Gli scienziati hanno potenziato il cervello delle scimmie con DNA umano, il che è un po' inquietante

Di Redazione
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Photo credit: Ryan McVay - Getty Images
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In un esperimento che potrebbe ricordarvi una situazione tipo Pianeta delle scimmie, gli scienziati hanno unito i geni umani nel feto di una scimmia per aumentarne le dimensioni del cervello. E ha funzionato.

I ricercatori del Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics in Germania e del Central Institute for Experimental Animals in Giappone hanno introdotto un gene specificamente umano (ARHGAP11B) nel feto di una comune scimmia della famiglia dei cebidi, causando l'ingrandimento della neocorteccia del cervello. Gli scienziati hanno riportato le loro scoperte su Science.

Photo credit: DEA / C.DANI / I.JESKE - Getty Images
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La neocorteccia è la parte più recente del cervello ad evolversi. Lo dice il nome stesso: "neo" significa nuovo e "corteccia" è lo strato cerebrale. Questo involucro esterno costituisce più del 75% del cervello umano ed è responsabile di molti dei vantaggi e delle stranezze che ci rendono unici, inclusi il ragionamento e il linguaggio complesso.

Non molto tempo dopo che i nostri antenati ominidi si sono allontanati dai nostri cugini scimpanzé nelle ramificazioni dell'albero evolutivo, il loro cervello ha subito una rapida espansione, quasi triplicando le sue dimensioni in un arco di 3 milioni di anni. Il cervello è cresciuto così velocemente che il cranio ha preso una sua forma particolare, creando delle specie di rughe nella corteccia.

Gli scienziati ritengono che questo sia stato il risultato di una serie di fattori evolutivi, ma l'espressione di questo particolare gene che appartiene unicamente a noi, potrebbe aver dato una spinta al cervello dei nostri antenati e dei loro parenti prossimi ormai estinti, come i Neanderthal o l'uomo di Denisova.

Precedenti studi hanno dimostrato che ARHGAP11B, quando inserito in modo innaturale in topi e furetti, causava anche un allargamento della neocorteccia. Tuttavia, questa è stata la prima volta che il gene è stato utilizzato in un primate non umano e con livelli di espressione tipici umani, suggerendo ulteriormente che abbia svolto un ruolo chiave nella nostra evoluzione.

Photo credit: AFP/Getty Images - Getty Images
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"Abbiamo scoperto che la neocorteccia del cervello di queste piccole scimmie è stata ingrandita e la superficie del cervello piegata", ha detto in un comunicato stampa Michael Heide, l'autore principale dello studio. "Anche la sua placca corticale era più spessa del normale."

Gli scienziati chiamano questi ibridi uomo-scimmia "primati non umani transgenici", il che potrebbe essere sufficiente per far suonare un qualsiasi allarme apocalittico. Inoltre gli esperimenti sui primati sollevano molte domande etiche, figuriamoci quando si introducono geni umani in altri animali.

Per questo motivo i ricercatori hanno limitato il loro studio ai feti di scimmia che sono stati portati fuori dal taglio cesareo dopo essere cresciuti per 100 giorni. Consentire all'esperimento di superare la fase fetale e di far nascere le scimmie portatrici di geni umani sarebbe irresponsabile, ha specificato nel comunicato stampa il coautore dello studio Wieland Huttner.

"Abbiamo limitato le nostre analisi ai feti di Cebidi perché avevamo previsto che questo gene avrebbe influenzato lo sviluppo della loro neocorteccia e alla luce di potenziali conseguenze per noi imprevedibili studieremo gli effetti sul feto prima di farlo nascere".