Gruppi sanguigni e Covid: perchè essere 0 è vantaggioso?

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Gruppo 0 un vantaggio sul coronavirus
Gruppo 0 un vantaggio sul coronavirus

Il gruppo sanguigno è una delle numerose caratteristiche biometriche e genetiche di un individuo determinato ed ereditato alla nascita, presenta contributi da entrambi i genitori ed è immutabile dalla nascita alla morte. Scoperti nel 1901 da Karl Landsteiner, scoperta che gli valse il premio Nobel per la medicina e la fisiologia, i gruppi sanguigni rivoluzionarono la credenza in base alla quale il sangue era un tessuto identico in tutti gli individui. In particolare Landsteiner individuò la presenza di quattro diversi gruppi sanguigni, nominati A, B, AB e 0, notando l’esistenza dei cosiddetti antigeni eritrocitari, ossia frammenti di proteine, carboidrati, glicoproteine o glicolipidi, che sono presenti come protezione sulla superficie del globulo rosso.

Perchè essere del gruppo zero rappresenta un vantaggio?

Da quando l’epidemia da Sars-Cov 2 si è diffusa, molti sono stati gli studi clinici che hanno portato a conoscerla meglio.

I più recenti dimostrano che le persone di sesso maschile, più in là con gli anni, con patologie croniche e in particolare problemi cardiovascolari, reagiscono peggio.

Tuttavia non è chiaro perché alcuni vengano infettati e altri no, e perché alcuni abbiano solo sintomi lievi mentre altri presentino un quadro grave. Sarebbe pertanto utile poter identificare un indicatore biologico preciso, che permetta di capire queste differenze di diffusione e sintomi.

Gli studi sui gruppi sanguigni

Una delle teorie più accreditate è quella che si basa sul gruppo sanguigno, infatti una compagnia commerciale che fornisce analisi del Dna personalizzate, sottoponendo al vaglio 750 mila persone, ha scoperto che chi appartiene al gruppo 0 ha tra il 9 e il 18% in meno di possibilità di contrarre il Covid-19, e tra il 13 e il 26% in meno di essere testato come positivo.

Una prima ricerca, pubblicata il 27 marzo, era stata effettuata da medici di Shenzen e Wuhan sottoponendo ai test oltre 2 mila pazienti confermati. Questa aveva rilevato che il rischio di contrarre il Covid-19 era più alto in chi aveva il gruppo A, mentre in chi lo aveva di tipo 0 era più basso. La proporzione delle persone di tipo A era più alta nei malati rispetto alla popolazione media.

L‘approfondimento più recente, effettuato da un team internazionale, è del 2 giugno e riguarda le popolazioni di Italia e Spagna. Anche in questo caso si è riscontrato che chi ha il gruppo A ha più possibilità di sviluppare complicazioni respiratorie rispetto al gruppo 0. In particolare sono state trovate due regioni del Dna che potrebbero essere correlate con sintomi più gravi, una di queste contiene le informazioni che codificano il tipo sanguigno.

Uno studio dell’Ospedale di Wuhan, pubblicato sul British journal of Hematology, e dunque scientificamente approvato, ha confermato i dati precedenti, dimostrando che gli A avevano un tasso di ospedalizzazione più alto.

L’ipotesi sull’immunità di base

Ancora non è chiaro che ruolo giochino i fattori sanguigni, a parte la presenza delle molecole che proteggono le cellule o i geni correlati, ma la teoria formulata ipotizza un ruolo dell’immunità di base del nostro sangue: mentre gli A hanno anticorpi che possono scatenare reazioni immunitarie nei confronti dei B, e i B nei confronti degli A, gli 0 hanno anticorpi per entrambi, il che limita le donazioni per questo gruppo solo a chi ha lo stesso, mentre può donare a tutti gli altri.

Studi e ricerche hanno scoperto che il virus infetta le nostre cellule sfruttando quelle sanguigne alle quali si lega. Questo implica che quando un infettato starnutisce o tossisce, potrebbe emettere particelle virali che contengono frammenti riconducibili al gruppo sanguigno del portatore, ecco perché è ipotizzato che se di fronte c’è un gruppo 0, difficilmente verrà contagiato in quanto i suoi anticorpi reagiranno come reagirebbero ad una trasfusione del sangue non compatibile: distruggendolo.

In ogni caso è provato che avere gruppo sanguigno zero è un vantaggio: queste persone si infettano meno e, quando contraggono il virus, rischiano meno di essere ospedalizzate.