Giancarlo Giannini e Il grande gioco: «Di calciomercato non so niente»

Giancarlo Giannini sarà il potente potente Dino De Gregorio nella serie tv firmata Sky Original, in onda da stasera 18 novembre.

La trama ruota intorno alle vicende del celebre procuratore Corso Manni (Francesco Montanari), costretto a dimettersi dalla società presieduta dal temibile Dino De Gregorio (Giancarlo Giannini) a causa di un giro di scommesse clandestine.

Durante la presentazione romana della serie Giannini ha rivelato la sua estraneità al calciomercato.

«Quando ho letto la sceneggiatura non ho capito nulla, di calcio moderno non mi intendo. Mi diverto solo con le partite epiche dei mondiali. Non ho idea di cosa faccia un procuratore. Per fortuna frequento un ristorante a Milano, Giannino, dove ho incontrato due del mestiere che mi hanno rassicurato. Sono molto confuso, gli ho detto. Fallo così, sarà perfetto. E allora l’ho inventato. È un uomo di potere. Ha una malattia complicata, la demenza a corpi di Lewy, da attore è stata la cosa più difficile da fare. Il titolo iniziale era Impero, io ero l’imperatore. Il grande gioco è più adatto, perché si intrecciano il gioco della vita e del calcio, si intrecciano le cose in questa saga familiare. E c’è spazio anche per una storia d’amore», dice l’attore come riporta il Corriere della Sera.

«Ho fatto David Copperfield e Le stelle stanno a guardare con grandi registi, come Anton Giulio Majano. Sono stato fortunato in televisione come nel cinema, ho fatto grandi film con i più grandi che non ci sono più. Io non mi ritengo un attore, sono un perito elettronico, sono diventato attore per caso. Continuo a farlo. Farò un papa in febbraio in Ungheria. Quando c’è da fare un papa o uno che fa il vino nella Napa Valley gli americani chiamano me».

Adesso tuttavia per l’attore è arrivato il momento di dedicarsi all’introspezione.

«Non guardo più nulla. Ho 80 anni, ho fatto troppe cose e conosco tutti trucchi. Mi dà gioia il silenzio, la lettura. Nel cinema e nella tv è tutto finto. Anche io sto giocando».

L’unica concessione ludica se la concederà il prossimo febbraio, quando gli sarà intitolata una stella del Walk of Fame sull’Hollywood Boulevard.

«È meglio dell’Oscar. Pensare che a Venezia non mi hanno dato neanche un gatto nero».