Il discorso di Greta Thunberg sferra un nuovo attacco ai leader mondiali e alle loro vuote parole

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Photo credit: Nicolò Campo - Getty Images
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La politica è l'arte del compromesso, ma per Greta Thunberg il tempo del compromesso è finito. Il suo discorso di ieri all'apertura di Youth4Climate, la prima conferenza mondiale dei giovani sul clima organizzata a Milano, è stato un pugno nello stomaco non solo per i rappresentanti delle istituzioni presenti, ma anche per quelli assenti, chiamati inevitabilmente in causa dalla giovane attivista. Non appena è stata invitata a prendere la parola, la diciottenne si è avvicinata ai microfoni con un sorriso sardonico che non faceva presagire niente di buono. E in effetti il suo discorso al vetriolo ha infiammato il palco della Fiera e acceso l'entusiasmo dei quasi 400 ragazzi arrivati da ogni parte del mondo per aggiungere la propria voce a quella di Greta.

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"Il cambiamento climatico non è solo una minaccia, è anche un'opportunità per creare un mondo più sano, più pulito e più verde che porterebbe vantaggi a tutti. Dobbiamo riconoscere quest'opportunità, possiamo raggiungere risultati vincenti sia nella conservazione dell'ambiente che nello sviluppo di alta qualità. Combattere il cambiamento climatico richiede cooperazione, innovazione e forza di volontà per produrre i cambiamenti di cui il mondo ha bisogno. Dobbiamo passare dalle parole ai fatti. Se lo faremo insieme, ce la faremo". Sono state queste le prime parole scelte da Greta per inaugurare la conferenza sul clima organizzata in preparazione della PreCop26 dell'1 e 2 ottobre. Parole fin troppo ponderate rispetto ai toni accusatori a cui la diciottenne ci ha ormai abituato dopo il suo celebre "How dare you?" pronunciato davanti ai rappresentanti delle Nazioni Unite.

Chi pensa però che Greta si sia ammansita e che l'età della ragione l'abbia riportata sui binari del politicamente corretto è costretto presto a ricredersi. "Quando parlo di cambiamento climatico, a cosa pensate? – chiede l'attivista –. Penso ai posti di lavoro. Posti di lavoro verdi. Lavori verdi". E scoppia l'applauso del pubblico, che riconosce le parole del presidente Joe Biden a proposito del clima. "Dobbiamo trovare una transizione graduale verso un'economia a basse emissioni di carbonio – prosegue Greta, riferendosi stavolta a un discorso del presidente francese Emmanuel Macron –. Non esiste un pianeta B. Non esiste un Pianeta Bla. Bla, bla, bla, bla, bla, bla". Il re è nudo. Ormai è chiaro che il discorso di Greta è un preciso attacco ai leader mondiali, a cui sceglie di rispondere con le stesse vuote parole che da anni sentiamo loro pronunciare durante talk, conferenze e summit internazionali. Il riferimento è alle stesse Cop – Conferenza delle parti della convenzione sui cambiamenti climatici - a cui abbiamo assistito impotenti da Berlino 1995 a Madrid 2019. Venticinque anni di bei proponimenti e false speranze che ci stanno portando a un punto di non ritorno, come denunciato da Patricia Espinosa da cinque anni segretaria esecutiva della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). "Mettere d'accordo 200 Stati non è impresa facile – spiega –, ma senza provvedimenti immediati le emissioni di carbonio aumenteranno del 16% entro il 2030, ammonisce l'Onu".

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"Ricostruire meglio: bla, bla, bla. Green economy: bla, bla, bla. Emissioni zero entro il 2050: bla, bla, bla. Questo è quello che sentiamo dai nostri leader: parole, parole bellissime, ma che finora non hanno portato a nessuna azione. È chiaro che abbiamo bisogno di un dialogo costruttivo, ma adesso sono 30 anni che loro [i leader mondiali, ndr] dicono bla, bla, bla, e dove ci hanno portato? – si chiede amareggiata la Thunberg – Possiamo ancora invertire questa tendenza, è del tutto possibile. Ci vorranno riduzioni annuali immediate e drastiche delle emissioni. Ma non se le cose vanno avanti come oggi. La mancanza intenzionale di azione dei nostri leader è un tradimento verso tutte le generazioni presenti e future".

Come non bastasse, ad aggiungere imbarazzo a un già di per sé mortificante contesto di inefficienza e inoperosità da parte dei leader mondiali sul tema del cambiamento climatico, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani non si è fatto sfuggire l'occasione di bacchettare Greta e tutti i ragazzi presenti. "Il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali globali devono essere trattati insieme, non esiste un'unica soluzione. Spero che oltre a protestare, cosa che è estremamente utile, ci aiuterete a identificare nuove soluzioni visionarie, è questo quello che ci aspettiamo da voi". Come a dire: "Non solo parole, anche fatti", scaricando responsabilità e compiti di gestione sulle spalle di una ragazza di appena 18 anni. Una risposta all'accusa di Greta di "invitare giovani scelti con cura a riunioni come questa per fingere che ci ascoltino. Ma chiaramente non ci ascoltano". Peccato però che i compiti di un'attivista non siano quelli di un politico e che sia intellettualmente scorretto pretendere da dei ragazzi soluzioni pratiche, peraltro già note ed espresse, quando la responsabilità spetterebbe a politici, scienziati e tecnici. Basterebbe ascoltare le tante battaglie di Greta di questi tre anni contro la dieta animale, le emissioni di Co2, l'iniqua distribuzione dei vaccini (solo per fare qualche esempio) e unire i puntini. A questo punto viene da pensare che abbia davvero ragione la scorrettissima Greta quando dice: "Non possiamo più lasciare che siano le persone al potere a decidere cosa è politicamente possibile".

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