Greta Scarano, aka Ilary Blasi, si racconta

Di Francesca D'Angelo
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Photo credit: cpurtesy photo/foto di Daniele Barraco
Photo credit: cpurtesy photo/foto di Daniele Barraco

From ELLE

Greta Scarano ha accettato due grossi azzardi. Prima si è calata nei panni di Antonia, sconvolgendo la vita del Commissario Montalbano e, con lui, di tutti i suoi fan nell'ultimo episodio Il metodo Catalanotti. Dopodiché, nemmeno due settimane più tardi, ce la ritroviamo in versione Ilary Blasi nell'attesissima serie tv Speravo de morì prima, in onda dal 19 marzo su Sky Atlantic. Difficile dire quale, tra le due, sia stata la scommessa più rischiosa. Interpretare la first lady di Roma era infatti tutt'altro che uno scherzo e non solo perché i tifosi non avrebbero mai perdonato a Greta Scarano l'effetto macchietta. Calarsi nei panni di Ilary Blasi voleva infatti dire portare sullo schermo un sentimento quasi dimenticato: la tenerezza dell'amore coniugale. Chi ha visto, o vedrà, le puntate della serie Sky sa bene a cosa ci stiamo riferendo: più che raccontarci come Totti ha rimorchiato Ilary (e annessi dettagli gossippari), gli sceneggiatori puntano i riflettori sull'essenza del loro longevo matrimonio, fatto di complicità e affetto. Non a caso non troverete nemmeno mezza scena di sesso spinto in Speravo de morì prima. "Un vero sollievo, me lo lasci dire!", confida Scarano.

Non si sente a suo agio nel girare quel tipo di scene?

Fanno parte del mio lavoro ma le ho sempre odiate perché, come credo chiunque, mi vergogno! Sono sempre stato un po' pudica, ma sono convinta che anche gli uomini provino un po' di imbarazzo... Mi rendo però conto che in alcuni casi queste scene sono importanti perché funzionali alla storia. Per esempio, se dovessimo trasportare in tv quel meraviglioso monologo di Franca Rame sul suo stupro, forse una parte di nudo sarebbe obbligatorio.

In Usa hanno introdotto il coach di intimità il cui lavoro è proprio quello di aiutare e "vigilare" durante le riprese: le piacerebbe che questa figura venisse introdotta anche in Italia?

Beh, sì: mi sentirei più tranquilla. Non che non esistano già delle tutele: in Italia, quando si girano scene di intimità, è prevista per contratto una troupe ridotta in modo da garantirci un minimo di privacy. Il consulente di intimità sarebbe però una risorsa in più: in fondo stiamo pur sempre parlando di una esposizione del proprio corpo, che non fa piacere a nessuno. Tra l'altro la tematica della sessualizzazione delle donne mi è sempre stata molto a cuore: ogni volta che guardo i social mi sembra che siamo tornati indietro. Quando finalmente eravamo riuscite ad affrancarci da un modello di tv, molto in voga negli Anni 80 e 90, che sessualizzava il corpo femminile, arriva il web e ci bombarda di immagini ammiccanti, postati soprattutto da ragazzi e ragazze. La cosa assurda è che talvolta si oscurano foto di nudo chiaramente artistiche, mentre si lasciano sul web scatti che sfiorano la pornografia...

Photo credit: courtesy foto/ foto di Maila Iacovelli-Fabio Zayed
Photo credit: courtesy foto/ foto di Maila Iacovelli-Fabio Zayed

Che idea si è fatta del legame tra Totti e Ilary?

Il loro è un amore solido e allo stesso tempo tenero. Con Speravo de morì prima volevamo far emergere proprio la forza di un rapporto che dura da oltre vent'anni: chissà quante cose hanno passato insieme, quei due! Ormai Totti e Ilary si conoscono a tal punto da capirsi al primo sguardo. Sono uniti da una profonda complicità che rende superflua ogni parola. E poi c'è tanta ironia: si prendono sempre in giro, sono divertenti.

E di Ilary, cosa le è piaciuto in modo particolare?

Il fatto che non è solo la moglie di un calciatore: è una donna che si è costruita la propria carriera e la propria indipendenza. Ilary è fortissima da sola, proprio come Totti, e l'unione di queste due forze è esplosiva.

