Il Cantante Mascherato Morgan non conosce l'ovvio e stargli dietro è una maratona infinita

Di Monica Monnis
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Stefania D'Alessandro - Getty Images
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From Cosmopolitan

Sarà che in questi giorni si parla tanto di Sanremo 2021 sì/no/forse e la scorsa edizione è stata segnata dalla sua lite che ha scatenato il buzz più alto della storia della kermesse, sarà che la sua partecipazione a Il Cantante Mascherato è praticamente data per certa, ma oggi il nostro pensiero va a Morgan alias cubo di Rubik della musica italiana che non smette di far inc****** ma allo stesso affascinare a mille. Perché alla fine, al buon caro e vecchio Marco Castoldi, con tutti i suoi difetti, le sue scorribande (eufemismo) che ci hanno mostrato il suo lato fragile, insicuro (e umano), un po' gli si vuole bene, e quando si rialza dopo una caduta siamo felici, idem guardando le foto in cui fa il papà di Maria Eco al parco (la terza figlia di 10 mesi nata dal legame con Alessandra Cataldo ndr). Al netto delle sue contraddizioni e assurdità (l'ultima canzone pubblicata su Instagram si chiama Ano e no, non è uno scherzo) e un profilo Instagram psichedelico e assurdo, Morgan è Morgan, come lui nessuno mai (prendere o lasciare).

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Etichettare, definire, dare un ordine al caos mentale di genio e sregolatezza di Morgan è sfiancante e ai limiti delle missioni di Tom Cruise. Il suo è un mondo che viaggia in antitesi con ovvietà e politically correct, se c'è da litigare non si tira indietro (con Bugo okay, ma più recentemente con Amedeus reo a suo dire di averlo ingiustamente escluso da Sanremo 2021), se gli viene chiesto di parlare di musica è impossibile metterlo in pausa (ha pubblicato un audiolibro di 5 ore e 22 minuti in cui è letteralmente un fiume in piena), se gli viene proposto un ruolo da giudice di un talent le probabilità che combinerà un casino sono altissime (citofonare Maria De Filippi).

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La sperimentazione è la sua conditio sine qua non per continuare a fare e diffondere la sua arte per cui ha deciso di non servirsi più dei canali canonici. E così niente album, ma contest e "donazioni libere" dei followers per la pubblicazione su Instagram dei suoi pezzi, dai più tradizionali come le ballad scartate a Sanremo alle “canzoni assurde” che pubblica a cadenza precisa e sotto indicazione dei fan (l'intenzione è di raccoglierle in un album intitolato Mr. Agon e il Sacro Silenzio), bizzarrie elettroniche e nonsense con testi ai limiti dell'assurdo: c'è Klaptzikal, cantata in una lingua inesistente, Ano (sì proprio ano), Sottochiave spazionave e Che succede. Un talento smisurato universalmente riconosciuto, per alcuni buttato via tra salotti tv, polemiche e dipendenze, per altri speciale proprio per il suo essere caotico, anticonvenzionale e autentico. Un fiume in piena, ecco, che una maschera difficilmente potrà arginare o nascondere.

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