Il 26 settembre a San Marino si vota (finalmente) per la depenalizzazione dell’aborto

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Photo credit: Guido Mieth - Getty Images
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Fortunatamente non sono molti i Paesi europei dove l'aborto è ancora illegale, uno di essi, però, si trova incuneato tra Emilia-Romagna e Marche: sì, a San Marino l'interruzione di gravidanza è ancora illegale in tutti i casi, incredibile ma vero. Le cose, però, potrebbero presto cambiare perché grazie all'impegno del gruppo femminista Unione donne sammarinesi il 26 settembre si terrà un referendum per chiedere la depenalizzazione dell'aborto. Nel 2021 è proprio il caso di dirlo: finalmente.

Nella Repubblica di San Marino l’aborto attualmente è illegale in ogni circostanza compresi i casi di stupro, di gravi malformazioni del feto e di pericolo di vita per la donna. Gli articoli 153 e 154 del codice penale del paese condannano con la reclusione (anche fino a sei anni) sia la donna che sceglie di interrompere la gravidanza sia ogni altra persona che la aiuti. "A lungo a San Marino ha dominato un atteggiamento ipocrita" spiega Karen Pruccoli, membro dell'Uds al Corriere della Sera, "far finta che non esista il fenomeno dell’aborto". Gli articoli che escludono l'IVG risalgono addirittura al 1865, sono stati confermati in epoca fascista e poi di nuovo nel 1974 con l'entrata in vigore dell'attuale codice penale. L’articolo 154, tra l'altro, prevede ancora che l’aborto "per motivo d’onore" venga punito in modo più lieve (reclusione da tre mesi ad un anno): è il caso in cui ad abortire sia una donna non sposata dunque la legge a San Marino tuttora considera l’aborto meno grave se il figlio è illegittimo.

"L'Italia nel 1978 regolamentò l’aborto", continua Pruccioli, "e a San Marino si girarono dall’altra parte, le norme rimasero, pur senza portare a condanne, di cui non si ha memoria recente". "In Europa solo Andorra, Gibilterra, Liechtenstein, Malta, Polonia e Città del Vaticano non hanno legalizzato l’aborto oltre alla nostra Repubblica", aggiunge, "Di solito San Marino arriva in ritardo rispetto all’Italia, ma in questo caso di tempo ne è trascorso". Le donne sammarinesi che vogliano ricorrere a un'IVG sono costrette a spostarsi a Rimini o nel resto della Romagna per abortire a pagamento. "Il prezzo da pagare è piuttosto alto", spiega infatti la dottoressa Francesca Nicolini, responsabile del centro salute di Serravalle a Internazionale, "Per una sammarinese abortire in una struttura sanitaria italiana può costare circa duemila euro. Ma soprattutto diventa tutto molto complicato”. Nicolini sostiene che finora il problema sia stato trascurato perché “a San Marino c’è sempre stato un certo benessere economico” e le donne del Paese hanno potuto affrontare le spese necessarie per abortire in Italia. “Ora però il problema diventa serio perché non è vero che tutti possono permettersi certe cifre", aggiunge, "Questo incentiva gli aborti clandestini, sempre oltreconfine, in strutture in cui magari ti fanno pagare meno".

Negli scorsi mesi l'Uds ha raccolto migliaia di firme per chiedere il Referendum e, tra pochi giorni, sapremo se San Marino farà finalmente questo passo. Le attiviste spiegano che i principi inseriti nel quesito sono due: l’autodeterminazione della
donna e quindi la possibilità di interrompere la gravidanza entro la dodicesima settimana e l’aborto terapeutico (anche oltre la dodicesima settimana) in caso di pericolo per la vita della donna oppure in presenza malformazioni del feto. L'IVG dev'essere resa legale a San Marino: "Le ragazze sammarinesi di vent’anni", spiega Elena D’Amelio di UDS su Repubblica,"parlano delle stesse cose delle loro coetanee, dalla body positivity al cat calling alle battaglie contro la tampon tax, poi però nel loro Paese vivono una realtà ferma a decenni fa, altro che shock culturale". Sì, le cose devono cambiare e stavolta basta un "sì".

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