Georg e Grete Trakl, il poeta e la pianista, fratello e sorella

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Photo credit: Imagno - Getty Images
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Far coincidere l’opera di uno dei più grandi poeti del 900 con la sua biografia è riduttivo ma è impossibile negare che l’amore per la sorella ha inciso sulla sua arte. Georg Trakl e la sorella Grete consumarono un amore incestuoso che sin dall’infanzia si nutrì di proibito e nel tempo infranse ogni tabù, spezzò le convenzioni e li condusse alla rovina.

Georg, quarto di sei figli, aveva 5 anni più di Grete, la più piccola della famiglia. Il padre era un commerciante luterano di origini ungheresi, la madre melomane e appassionata di antiquariato, cattolica di origini slave. In questo contesto crebbero i sei bambini che solo in apparenza ebbero un’infanzia felice e agiata. La madre non si occupava di loro, avevano una vita disordinata. Tutti però studiavano musica anche se solo Grete eccelleva. Pur essendo la più piccola superava i suoi fratelli.

Georg aveva più problemi con gli studi: non andava bene, fu bocciato due volte al ginnasio e finì per cambiare strada diventando apprendista farmacista a Salisburgo. In questi anni scoprì le droghe diventando presto dipendente dalla cocaina. Intanto leggeva avidamente Nietzsche, Dostoevskij, Rimbaud, Hölderlin. Entrò in un circolo poetico, scriveva per i giornali locali, pubblicò la sua prima poesia. Dietro le sue parole si agitava già l’oscurità che di lì a poco sarebbe emersa in tutta la sua virulenza. Nascondeva un segreto, era innamorato di sua sorella. Quando lei aveva 12 anni la descrisse come “la fanciulla più bella, l’artista più grande, la donna più straordinaria”. Gelosissimo, allontanava ogni possibile pretendente.

Sorella, le tue sopracciglia blu
accennano lievemente nella notte.
Organo geme e inferno ride
a afferra il cuore uno spavento:
vorrei guardare stella e angelo.

[i versi di Georg Trakl sono tratti da Quaranta poesie, a cura di Dario Borso, Giacometti&Antonello]

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Dopo il tirocinio si iscrisse all’università di Vienna per frequentare i corsi di farmacia e Grete lo raggiunse per un anno nel 1909 per perfezionare i suoi studi musicali. I due fratelli si vedevano spesso e in questi mesi coltivarono il loro amore che finì per trascendere ogni limite. Ambedue erano dilaniati tra la consapevolezza di una immensa colpa e il senso di un sentimento altrettanto grande, sovrastante, puro. A momenti di febbrile esaltazione seguivano stati di depressione profondissima, prigionieri di un amore impossibile a cui non sapevano rinunciare.

…un giorno lontano di novembre,
passi fidati sulla scala in penombra, la vista di travi brunite,
una finestra aperta presso cui si attardò un dolce sperare –
così indicibile è tutto questo, Dio, da cadere commossi in ginocchio.

Mentre Grete coltivava il suo talento, Georg non riusciva a tenersi un lavoro. Da un incarico ministeriale si dimise appena due ore dopo. Preferiva frequentare i circoli letterari e iniziò a pubblicare sulla rivista d’avanguardia Der Brenner. Grete si sposò nel 1912 con il figlio della sua pensionante di Berlino, dove si trovava per proseguire gli studi privatamente. Arthur Langen era impiegato del governo ma si dilettava di musica e teatro millantando di essere un impresario. Aveva 34 anni più di lei ed era un uomo violento. Il matrimonio non durò a lungo. Fu Georg che Grete volle al suo capezzale quando finì in ospedale per un aborto.

Poi giunse la guerra e sconvolse tutto ancora più profondamente. Il senso di frammentazione interiore e la minaccia incombente di disfacimento che il poeta già presagiva nelle sue poesie non riguardava più solo la sua condizione esistenziale ma l’intera umanità. Poco prima di morire scriveva a un amico: “Io anticipo le catastrofi mondiali”. Poeta dello strazio, guardò dritto dentro al baratro. Era il suo baratro personale ma anche quello di tutti.

A sera risuonano i boschi autunnali
d'armi letali, le auree distese
e gli azzurri laghi, e dall'alto il sole
rovina all'orizzonte, più oscuro; la notte abbraccia
guerrieri morenti, il furioso lamento
delle loro bocche in frantumi.

Richiamato al fronte, partecipò alla battaglia di Grodek in Galizia e da solo, senza medicine né aiuti, dovette assistere 90 feriti. La carneficina di cui fu testimone lo traumatizzò al punto da tentare il suicidio. Non ci riuscì e finì nell’ospedale psichiatrico di Cracovia a inizio Ottobre del 1914. Lì scrisse le sue ultime poesie e un testamento destinando tutto quello che possedeva a sua sorella. Morì poco meno di un mese dopo per un’overdose di cocaina che portò a termine il proposito del mese precedente: farla finita. Grete non seppe farsene una ragione. Ormai da anni, divorziata e bersaglio di biasimo sociale, viveva al limite della povertà, aiutata dagli amici e perseguitata dai debiti. Finì per spararsi in testa tre anni dopo, incapace di tollerare un altro minuto di una vita che le aveva tolto tutto.

Nella poesia di Georg Trakl la figura della sorella è sempre presente. Emerge come ombra da un bosco, incede con grazia in un paesaggio idilliaco che sta per essere divorato dalle ombre, riempie con la sua presenza un ricordo d’infanzia. Il poeta sa che non c’è speranza di salvezza né di redenzione, ma è spesso da un’immagine luminosa che si sprigionano le ombre. Inevitabilmente al fondo di quella bellezza serpeggia un senso di minaccia e devastazione che con lo scoppio della Grande Guerra tutti avranno davanti agli occhi. La poesia è il solo modo che conosce per trasfigurare una realtà marcescente. Come quell’amore che fu al tempo stesso la sola luce della loro vita e la loro stessa rovina.

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