Global warming, secondo John Kerry la svolta ecologica piace ai mercati

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Photo credit: AFP - Getty Images
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È John Kerry, 77 anni, il primo "inviato speciale del presidente per il clima", una carica nuova di zecca creata dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden e annunciata al mondo con uno storico tweet. Kerry, diplomatico, ex militare, candidato per il partito democratico alle elezioni presidenziali del 2004, ha tutte le carte in regola: ex segretario di Stato di Barack Obama, è il fondatore di World War Zero (una ong che lavora per portare la lotta contro il cambiamento climatico in cima alla lista delle priorità politiche e per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050), nonché il marito di Teresa Heinz, ereditiera dell’impero americano del Ketchup. Dopo la nomina, il presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo per fare rientrare gli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi del 2015 (il primo giuridicamente vincolante sulla crisi climatica), e ha reso chiaro a tutti che questo tema sarà centrale nella sua politica estera.

Stabilita la serietà con cui si vuole affrontare il problema, abbiamo seguito, insieme a un manipolo di giornalisti internazionali, una chiacchierata via Zoom con il senatore Kerry, che ha spiegato il ruolo degli Stati Uniti nella 26ª conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Cop26) prevista dal 1° al 12 novembre 2021 a Glasgow.

«Donald Trump non ha mai creduto nel riscaldamento globale, ha fatto di tutto per cancellare più di 100 norme e regolamenti a tutela dell'ambiente creati da Obama. Tre anni fa gli scienziati dicevano che avremmo avuto 12 anni per evitare il peggio. Con Trump, non facendo nulla, ne abbiamo persi tre, è arrivato il momento di lavorare insieme, di essere tutti sulla stessa linea, nessun Paese può salvare il pianeta da solo». Uno dei punti fondamentali di Kerry per limitare l’effetto serra, che secondo l’Onu potrebbe superare la soglia di 1,5 gradi nel 2030, è l’evoluzione del sistema economico verso un’energia pulita. «Credo che esista un sistema per fare questa transizione verso energie rinnovabili e sostenibili senza danneggiare l’economia di milioni di persone che dipendono solo da petrolio, carbone e gas. General Motors ha annunciato che tra 15 anni produrrà solo veicoli elettrici, così come molti altri produttori europei. Credo che questa sarà la tendenza, che le persone passeranno alle auto elettriche, quindi servirà produrre più elettricità, e sarà fattibile farlo in modo pulito. È una transizione economica molto fertile, un periodo storico molto eccitante perché, grazie ai progressi tecnologici, si potranno creare milioni di nuovi posti di lavoro, di lavori molto più stimolanti e pagati meglio di quelli che abbiamo oggi nelle industrie di energia fossile più vecchie e inquinanti».

Photo credit: Victor Hugo - Getty Images
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Kerry è sicuro che le grandi industrie sceglieranno di investire in energia pulita anche perché incentivate dal ritorno economico. «Viviamo in una società capitalistica, le decisioni vengono prese in base ai profitti che verranno da questi investimenti tecnologici. Nessuno sarà obbligato a seguire questo cambiamento, sarà il mercato stesso che si renderà conto che c’è un modo più sano, pulito e sicuro di fare affari, di creare nuove opportunità redditizie. Le possibilità sono infinite, la richiesta esiste, ci saranno milioni di persone che potranno fare fortuna scoprendo nuovi settori rivoluzionari, come togliere l’anidride carbonica dall’atmosfera e depositarla adeguatamente, oppure come immagazzinare energia e conservarla in una batteria per 30 giorni. Siamo arrivati a un punto di svolta, perché altrimenti l’alternativa è molto cupa, in un prossimo futuro, ci saranno zone del nostro pianeta che diventeranno invivibili. Dobbiamo agire».

Tra le star del cinema che supportano la strada intrapresa da Biden e Kerry c'è Woody Harrelson. «Con Biden ho speranza, per il futuro del pianeta e quello dei miei figli», dice Woody Harrelson, che poco prima della pandemia ha raccontato nel documentario Kiss the ground (su Netflix), l’agricoltura rigenerativa e il potere curativo del suolo, una delle soluzioni che potrebbero invertire gli effetti del cambiamento climatico. «Il concetto non è nuovo, l’agricoltura rigenerativa è allo stesso tempo una tecnica moderna e antica, sostiene la biodiversità nel suolo, arricchendo il terreno e sfruttandolo in modo sano e produttivo. Esiste un’interdipendenza tra piante e microbi che aumenta la fertilità del suolo, l’arricchimento del suolo porta a un maggiore sequestro di carbonio, estraendo CO2 dall’atmosfera e immettendolo nella terra, che produce una crescita più rapida delle colture e riduce i gas serra. Diverse aziende, tra cui Patagonia e Stonyfield Farm, praticano già l’agricoltura rigenerativa. C’è ancora molta strada da fare, sopratutto nell’educazione degli agricoltori, ma purtoppo è anche una questione politica, per la destra è un problema di economia, lavoro, investimenti monetari mentre per la sinistra è più una questione ecologica e di salute umana. Entrambe le posizioni non escludono l’altra, ma Trump ha creato un vuoto nella conversazione politica. È davvero un messaggio che riguarda tutti perché we are all in this together».

Photo credit: Instagram
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Tra le voci del documentario ci sono anche Gisele Bündchen, Rosario Dawson, Adrian Grenier, Jason Mraz e Patricia Arquette, fondatrice dell’associazione GiveLove, creata nel 2010 dopo il terremoto devastante di Haiti. «Circa due terzi del suolo mondiale stanno subendo un processo di desertificazione e se continuiamo con questi ritmi, tra 60 anni ci sarà poco da salvare», sostiene Arquette. «I pesticidi sviluppati dallo scienziato tedesco Fritz Haber, che purtroppo sono stati usati dai nazisti nelle camere a gas dell’Olocausto, sono le stesse sostanze tossiche che vengono usate nell’agricoltura di oggi, contribuendo all’impoverimento del suolo e al riscaldamento globale. Con GiveLove insegno ai contadini di Haiti il compostaggio termofilo da utilizzare nelle latrine a fossa, un’alternativa sicura in aree scarsamente idriche. Il compostaggio dei rifiuti umani è una soluzione igienico sanitaria a ciclo completo, sostenibile e che aumenta la sicurezza igienica e previene molte malattie come il colera. E poi, il nome del progetto, Keeping poop in the loop!, aiuta a sdrammatizzare...».

Uno dei big di Hollywood più impegnati nella causa dell'ambiente è da tempo Mark Ruffalo, che oggi è tornato sull'argomento come produttore esecutivo del documentario Invisible hand. «È un documentario sul movimento globale nato con Rights of nature», spiega Ruffalo, «quando le Nazioni Unite con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nel 1948, formalizzarono il riconoscimento di varie categorie di diritti umani inalienabili. Le persone hanno dei diritti, le aziende hanno dei diritti, ma chi controlla i diritti della natura? Se nessuno la proteggesse sarebbe impossibile difenderla da sfruttatori e inquinatori.

Photo credit: Andrew Burton - Getty Images
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Nel 2021 la legge sui diritti della natura esiste in 17 Paesi, ma noi vogliamo renderla universale. Grazie al movimento Rights of nature stiamo cercando di ripristinare l’equilibrio, ponendo la natura al centro dei nostri processi decisionali e restituire alle nostre comunità, sopratutto alle minoranze come gli Indiani americani, il potere che le corporations ci stanno rubando da decenni».