Icons: le tre immagini più significative della settimana

Di Vivien Bovard
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Artwork Eva Novelli
Photo credit: Artwork Eva Novelli

From Harper's BAZAAR

21-28 dicembre

Le festività natalizie, con o senza pandemia, sono momenti d’introspezione rara che, anche involontariamente, generano opprimenti bilanci e inattese gratitudini. Ago della bilancia, il Natale è un luogo d’incontro fra la quotidianità dei sentimenti e tradizioni che provengono da un’infanzia lontanissima. Per eccellenza, dunque, queste feste sono un periodo magico, con tutti gli aggettivi – positivi o negativi – che si possono attribuire. David Shrigley, l’artista che fa del segno verbale e dello humor i suoi cavalli di battaglia, in quest’opera del 1996 s’interroga su una figura chiave di questa occorrenza: Santa Claus. Con il ritmo ossessivo di una sinfonia paranoica, l’autore percepisce la figura di Babbo Natale – all’unanimità considerata accogliente e paterna – come estranea e minacciosa. Un mantra di contrarietà (Santa Claus is not evil. There is no need to defend myself against him) tenta di esorcizzarne la malignità, al fine di salvaguardare quella che è la visione condivisa riguardante il personaggio. L’ironia è sovrana e non c’è nulla che debba destabilizzarci. Tuttavia, è interessante, almeno per un istante, sabotare la tradizione. Anno dopo anno, fossilizziamo memorie abitudinarie che rischiano di ammuffire il cuore. La novità è ciò di cui si nutre il nostro cervello per riprogrammarsi. Le festività natalizie sono un’occasione per sperimentare la vita e fuggire alle dittature nostalgiche: perdere l’opportunità di reindirizzare la rotta, soprattutto in tempi come questi, sarebbe un peccato. Audere semper, soprattutto a Natale!

Rispolverare gli album di famiglia, tirare giù dalle mensole ricordi. E le diapositive della luna di miele? Gli archivi sono reliquari, utili – anzi necessari – a rivitalizzare il presente. Chi si occupa di moda lo sa bene. Per questo, anche su Instagram, sono attive pagine come @conde.nasty, in grado di traslare i boulevard del passato sulle strade del presente, con figure e look, diventati iconici. Fra questi annoveriamo, brillante e stupenda, Françoise Hardy, musa di Paco Rabanne che, assieme a Brigitte Bardot, Jane Birkin, Jeanne Moreau e Audrey Hepburn, sancì il successo di questo marchio d’avanguardia. La fine degli anni Sessanta, caratterizzati da un flusso vitalistico implacabile, stabilivano le coordinate di un nuovo rinascimento. L’oro ribelle degli abiti di Rabanne ne era portavoce. Oggi, in limine ai nuovi – si spera – roaring twenties, osservare un’immagine così dovrebbe suscitare un fremito d’imitazione, una volontà di placcare la quotidianità con tessere d’orate e con l’eleganza di Hardy. Sono i giorni, questi, di guardare al passato per restituire al futuro sogni del calibro di El Dorado.

https://www.instagram.com/tv/CJJ-wpoqaRq/

C’è un’espressione verbale, icastica e quasi liturgica, molto cara alle nuove generazioni. È una parola in grado di rappresentare l’indicibile. Questa espressione è “totale!” (sin. pazzesco, meraviglioso, wow-issimo). L’esclamazione “totale!” sorge dall’accostamento improvviso di dimensioni inconciliabili, da eventi sorprendenti o da quelle che gli antichi definivano mirabilia. Un esempio? “A: North Face ha appena fatto una collab con Gucci! B: No, davvero? Totale!”. Cioè, ‘na meraviglia. Sotto questa categoria deve, assolutamente, rientrare il monologo natalizio di Kasia Smutniak, recitato con la tipica elegante sincerità dell’attrice. Sei minuti di IGTV che si sono trasformati in una breve conferenza sulla situazione attuale, sul significato della condivisione e sulla necessità – ormai consapevole – di fare dei sacrifici al fine di raggiungere giorni migliori. Tutto questo, direttamente dall’abitacolo di un’ape car, che infonde a questo biglietto d’auguri, già di per sé unico, un’aura d’invincibilità. Questo video deve essere visto e ascoltato, perché elude completamente le formulette tipiche degli auguri natalizi. Nella sua forma hippy chic e divertente c’è un contenuto profondo che, in sintesi, crea uno sketch definibile in un unico modo: totale!