I gruppi su Telegram? Acqua passata, ci si vede nelle Room di Clubhouse, il social network solo audio

Di Guia Rossi
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Photo credit: Courtesy Photo, Guia Rossi - Getty Images
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From Cosmopolitan

Sono ore febbrili queste in cui l’Italia si sta accorgendo di un nuovo prodotto digitale, social network, che silenzia tutti gli altri. L’app che punta tutto su una sola qualità, la voce, si chiama Clubhouse e no, non è un app di canto (all’occorrenza però lo diventa) ma uno strumento affascinante con cui interagire con gli altri attraverso la conversazione e lo scambio di idee. E forse trasformarti in tempo zero in un* speaker radiofonic*, un* opinionista, un moderatore e moderatrice della rete. What?

Il vantaggio? Sono in realtà più di uno. Un social network che si basa unicamente sull’audio di fatto azzera lo stress estetico che si accumula in vista dei raduni Zoom e dirette Instagram: ciò che conta su Clubhouse sono le idee, l’empatia della voce e la curiosità di ascoltare e confrontarsi con il prossimo. Tutto bellissimo sì, se non fosse che l’app Clubhouse per ora funziona ad invito e gira solo su sistema operativo iOS, quindi fruibile per chi possiede un iPhone dal microfono performante. But no worry, corrono rumours fidati di uno sviluppo imminente del software Clubhouse anche per Android.

Ma come funziona Clubhouse, l'app social di solo audio?

La faccina sorridente che vedi sull’icona dell’app da ormai due milioni di iscritti e un valore di mercato di oltre il miliardo di dollari, appartiene al mitico Bomani X, musicista, cantante, autore -e molto molto altro- di colore, che vanta nel suo curriculum collab con Jill Scott, Nicki Minaj, Lil Wayne, Wyclef solo per essere concisi. Bomani, tra i primi utenti attivi dell'app lanciata in piena pandemia a marzo del 2020 da Rohan Seth e Paul Davison, è riuscito a elevarla da una conversazione per i nerdoni della Silicon Valley fissati con la tecnologia e le versioni Beta, a uno spazio aperto alla creatività e all'espressione artistica di larghissimo respiro. Fidati, ascoltarlo suonare nella Room The Bomani Effect è puro godimento e non vorrai più smettere.

Clubhouse, poche azioni, molte opzioni

Photo credit: Guia Rossi
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Ma torniamo al punto. Abbiamo detto che Clubhouse è un social che funziona ad inviti, proprio come i club per gentiluomini di una volta. Ma niente paura, non appena si è creato l’account le probabilità che qualcuno di nostra conoscenza su altre piattaforme, tipo Twitter, Facebook e Instagram, sia già approdato prima di noi e ci apra finalmente la porta per farci entrare, sono davvero molto alte. E in poco tempo il primo scoglio sarà superato. Una volta dentro per utilizzare Clubhouse è consigliato adottare un approccio soft perlustrativo, ovvero mettersi alla ricerca delle Room, le stanze in cui si parla di argomenti di possibile interesse e incuriosiscono. Arte, musica, attualità, viaggi, cibo, moda, lavoro, tecnologia e tutto il mondo universo che ci accomuna sono lì ad aspettarci. Una volta entrati nella Room prescelta ci si mette in ascolto della conversazione animata dai moderatori e degli ospiti invitati a parlare sul palco virtuale. Nel frattempo, però, nessuno ci vieta di curiosare in giro e passare in rassegna i profili dei partecipanti e degli ascoltatori nell'ottica di creare nuovi contatti da coinvolgere in conversazioni future. E se l'effetto shock da ibrido sonoro tra un podcast live e una trasmissione radiofonica non immobilizza troppo le sinapsi, esiste la possibilità di partecipare alla conversazione alzando la mano, cliccando cioè il simbolo della manina piazzato in basso a destra dello schermo per attivare così il microfono e finalmente dire la nostra.

Photo credit: Guia Rossi
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Un'altra azione fondamentale dell'app Clubhouse riguarda il simbolo Leave Quietly che si scorge in basso a sinistra del display. Quella è una magnifica exit-strategy per lasciare la stanza senza far rumore una volta che si è soddisfatto ogni curiosità riguardo al topic della conversazione, oppure si è capito che non è un argomento che fa per noi. Capito il meccanismo per entrare e uscire dalle stanza è arrivato il momento di passare all'azione con la A maiuscola, ovvero creare una stanza propria, pubblica o privata, in cui proporre argomenti di dibattito e confronto. Se le bubble sneakers saranno ancora un trend o la crisi finanziaria ci travolgerà per tutto il 2021, saremo noi a deciderlo senza alcun giudizio aprioristico da parte della community.

Photo credit: Guia Rossi
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Letture, dibattiti, performance, confronti e incontri: la nuova socialità punta dritto a ciò che davvero ci mette in contatto l'una con l'altra, ovvero con il dialogo e lo scambio di idee. Basta capire il cosa perché il quando è davvero adesso. Su Clubhouse ci sono anche i personaggi famosi e si può parlare con loro? Sì, è possibile: da Jared Leto ad Aston Kutcher, da Oprah Winfrey a Drake in U.S, in Italia Clubhouse ha già attirato i nostri beniamini di radio, tv e cinema. Favino, Luca Bizzarri, giornalisti e opinionisti in queste ore si stanno già misurando con il nuovo mezzo di conversazione digitale. Arriverà a presidiare anche la politica? Può essere, ma adesso non è un nostro pensiero.

Clubhouse è il social del futuro?

Appurato che il prodotto siamo noi, galleggiando tra i flutti di algoritmi sovrani, e avendo chiaro che la dote di public speaking è un talento che si può coltivare, ricordiamoci che Clubhouse potenzialmente è un social dove fare marketing e business, dove fare crescere la propria fama di Creator per raggiungere sempre più audience e forse anche monetizzare. Sì, presto verranno introdotti nuovi sistemi di mance e biglietti per accedere alle stanze e abbonamenti ai canali dei creatori molto seguiti, diciamo pure in una formula molto simile a quella di Twitch.

Ah, ultimo ma non ultimo appunto: una volta che le Room si esauriscono, spariscono per sempre, così come la regola ferrea di Clubhouse riguarda le registrazioni. Assolutamente vietate.

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