Gli abiti da sposa su misura da disegnare a quattro mani con la designer

Di Redazione
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Photo credit: Courtesy
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From Harper's BAZAAR

"Bisogna far emergere la personalità della sposa", è il principio secondo il quale Raffaella Fusetti, direttrice creativa di Atelier Emé, da sempre pensa i suoi abiti da sposa. Nati nella sua mente, completati dal lavoro di numerose première, resi unici dalle inclinazioni della sposa, i vestiti Atelier Emé oggi sono da riscoprire sotto una luce nuova, quella del made to measure: la linea di abiti da sposa Atelier Emé dal nome Unica Come Te. Una linea che dà alla sposa la possibilità di confezionare il proprio abito insieme alla direttrice creativa, che l'accompagna dal primo momento, l'incontro, fino all'ultimo, la prova decisiva, seguendo attentamente ogni dettaglio. Da chi desidera possedere l'abito da sposa lungo a chi predilige un abito da sposa corto e ricco di ricami e intarsi, per il 2020 il vestito da sposa si immagina su misura, attento. Di cosa non manca mai? Emozione. Parola della direttrice creativa.

Cosa significa creare l'abito da sposa partendo dal desiderio della sposa, e realizzarlo a quattro mani?

È una bellissima esperienza sfidante: si sta parlando di abiti che sono unici, e non è solo il concetto del modello. Nello specifico si parla di ricami e pizzi che vengono progettati in esclusiva per la sposa. Chiaramente il concetto di "unico" è un'estremizzazione: la nostra collezione è fatta di trecento modelli che si rinnovano di continuo, poi tutti possono essere personalizzati. Le spose vanno a vedere il capo, lo indossano, e da lì si ragiona sul cambiare qualche dettaglio dell'abito da sposa. Quando si parla di linea Unica Come Te invece, lì si parte da zero. Ci si incontra, si fa una bellissima chiacchierata e si capisce come la sposa immagina l'abito, lo si costruisce insieme attraverso bozzetti che vengono continuamente rivisti, attraverso la visione dei tessuti, che vengono ri-progettati appunto, ridisegnati, piano piano si costruisce quello che io chiamo una vera opera d'arte.

Gli abiti da sposa sono capi ricamati a mano dalle nostre première per settimane e settimane. Certo, questo richiede tempo, e tanta pazienza, ma è un percorso che porterà alla realizzazione di un capo esclusivo. È un po' ritornare al concetto del tramandare, come ai tempi delle madri e delle nonne che si facevano far cucire l'abito da sposa dalla sarta. Allora non si parlava di materiali in esclusiva, si usavano i tessuti disponibili, ma il capo era unico e lo si faceva perché c'era l'orgoglio di poter tramandare abito e velo alle proprie figlie. Tutto questo è riprendere la tradizione artigiana italiana, il poter fare cose ricche di qualità.

Realizzare abiti da sposa su misura significa comporre una creazione basandosi anche sulla conoscenza profonda della sposa. Come si crea questo rapporto e come si capiscono i desideri?

Per me è importante conoscersi. A volte ho la fortuna di conoscere le future spose, ma questo non capita così sovente. È bello incontrarsi, parlare, chiacchierare, ascoltare qual è il loro percorso e la loro storia d'amore, come si sono immaginate l'abito da sposa. Poi a volte l'abito viene immaginato a prescindere che ci sia o meno una proposta imminente di matrimonio o una cerimonia, è come un'immagine che spesso accompagna il nostro percorso di crescita.

E come è vissuta la vita in atelier? C'è sempre emozione nel creare i capi?

Certo. Il nostro è un atelier composto da molte donne, dove tutti partecipano in qualche modo alla creazione dell'abito. È bello sentire anche l'opinione di chi non è strettamente coinvolto, è sempre molto interessante. E naturalmente ci sono le emozioni. Quando c'è la prima prova, ad esempio, il passaggio tra il bozzetto e la prima resa, è lì che si concretizza un'idea. A quel punto non si emoziona solo la sposa, ci emozioniamo tutti, perché si è già creato un rapporto tra di noi. È un'emozione che travolge.

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Come funziona, in pratica, la creazione di un abito da sposa su misura in Atelier Emé?

Solitamente io sono affiancata da una delle mie collaboratrici al primo incontro. Mentre la sposa parla, una delle stiliste inizia a disegnare, si creano dei soggetti e degli abiti, pian piano emergono i dettagli, dai quali si percepisce il racconto che fa la sposa. Quando il quadro è più chiaro, dopo una serie di proposte, ad esempio se capiamo che la sposa desidera un ricamo o se vuole un abito liscio, ci prendiamo del tempo per capire quello che le verrà sottoposto, che sarà abbastanza fedele a quello che si realizzerà. Dico abbastanza, perché una volta che lo si ha indosso è possibile che si cambi ancora idea. Dall'immaginazione alla realtà tutto può cambiare, e il processo di creazione è sempre aperto alle possibilità, è tutto in divenire.

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C'è un dettaglio che preferisce negli abiti da sposa?

Allora... io non amo particolarmente i grandi volumi, le nuvole enormi di tessuto, nella realtà non sono vivibili; la sposa si deve immaginare accanto al proprio sposo, probabilmente dovrà entrare in chiesa, passare attraverso una navata che avrà certe dimensioni, deve poter vivere l'evento. Quindi certo, dovrà pensare al poter fare delle belle foto, ma anche accogliere gli ospiti, poter stare con la famiglia, godersi il momento. L'abito deve rispecchiare la sposa, le persone devono poterla riconoscere quando la vedono, devono carpire la sua personalità.

Per quanto riguarda i dettagli mi piacciono molto le code, gli abiti che possono essere indossati per ore, ma anche i cambi d'abito, prima quello più istituzionale, poi quello più disinvolto.

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