Gli scienziati hanno captato un segnale radio da un pianeta alieno

Di Redazione
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Construction Photography/Avalon - Getty Images
Photo credit: Construction Photography/Avalon - Getty Images

From Esquire

La costellazione di Boote ha questo nome perché vista dal nostro cielo si trova proprio dietro l'Orsa Maggiore, detta anche Grande Carro. L'origine del nome è incerta ma si dà il caso che entrambe le strade portino alla stessa conclusione: in greco veniva definita colei che spinge avanti il bue o custode dell'orsa. Insomma tutto torna.

Lasciandoci invece alle spalle il lato storico e mitologico della questione, sappiamo che Tau Boötis A e Tau Boötis B sono le due stelle di un sistema binario che si trova in quella costellazione, distante 51 anni luce dalla Terra. Secondo gli scienziati un pianeta che orbita intorno a quelle stelle starebbe emettendo un segnale radio.

Gli astronomi hanno rilevato questa impressionante anomalia grazie a un telescopio nei Paesi Bassi, confrontandolo con gli studi che stiamo facendo sul pianeta Giove. Quando si parla di segnale radio naturalmente si entra nel discorso dei campi magnetici e della loro forza e polarizzazione. Difficile studiare un sistema a tale distanza se non confrontandolo con dati del nostro e provando a declinarli in un contesto spaziale diverso.

Photo credit: LOIC VENANCE - Getty Images
Photo credit: LOIC VENANCE - Getty Images

Questa ricerca aprirebbe nuovi orizzonti nello studio dei pianeti extrasolari, ovvero gli altri mondi possibili che ci piacerebbe conoscere. Capire la composizione di un campo magnetico ci può raccontare molto della natura del pianeta, di come è fatta la sua atmosfera e quindi quello che c'è sotto e può farci risalire anche alla sua età.

Tuttavia Jake Turner, astronomo della Cornell University e autore principale della nuova ricerca, non è del tutto sicuro che il segnale provenga da lì. Nel senso che arriva anche un altro segnale a confondere le acque, ma da un altro sistema binario: Upsilon Andromedae, anche questa una doppia stella, anch'essa con un esopianeta a carico.

Rilevare questo tipo di segnali è un lavoro molto complesso e raramente si hanno risposte chiare. La ricerca sarà pubblicata dalla rivista Astronomy & Astrophysics ed è già disponibile per la lettura online. Speriamo che questo studio non finisca qui, sempre nella speranza di scoprire, prima o poi, tracce di qualcosa che si muove laggiù nell'universo.