pittore, scultore, creatore di scenografie, saggista, Dalì fa della sua stessa vita un’opera d’arte in evoluzione continua.

Nell’estate del 1929 i coniugi Éluard, la loro bambina e Max Ernst sono ospiti dell’artista catalano a Cadaqués, in Spagna. Neppure Dalì, con il suo ego smisurato, riesce a resistere alla malia di Gala. La quale, a sua volta, s’innamora perdutamente del pittore dagli occhi fiammeggianti, più giovane di 10 anni: abbandona marito, figlia, amante e resta con lui. Diventa la sua musa, la sua dea, la donna più importante di tutte. Fino alla morte. "Amo Gala più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro", dirà lui, che attende la morte di Éluard (1952) per sposarla (1958) e continua per tutta la vita a dipingerla con enfasi, collocandola al centro del suo universo sentimentale, spirituale, creativo.

Photo credit: Gala e Dalì nel 1940
Photo credit: Gala e Dalì nel 1940

Questo non significa che la loro relazione si possa definire tradizionale: la signora Dalì ha robusti appetiti sessuali e non nasconde i propri tradimenti, consumati anche in età avanzata con giovanotti baldanzosi. Anche perché il pittore - assicura Amanda Lear - non è affatto interessato al sesso: "Lui era totalmente impotente, incapace di avere qualsiasi rapporto sessuale. Le sue passioni erano solo cerebrali. Non ha mai fatto l’amore in vita sua, era un mistico che dipingeva il Cristo e la Vergine, andava dal Papa, non come il suo amico e contemporaneo Picasso, che pensava solo a quello".

Amanda entra nella vita della coppia con naturalezza. "A Gala, che era più vecchia, non interessava più uscire con Dalì, erano 35 anni che lo portava in giro. Così lo accompagnavo io", ha raccontato la cantante. "Dalì era innamorato spiritualmente di sua moglie, ma amava anche me. Diceva che era pazzo del mio scheletro, perché ero molto magra". La giovane Lear, che ha già fatto la modella per gli artisti quando era iscritta all’Accademia d’arte, posa per l’amante pittore. Diventa il soggetto di numerose opere, tra cui Venus in furs, partecipa ai suoi esperimenti di cineasta, lo accompagna agli eventi mondani. Gala le cede volentieri il compito di stargli accanto durante gli incontri con i media, eventi che spesso si trasformano in veri show, dove Amanda ha un ruolo centrale. "Anche il nostro era una sorta di matrimonio spirituale", ha raccontato la cantante e conduttrice Tv. "Certo, per realizzare un triangolo di questo genere occorreva una certa classe. Niente di più diverso dalla situazione del commendatore squallido con la villa in Sardegna e l’amante nascosta e mantenuta, a cui racconta in continuazione bugie. Noi non ci nascondevamo mai, anzi, andavamo tutti e tre insieme in vacanza, alle prime teatrali, a Parigi, a Londra, a New York, eravamo felici e innamorati pazzi".

Photo credit: Amanda Lear e Dalì nel 1970
Photo credit: Amanda Lear e Dalì nel 1970

La presenza costante al fianco di Dalì rende Amanda Lear un personaggio celebre. Ad accrescere la sua popolarità è poi l’alone ambiguo che la circonda e che lei stessa alimenta, giocando sul timbro maschile della voce e sull’aspetto androgino. Dalì l’adora e la chiama “il mio angelo”. "Non mi sono mai divertita così tanto con un uomo", ha spiegato lei. "Salvador non era bello, non aveva un fisico atletico come i giovanotti con i quali uscirò poi ed era molto più anziano di me, ma con lui non mi sono annoiata un istante". Intervistata un anno fa da Piero Chiambretti per CR4-La repubblica delle donne, Lear ha ricordato l’avarizia dell’artista: "Era tirchio, ma non sapeva niente di soldi. Mi ricordo che, in taxi, al momento di pagare la corsa non metteva gli occhiali perché era molto vanitoso, così tirava fuori dalla tasca dei biglietti da 100 dollari scambiandoli per banconote da un dollaro". Quando Gala, che gestisce il suo patrimonio, lo viene a sapere s’infuria e incarica la giovane musa di gestire le spese quotidiane del marito.

Photo credit: Amanda Lear e Dalì nel 1982
Photo credit: Amanda Lear e Dalì nel 1982

Nel 1982, ormai in fin di vita, la donna affida Dalì ad Amanda: "Mi disse: “Io adesso me ne vado e tu devi giurare che dopo la mia morte lo sposerai e rimarrai con lui”". Ma la scomparsa di Gala ha un effetto devastante sull’artista, che si isola dal mondo e sprofonda nella depressione. Nel libro La mia vita con Dalì (1984, Costa & Nolan) Amanda ricorda il loro ultimo incontro, a Barcellona. Il pittore, sempre più magro e ammalato, vive al buio. La congeda in fretta, ma le regala un pezzetto di legno che ha un valore enorme per lui, il talismano di Gala.

Testo di Silvia Casanova

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente