Greta Ferro: "Continuo a studiare perché il talento da solo non basta"

Di Silvia Locatelli
·8 minuto per la lettura
Photo credit: courtesy Armani
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From ELLE

Ecco a voi Greta Ferro. Olivia e Oreste permettendo. Non gli basta averla tenuta sveglia tutta notte per esplorare la nuova casa. Probabilmente sentono di essere un “ripiego” e cercano di attirare l’attenzione con prepotenti miagolate: «Ebbene sì, preferisco i cani ma con la vita che faccio non posso permettermeli. Questi sono cangatti, mi seguono dovunque, normalmente faccio la spola tra Milano, Roma e il Molise». Modella, 25 anni, quasi laureata in economia alla Bocconi, nella serie tv Made in Italy è l’amatissima Irene, ingenua, istintiva, accogliente giornalista di moda nella Milano anni ‘70. Sguardo meravigliato sul mondo e occhi grandi.

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Da chi li ha presi?

A sentire mia madre ho preso tutto da lei. In realtà somiglio molto anche a papà ma sugli occhi ha ragione mamma...

Come Irene è una ragazza del Sud.

Sì, di Campobasso e sono molto legata all’Abruzzo, dove ho trascorso tutte le mie estati coi nonni. Sono cresciuta in città piccole ma ho avuto la fortuna di viaggiare molto, ho vissuto in America, ho fatto il quarto anno di liceo classico in Cina.

Perché la Cina?

Perché il Sudafrica-la mia prima scelta- era troppo pericoloso e poi volevo imparare una lingua diversa. È un Paese con molta differenza di classe, gli ultimi sono dimenticati, lo vedi per strada nel modo caotico di guidare, nella disattenzione verso le mamme in bicicletta coi bambini... Mi hanno salvato i miei nonni cinesi e la loro dolcezza. Lui girava sempre con la radiolina e le mani dietro tipo i signori al cantiere, giocavano insieme a mekong e facevano tai chi al parco, ballavano... Colpisce la perdita culturale dei giovani rispetto agli anziani.

E la moda come è arrivata nella sua vita?

Quando studiavo a Milano ho provato a entrare in un’agenzia. “Ti cambiamo taglio di capelli e devi perdere peso”, mi dissero. Tante care cose ragazzi ma non fa per me. Un conto è l’impegno un altro l’imposizione malsana... Al terzo anno di università mi hanno fermato due talent scout. Era buio e io ero in tuta, li ho quasi accecati col peperoncino... Ho cominciato così. Poi è arrivato Armani che mi ha cambiato la vita (Greta è il volto di Armani Beauty, ndr.).

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Recitare in Made in Italy col “finto” Giorgio Armani (Raoul Bova) che effetto le ha fatto?

Ero emozionata, un tuffo nel passato...

Cosa l’ha colpita di quello vero?

Ha un modo di fare distinto e elegante, sempre. Uno sguardo che ti penetra, si fa un bel giro, si prende anche un caffè all’interno della tua anima e poi torna. Ha occhi intelligenti e pieni di vita.

A proposito di moda, nel nostro servizio fotografico abbiamo giocato col suo lato maschile: si riconosce?

Mi sono molto divertita, il mio lato maschile è forte, da quando ero piccola. Lotta e macchine telecomandate, infatti adoro guidare. Questa camicia l’ho presa stamattina dall’armadio del mio ragazzo, ho sempre rubato da quello di papà... Non rinuncio alla femminilità ma la ritrovo in questo mio lato semplice e noncurante. Da ragazzina ero il manichetto della scopa, mi coprivo. La moda mi ha aiutato ad apprezzare il mio corpo ma ho una sensualità tutta mia, diversa da quella canonica alla Bellucci che peraltro amo follemente.

Le altre donne che ama follemente?

Mia sorella Ginevra che ha 17 anni e attualmente studia in Canada. Mia mamma che è una donna molto intelligente e tostissima (è professore ordinario di Economia e management all’università di Benevento, ndr.). I suoi pilastri: buona educazione e rispetto per gli altri. Entrambi i miei sono grandi lavoratori con i piedi ben piantati per terra. Sono stati molto severi, mi hanno sempre obbligato a praticare due o tre sport perché “sai, il valore dello sport individuale ma è importante anche quello di gruppo e poi devi assolutamente saper suonare uno strumento”. Io ero quella che non poteva uscire mai. Dovevo scegliere una serata all’anno per andare a ballare. Una e solo se i voti erano buoni. Coprifuoco: 1.15. Ma a quell’ora la gente neanche è arrivata alla festa. Ballavo le mie due ore in pista da sola e poi tornavo a casa tra il divertito e il “vi odio”.

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Nessun rischio di omologazione...

No, però ero quella bullizzata, non riuscivo mai a sentirmi "parte di...". Negli anni comunque è servito. Non mi lascio condizionare dal giudizio di nessuno, sono determinata e indipendente. Mia mamma a 10 anni mi ha messo su un aereo da sola...

Per andare?

