Il consulente di Figliuolo spazia dai vaccini a vettore virale al controllo dell’epidemia in Italia

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Guido Rasi
Guido Rasi

Guido Rasi è stato chiarissimo: “Le riaperture vanno gestite con attenzione, personalmente avrei aspettato più immunizzazioni”. Attenzione, a dirlo non è un tecnico senza ruolo organico alle strategie dell’esecutivo Draghi, ma l’ex numero uno dell’Ema e attuale consulente del generale Francesco Paolo Figliuolo. Rasi è in pratica uno degli uomini con cui il Commissario per l’emergenza covid nominato da Mario Draghi prende le sue decisioni in materia di decisioni che, come nel caso delle riaperture, sono direttamente in capo proprio a Draghi; il particolare non è affatto irrilevante.

Rasi: “Nesso fra vaccini e trombosi da definire”

Ad ogni modo in un’intervista alla Stampa Rasi ha esordito sul tema che forse è più congeniale alle sue skill, quello della controversa questione dei vaccini a vettore virale. E ha detto: “Cosa c’è che non va nei vaccini a vettore virale? Il loro ruolo nella patogenesi delle trombosi è tutto da definire. Il numero esiguo dei casi, la loro dispersione su tutto il territorio europeo e oltre ed alcuni elementi di eterogeneità tra loro, non facilitano i ricercatori nell’identificazione delle cause”. Poi Rasi ha aggiunto: “Tuttavia se fossi sotto terapia anticoagulante farei uno dei due vaccini a vettore virale senza la minima esitazione, sono il futuro”. E l’ex numero uno dell’Ema ha rincarato la dose: “A chi non ha avuto effetti collaterali dopo la prima dose consiglierei di non cambiare”.

“Riaperture ma con attenzione, non c’è ancora controllo”

Sul blocco di AstraZeneca e J&J attribuito in vulgata alle presunte pressioni di chi sui vaccini fa business, Rasi dice che “con 7 miliardi di persone da vaccinare intanto c’è gloria per tutti”. Poi l’affondo sul tema caldo italiano, quello delle riaperture: “Le riaperture vanno gestite con grandissima attenzione. In assenza di una garanzia di comportamenti responsabili e capacità di controllo dell’epidemia sarebbe bene aspettare di raggiungere prima adeguati livelli di immunizzazione della popolazione”. Come a dire che forse, in base al numero di persone finora messe al sicuro in Italia, magari era troppo presto.