Il cinema può combattere il pregiudizio o incoraggiare l'intolleranza

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I film molto spesso fanno luce su determinati problemi sociali, fanno riflettere su caratteristiche antropologiche di un popolo, di una cultura, e offrono gli strumenti per comprendere l’intolleranza, la discriminazione e l’inclusività.

In questo particolare periodo storico sono stati realizzati molti film e serie tv sulla questione razziale come Them, Antebellum, Noi, The Underground Railroad e nel mese del pride hanno avuto spazio drammi e commedie finalizzati a sensibilizzare sull’orgoglio LGBTQ che, dagli anni 70 ad oggi, fa sentire sempre più forte la sua voce.

Pertanto, mi ha colpito un vecchio articolo della rivista Cinema del Dicembre 1948 che valutava il peso del pregiudizio nei film dell’epoca, particolarmente concentrati sull’antisemitismo. Le riflessioni che condivide l’autore Fernaldo Di Giammatteo si possono facilmente attualizzare e collegare anche ad altre forme di intolleranza che accendono polemiche e coltivano stupidi preconcetti.

Dentro ogni film c’è una realtà da scoprire. Quella parte, piccola o grande, di realtà che il film racchiude e che di per se costituisce tutto un mondo con il suo particolare significato umano, i suoi problemi e le sue ben definite esigenze, ha spesso un valore che supera gli stretti limiti dell’opera cinematografica. E di questo, ci piaccia o no, bisognerà pur tener conto, se non si vuole rischiare il completo isolamento nel nostro guscio di inveterati provinciali” scrive Di Giammatteo, aggiungendo: “si verifica il caso di film scialbi e mal costruiti che dischiudono una nuova prospettiva, che mostrano una faccia della realtà ancora sconosciuta”.

Ovviamente i film propongono il punto di vista dello sceneggiatore e del regista, e non sono quasi mai neutrali o imparziali. Quindi è sempre dovere e responsabilità del pubblico valutare il messaggio correlato alla realtà in cui egli vive, e trarre le dovute conclusioni. Tuttavia il ruolo del cinema nella crescita intellettuale di un popolo non è da sottovalutare, poiché i film insegnano, nel bene e nel male, ai bambini come agli adulti.

"C’è una serie di film che puntano tutte, o quasi, le loro carte sulla rappresentazione di una determinata realtà, quei film che molta gente, per ragioni diverse, si è affrettata a definire ‘sociali’. Ma la realtà non è sempre una realtà sociale e non può essere esaminata da un solo punto di vista, se non in sede dichiaratamente polemica”.

Ci sono film inchiesta che cercano di produrre una tesi dopo un lungo e completo lavoro di ricerca, altri invece che prendono solo come spunto una verità storica o politica per poi costruirgli intorno una storia di finzione che può sostenere un’idea piuttosto che un’altra. Un film che si assume tale responsabilità dovrebbe, tuttavia, puntare all’autenticità.

Di Giammatteo prende come esempio il film Gentleman’s Agreement (Barriera Invisibile) del 1947, diretto da Kazan, “un documento più che una battaglia, un’inchiesta più che una condanna o un’apologia. Kazan espone una sintesi delle condizioni di vita degli ebrei americani. Gli americani si aggrappano ai pregiudizi per trovare una giustificazione logica del loro “disprezzo razziale”.

Pertanto, ieri come oggi il cinema dovrebbe avere “la funzione di documentare la sopravvivenza di pregiudizi medioevali in una società che si ritiene all’avanguardia del progresso civile” puntano alla loro eliminazione in futuro.

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