Gli Usa, Joe Biden e il bello della retorica. Il punto critico di Corrado Formigli

Di Corrado Formigli
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Photo credit: Rob Carr - Getty Images
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From ELLE

C’è qualcosa di magnetico e primario nella potenza rigenerativa della società americana. E così nella sua democrazia. La solennità del rito d’insediamento del nuovo presidente Joe Biden, la grinta prorompente di Kamala Harris, prima vicepresidente donna di discendenze africane e asiatiche. Il purple dei vestiti che dominava il giuramento: il blu unito al rosso, il colore della riconciliazione sperata e forse ancora possibile fra democratici e repubblicani. Lady Gaga e J.Lo a suggellare il ritorno dello showbiz presidenziale e la cesura con gli anni rabbiosi del trumpismo. La poetessa nera ventitreenne sul palco a incarnare il nuovo sogno americano.

Retorica? Sì. Ma la bella retorica americana rafforzata da una lingua che chiama le cose col loro nome. «La democrazia è preziosa. La democrazia è fragile. Oggi la democrazia ha vinto». Le parole di insediamento di Biden riecheggiano fra le mura di Capitol Hill, il congresso profanato il 6 gennaio dalle mandrie armate trumpiane e vichinghe. Quello stesso luogo adesso è presidiato da quest’uomo anziano che conosce il dolore, la politica e il significato dell’attesa.

Il nuovo presidente lo giudicheremo dai fatti, non certo dai discorsi. Ma che vi sia qualcosa di palingenetico in questa celebrazione dopo gli assalti dell’Epifania è fuor di dubbio. Con l’ex presidente costretto alla ritirata in Florida – unico privilegio rimasto: poter graziare gli amici bancarottieri – è la cornice che si riappropria della forma, è l’idea di comunità che tenta di ricucire gli strappi. Basta con le invocazioni del trumpismo: carneficina, rivalsa, supremazia. Era democrazia quella che ha portato alla Casa Bianca Trump, è democrazia quella che lo ha disarcionato. Si vince e si perde in America.

In Italia, nel frattempo, una crisi politica paralizza la nazione fra personalismi, veti, “responsabili”. Ci si attrezza al possibile voto. E si pensa che il ritorno alla legge elettorale proporzionale, il sistema ideale per confondere gli elettori, far vincere chi ha perso e sorreggere gli opposti, possa garantire uno scranno in più ai nostri spauriti rappresentanti.