«Ho rapinato io Kim Kardashian a Parigi». La cronaca del surreale colpo

Di Redazione Gente
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Photo credit: Yunice Abbas, rapinatore di Kim Kardashian
Photo credit: Yunice Abbas, rapinatore di Kim Kardashian

From ELLE

Questa storia è surreale, incredibile, così com’era apparsa subito surreale la rapina attorno alla quale gira. Uno dei sei uomini della cosiddetta “banda dei nonni” che nella notte del 3 ottobre 2016 rapinarono Kim Kardashian a Parigi ha scritto un libro sull’accaduto. Yunice Abbas, 67 anni, firma J’ai séquestré Kim Kardashian (l’Archipel, 256 pagine, 18 euro). Parliamo di una rapina da film, 9 milioni di euro in gioielli, il più grande bottino mai sottratto in un sol colpo a una persona in Francia. Un colpo che i malviventi portarono a compimento con geniale facilità.

Photo credit: Il libro di Yunice Abbas
Photo credit: Il libro di Yunice Abbas

Abbas fu arrestato tre mesi dopo l’accaduto insieme agli altri complici (media d’età, 65 anni). Quando la polizia lo ammanettò, trovò 67 mila euro a casa del figlio, ma del valore complessivo della refurtiva, a oggi, sono stati recuperati solo 250 mila euro. Il resto, secondo i soci di Abbas, sarebbe “al sicuro nel Sud Italia”, versione mai provata. Intanto Yunice, dopo ventidue mesi di detenzione, è in regime di libertà provvisoria per le sue condizioni di salute e in attesa di processo. Perché scrivere un libro? Pentimento? Niente affatto. Dare il suo punto di vista pare che per Abbas sia piuttosto una questione d’onore: “Volevo fare chiarezza sui detestabili gossip che sono stati raccontati. Troppe approssimazioni”, si legge nel libro, oltre alla narrazione della sua vita precedente, quella di un ladro che aveva già passato vent’anni dietro le sbarre per vari furti.

Quel 3 ottobre la Kardashian era a Parigi per la settimana della moda e alloggiava all’hotel de Pourtalès, villa di lusso vicino a Place de la Concorde. Abbas non conosceva l’identità della vittima designata. Era stato ingaggiato mesi prima per una rapina alla “moglie di un importante rapper americano (Kanye West, ndr)”. Non aveva fatto domande pur di essere scelto. “Bastava fidarsi dell’organizzatore”. Così la banda aveva soprannominato la misteriosa vip “la star virtuale”.

Photo credit: Kim Kardashian
Photo credit: Kim Kardashian

Avevano infiltrati a qualsiasi livello, compresa la società di noleggio della limousine, e conoscevano in dettaglio i suoi movimenti. “L’obiettivo era l’anello di fidanzamento da 4 milioni”, scrive Abbas, parlando del prezioso che un anno prima l’influencer aveva lanciato in una piscina durante un reality show. “Il Rolex da 40 mila euro e tutto il resto sarebbero stati un di più”. Come pali assoldarono dei pensionati, insospettabili. C’erano controlli antiterrorismo a ogni angolo della strada, così la banda si mosse in bici appena un informatore avvisò che Kim era rientrata e che la guardia del corpo stava accompagnando la sorella Kourtney a una festa. “La mia bici aveva una gomma bucata, ma non c’era più tempo, andai lo stesso”, afferma. Bussarono alla guardiola travestiti da poliziotti e l’operatore aprì candidamente, chiedendo: “È ancora per la cocaina?” visti i frequenti controlli antidroga. Abbas rimase a presidiare l’ingresso, altri corsero in camera facendosi scudo del guardiano, un algerino anglofono, che si scoprì essere irregolare, così come si apprese con altrettanto scalpore che le telecamere dell’hotel dove dormiva una star con un carico di gioielli prestati dalle case del lusso erano spente per garantirle la privacy. “Udito il trambusto, le nostre due fatali bellezze - Kim e la segretaria - tentarono di chiamare il 911, numero della polizia americana che in Francia non funziona”. Kim era seduta sul pavimento a gambe incrociate con una vestaglia e il telefono in mano. “Non era neanche spaventata. Aveva capito che la sua vita non era in pericolo, non ha nemmeno cercato di nascondere l’anello, lo ha consegnato subito insieme con il cofanetto dei preziosi. I miei compagni le hanno chiesto di stendersi sul letto. È lì che l’hanno legata, non nella vasca, com’è stato scritto”. La segretaria, nascosta in bagno, non fu mai notata. Sarà lei a liberare Kim, mentre Abbas si dileguava con la refurtiva. “La tracolla s’impigliò in una ruota e i gioielli caddero per terra”. Rimarrà in strada una pietra, ritrovata giorni dopo da un passante. Nella fuga, suonò il cellulare rubato, con la notifica Chapman, “forse la cantante”. Il ladro lo lanciò in un canale.

Photo credit: La stanza d'hotel dove è avvenuta la rapina ai danni della Kardashian
Photo credit: La stanza d'hotel dove è avvenuta la rapina ai danni della Kardashian

La mattina tutti i telegiornali aprirono con la notizia. Appreso chi era la “star virtuale”, Abbas cominciò a raccogliere tutti i ritagli che descrivevano “in maniera fantasiosa” il caso. Kim, dal canto suo, dichiarò di essere stata minacciata a mani armate, in una notte di terrore. L’assicurazione le risarcì 6,1 milioni di euro, rivalendosi sulla compagnia assicurativa della guardia del corpo.

Nel 2019 due pietre, di cui la star aveva denunciato il furto, riapparvero a Los Angeles. L’assicurazione chiese chiarimenti. Giustizia si farà, su tutti i fronti. Il nostro “ladro gentiluomo”, come si autodefinisce, scrive: “Oggi ci sono furti sanguinari per bottini ridicoli. Noi siamo all’antica”, e su quest’amara riflessione concordiamo con lui, senza trasformarlo in un eroe.

Testo di Gaetano Zoccali

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente