Hanno scoperto che volare con il Covid-19 è pericolosissimo, per colpa della pressurizzazione della cabina

Di Simone Cosimi
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Photo credit: John Moore - Getty Images
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From Esquire

Ci auguriamo che nessuno a bordo di un aereo sia infetto e contagioso. Ma la storia delle epidemie e pandemie, compresa quella di Sars-CoV-2, ci racconta invece ogni giorno di come le infezioni viaggino con i loro ospiti umani (e non solo). Anche, nei casi del XX secolo, a bordo degli aerei.

Chi sia infetto e abbia sviluppato alcuni sintomi non compie solo un gesto avventato imbarcandosi senza effettuare ulteriori controlli (o criminale, negando o nascondendo una condizione di cui ha consapevolezza, rischiando così denunce e condanne molto gravi nonché di innescare focolai e nuovi contagi) ma mette fortemente a rischio anche la propria vita. Il Washington Post riporta infatti un’analisi secondo cui volare con problemi respiratori sia un’attività ad alto rischio a causa della bassa pressione dell’aria in cabina.

Due i casi riportati dal quotidiano statunitense. Il primo è quello di un uomo positivo al coronavirus e morto di crisi respiratoria acuta a bordo di un volo United Airlines da Orlando a Los Angeles lo scorso 14 dicembre. Il secondo quello di una donna texana che lo scorso luglio è deceduta durante un volo Spirit Airlines dirottato al momento della crisi respiratoria. In entrambi i casi, ai passeggeri erano state praticate tutte le manovre di emergenza in caso di arresto cardiorespiratorio ma senza successo.

Photo credit: Courtesy Unsplash
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Secondo gli esperti i problemi in questi due casi sono legati alla bassa pressione dell’aria in cabina in grado di abbassare il livello di ossigeno nel sangue nelle persone in condizioni respiratorie critiche o problematiche, in certi casi anche inconsapevoli. Dunque non solo nel caso dei sintomi scatenati dalla Covid-19. Per Nicholas Hill, responsabile di pneumologia al Tufts Medical Center di Boston, “non c’è dubbio” che le condizioni dell’aria nelle cabine degli aerei - dove umidità e pressione più basse sono responsabili anche della riduzione fino al 30% di gusto e olfatto - ponga dei rischi ai passeggeri affetti (si spera senza saperlo, di nuovo) da Covid-19 e che volare sia stato probabilmente un fattore esiziale in quelle due morti come in altre su cui magari si è indagato con meno attenzione.

“Se Sali in aereo con la Covid-19 o con qualsiasi altro problema respiratorio sarai a rischio elevato una volta in quota – spiega Hill – non riguarda appunto solo la Covid ma chiunque soffra una insufficienza respiratoria acuta. Il cambiamento nei livelli di ossigeno dal livello del mare può provocare delle crisi a bordo”. Le cabine degli aerei sono pressurizzate in modo che i passeggeri siano a proprio agio e possano respirare agevolmente anche a 10/12mila metri di altitudine. Ma la pressione dell’aria pompata nell’aereo in modo da rendere possibile ai passeggeri la respirazione, rimane comunque del 25% inferiore in una cabina che a terra. E volare da sempre dà problemi respiratori ai pazienti con questo tipo di disturbi.

Photo credit: GETTY
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Di solito la pressione all’interno della cabina oscilla fra 0,81 e 0,75 atmosfere a quota di crociera, un buon compromesso in termini strutturali della fusoliera e di consumi rispetto a 1 atmosfera che è la pressione a livello del mare. Su un volo tipico, mentre l’aereo sale a 10 mila metri, l’interno della cabina corrisponde così a un'altitudine tra i 1800-2400 metri.

Per la Covid-19, dunque, non è diverso: volare da malati può influire sui livelli di ossigeno nel sangue fino a una soglia d’allarme tale da richiedere assistenza medica immediata. Non a caso le compagnie aere sono preparate a rispondere a queste crisi (innescate anche da patologie polmonari, respiratorie o cardiache che appunto impattino sulla respirazione e l’ossigenazione) con ossigeno a bordo, così da aumentarne la concentrazione riportandola a livelli simili a quelli a terra.

Secondo Delta Air Lines, per esempio, le emergenze di questo tipo costituiscono circa il 10% di tutte quelle che accadono in volo. Gli assistenti di cabina e gli equipaggi ricevono ogni anno un addestramento specifico sulle manovre di emergenza. Ma certe volte non basta, come non è accaduto nei due casi citati. Stando a Hill, d’altronde, non è necessario dover già provare respiro corto o altri problemi prima del decollo per avere una crisi in volo visto che i livelli di ossigeno nel sangue possono essere bassi nei pazienti Covid-19 anche pre-sintomatici o asintomatici che non hanno problemi di respirazione.