Cosa replica a chi sostiene che il look di Ilary, proposto nella serie, sia troppo coatto?

In realtà ho tantissime scene dove sono completamente struccata, ahimè (ride, ndr)! Nella sua vita pubblica Ilary ci tiene molto al suo look e noi abbiamo cercato di proporlo fedelmente. Ci siamo sempre chiesti se lei avrebbe messo quell'abito o quel make up. C'è da dire che la mia romanità, come la sua, può essere più o meno marcata ma non c'è nulla di coatto: al massimo possiamo risultare un po' aggressive, ma non dimentichiamo che si tratta di costruire un personaggio.

Ma in tutto questo lei è romanista?

Sono cresciuta in una famiglia di romanisti anche se io, personalmente, non ho mai tifato. Diciamo che quando guardo una partita tendo a parteggiare per chi perde! (ride, ndr) Mi piacciono le squadre di cuore, con le maglie sudate...

Photo credit: courtesy photo/foto di Duccio Giordano
Photo credit: courtesy photo/foto di Duccio Giordano

Veniamo all'altra donna che ha interpretato: Antonia. I fan di Montalbano non l'hanno presa affatto bene...

Devo dire che non mi aspettavo di suscitare così tanto clamore. In passato Montalbano aveva già avuto qualche scivolone, ma in questo caso si tratta proprio di una rinascita. Molti fan si sono arrabbiati perché Montalbano ha lasciato Livia per telefono ma non mi sembra il caso di sindacare: se Camilleri ha deciso di chiudere la saga di Montalbano così in levare, avrà avuto le sue buone ragioni...

Antonia è, almeno all'inizio, orgogliosamente single e lo rivendica anche parlando con Montalbano: si è rotto un tabù?

Direi proprio di sì. Io non sono single, ma questo è solo un caso. Ho tantissime amiche di 40 anni, belle e in carriera, che si sentono ogni volta chiedere come mai non hanno un compagno o una famiglia. Eppure se un uomo è single, non viene guardato con altrettanto sospetto... purtroppo siamo ancora lontani dalla parità tra i generi.

Le quote rosa non sono state sufficienti per fare la differenza?

Non possono risolvere il problema ma sono state sicuramente un primo passo verso la direzione giusta. E' chiaro che la chiave è la meritocrazia ma finché questa manca... Le faccio un esempio. Quando avevo 19 anni ho provato a entrare all'Accademia Silvia D'amico non per studiare recitazione bensì regia. Sicuramente non era la mia strada, perchè non mi hanno presa, ma ho accantonato il desiderio di stare dietro la macchina da presa quando mi hanno fatto capire che non era un mestiere per donne. Il mio timore è che ancora oggi le ragazze pensino che non c’è mercato per le registe...

Photo credit: courtesy photo/ foto di Daniele Barraco
Photo credit: courtesy photo/ foto di Daniele Barraco

Quindi nel suo futuro potrebbe esserci, prima o poi, anche la regia?

Mi piacerebbe tantissimo ma il lavoro di attrice mi porta via da tutte le altre distrazioni, un po' come un fidanzato geloso.

Quali sono i prossimi progetti?

Ho appena finito girare una serie tv per Rai Uno, di cui non posso ancora parlare. Sarò anche nel cast del nuovo film di Paolo Genovese: Supereroi. Non so dire quando uscirà nelle sale visto che, a causa della pandemia, i cinema sono ancora chiusi.

So che lei è molto sensibile alla causa green: l'epidemia ci ha reso più attenti verso l'ambiente?

Temo di no. Al momento mi sembra che siamo tutti concentrati sulle nostre sorti private. Stiamo attraversando un momento di solitudine molto forte: non potendoci più confrontare tra noi, abbiamo una visione del mondo molto manichea. E' tutto nero/bianco, le posizioni sono polarizzate. Io nel mio piccolo cerco di stare attenta all'ambiente: differenzio i rifiuti, evito la plastica, opto per soluzioni green e ho persino acquistato un’auto elettrica. Mi creda, se abiti a Roma è una scelta davvero coraggiosa...