In un campus sportivo di tre settimane in Svizzera dove si praticavano duemila sport e si parlava in inglese. C’erano due ragazzine milanesi che mi avevano puntato perché ero quella carina un po’ fuori dal mondo... In realtà mia mamma mi ha spinto a conoscerlo il mondo, ha ereditato questa passione da nonna Betta che ha scalato l’Everest a 60 anni.

Accipicchia. E poi?

Va in canoa... È eccentrica, colta, mi ha formato. D’estate ci raccontava un sacco di storie e poi aiutava me e i miei cugini a organizzare spettacoli teatrali. È divorziata, indipendente ma anche molto tradizionale, per esempio, è una bravissima cuoca. Ha conosciuto mio nonno in pista, gareggiava con la sua macchina rossa decappottabile e spesso vinceva perché era l’unica donna. Viaggia ancora. Ogni tanto mi scrive: "Ciao Greta, parto per Cuba, vado a bere rum e a fumare sigari”. Ora è molto felice, si è appena fidanzata.

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Durante uno dei suoi viaggi immagino...

Sì, lei ha 79 anni, Euclide 81. Fanno troppa tenerezza, sono splendidi.

Lei non sembra proprio una da economia...

In realtà ero indecisa tra quello e psicologia o psichiatria, ho anche una grande passione per l’architettura e il design... Però, un senso imprenditoriale ce l’ho e l’ho ereditato da papà (insieme ai fratelli è il proprietario dell’azienda La Molisana, ndr.). Mamma è razionale, lui istintivo come me. Ho basi interessanti per un “chissà che cosa” in futuro. Sono molto legata a mio padre. Lui è il mare, la barca, le immersioni, la vita a piedi scalzi... Mi ha trasmesso la passione per il mare.

A proposito di papà, viva i carboidrati?

Be’, sono cresciuta a pasta e mi piace in tutti i modi, Roma in questo mi vizia. Quando torno a casa riparto con le scorte...

Il suo armadio è pieno di...

Giacche e cappotti perché nella vita io ho sempre freddo. Jeans, pantaloni di pelle e un sacco di T-shirt. Le metto sotto la giacca, sotto il golfino di mio padre o del mio ragazzo, dovunque, ne ho centinaia.

L’esperienza che ancora le manca?

Fare la cubista. È una figura che mi ha sempre affascinato. Chissà, magari in un film... Mi attrae ciò che è lontano da me. Sono donne consapevoli di loro stesse, del loro corpo, si sanno muovere così bene...

Una gaffe professionale?

Il mio primo lavoro per Elle. Era un video per Emporio Armani. Dovevo andare sullo skateboard e non ci avevo mai messo piede. “Greta, sei capace vero?". “Scherzi? Da quand’ero piccola...”. Quasi mi uccido, un volo pauroso. Per miracolo ho fatto due discese... Il mio spirito di sopravvivenza.

Cosa l’ha sorpresa di Made in Italy?

Che in quegli anni tutto sembrava possibile. Oggi per noi è tutto così difficile, invece. Nella moda il lavoro è altalenante, ti stai per laureare in economia e fai fatica a trovare uno stage. Il nostro mondo è spietatamente competitivo. Forse anche quello di prima ma almeno c’era posto per tutti, ora c’è anche quest’ansia...

Un sogno?

Progetti belli con registi che mi piacciono. Continuo a studiare, seguo workshop con maestri che hanno tecniche diverse perché il talento da solo non basta.

I suoi registi preferiti?

Ho scoperto Tarantino a 17 anni, ha avuto una grande influenza sul mio modo di guardare il cinema e poi c'è Wes Anderson che appaga anche la mia passione per l'architettura, l'arte e i colori... Ho iniziato a studiare recitazione durante l'università: la scuola civica Paolo Grassi è proprio di fronte alla Bocconi, mi sono iscritta a un corso serale, dovevo capire cosa fosse quella cosa allo stomaco che sentivo...

Una cosa che non sopporta?

«Il catcalling (le molestie verbali per strada da parte di sconosciuti, ndr.): mi manda fuori di testa, non riconoscereste la "Greta tanto carina e educata”. È una tale mancanza di rispetto. Ed è importante comunicarlo, è inaccettabile. E poi la maleducazione, in generale. Mi si riscaldano proprio le mani... Una volta sul tram c’era una ragazzina seduta con, di fronte, un’anziana in piedi. Ho chiamato per finta un’amica raccontando ad alta voce quello che stavo vedendo. Ha fatto finta di niente ma io mi porto ancora dietro la rabbia...

Cosa le piacerebbe inventare?

Una app per incontri tra anziani con un’interfaccia semplice. Mio nonno si è lasciato dopo 20 anni con la sua fidanzata storica e pensarlo da solo mi mette tristezza. Mancano occasioni di socialità per giocare a carte o fare una gita. È difficile per noi giovani figuriamoci per loro che sono più limitati anche nei movimenti.

Il posto che la riconcilia con tutto?

Le isole Tremiti. Ci vado da quand’ero piccola. La vita di mare, niente trucco, metti la prima cosa che capita, a piedi nudi sempre, i capelli scompigliati, la maschera da sub, i tuffi, il sale. È quello che mi ricentra».

Scusi ma chi era il suo eroe da piccola?

Indiana Jones.