Il disegno di legge sulla gravidanza solidale è arrivato in parlamento ma è già polemica durissima

Di Carlotta Sisti
·4 minuto per la lettura
Photo credit: damircudic - Getty Images
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Sulla carta, o meglio, in un mondo ideale, quella della gravidanza solidale ed altruistica sarebbe l'idea perfetta per poter dare alle coppie, tutte, che non possono avere figli, la possibilità di diventare genitori. E tutto avverrebbe, per altro, in maniera piuttosto semplice, grazie alla libera scelta di una donna, che porterebbe avanti la gestazione, ospitando nel proprio utero un embrione sviluppato attraverso le tecniche di fecondazione in vitro, favorendone lo sviluppo, fino alla fine della gravidanza, compreso il parto. Non una madre surrogata, dunque, ma una madre altruista. Tutto questo è, di nuovo, teoricamente bellissimo, ed il fatto che il disegno di legge elaborato e voluto dall'associazione Coscioni e Certi Diritti, sia approdato nel nostro parlamento (dove, ricordiamo, è purtroppo ancora impaludato il ddl Zan) "al fine - si legge nel testo - di evitare situazioni di incertezza normativa e fornire piena tutela ai diritti di tutti i soggetti coinvolti e, in particolar modo, ai minori nati all'esito di tale percorso, anche all'estero, a seguito dell'applicazione della legge straniera", ci fa, d'istinto, tifare fortissimo per la sua approvazione. Ed anche la testimonianza di Maria Sole Giardini, che con l'associazione Coscioni ha presentato ricorso al Tar contro il divieto di quello che veniva chiamato utero in affitto, che ha detto a Repubblica che nel suo caso "non c'è mercimonio, guadagno, vendita, ma solo il gesto altruistico di una donna (...) che ha deciso di aiutare me, nata senza l'utero ma con ovaie perfette". E come Giardini, moltissime altre donne con patologie, o coppie sterili, o single, potrebbero, così, vedersi concesso il diritto di diventare genitori.

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Quindi sì, questa, se tutto andasse davvero come i migliori intenti del disegno di legge desiderano che vada, sarebbe una splendida notizia. Il fatto è, forse per il momento storico che ci ha trasformato in creature piene di dubbi (sarà lo stop and go, sarà il valzer dei colori delle regioni, saranno i bollettini, le curve che vanno su e giù, sarà l'insieme di tutte queste cose), poco dopo aver esultato per un ulteriore tentativo di rendere l'Italia un paese più progressista, m'è tornato in mente un pezzo (in realtà uno dei tanti) della scrittrice e giornalista gay e femminista Julie Bindel, una che tra le sue battaglie ha l'abbattimento del victim balming, dell'omofobia, della transfobia, della disparità di genere, ma che, per darvi un breve ritratto, è contro la legalizzazione della prostituzione. Bindel è da sempre contraria non solo all'utero in affitto, da lei inviso non per motivazioni legate alla religione ma al ricatto economico delle classi privilegiate verso chi ha poco o nulla, ma anche alla gravidanza solidale perché, dice, "semplicemente non esiste". Ora, trovo sia giusto e stimolante e arricchente porre, in discussioni come queste che tirano in ballo faccende enormi come l'etica e i diritti civili, anche punti di vista alternativi. Non ideologici, come quelli dei pro vita per i quali o si aderisce ad un modello granitico o si è nemici, ma semplicemente diversi.

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Il punto di vista di Bindel è netto: "A mio avviso - ha scritto di recente su UnHerd - tutta la maternità surrogata, compreso il tipo altruistico, è sfruttamento. Queste donne sono viste come nient'altro che uteri ambulanti, i cui bisogni umani saranno ignorati a favore di quelli dei "commissari" che possiedono il bambino che sta crescendo". E per chiarire, entra nel merito della sua Gran Bretagna: "Qui una madre surrogata può richiedere fino a 15.000 sterline di rimborsi spese, che equivalgono allo stipendio annuale per molte donne con un lavoro a bassa retribuzione. Ho parlato con una donna britannica», ricorda, «che è stata costretta dal marito violento a stipulare un accordo di maternità surrogata per saldare i suoi debiti. A un’altra donna, non appena rimasta incinta, i genitori committenti hanno tentato di controllarne la vita, dicendole che cosa poteva mangiare e bere, mandandole messaggi costantemente. “Ero considerata una loro proprietà”, mi ha confidato". Rischi e benefici, insomma, e si potrebbe obbiettare a Bindel dicendo che, al netto delle considerazioni più prettamente morali, i casi dai lei citati siano una minoranza. E potremmo ancor più obbiettare che in Italia le spese di una gravidanza, se portata avanti nella sanità pubblica, sono assai inferiori a quelle che occorrono, invece, in UK. Però, ecco, mettersi in discussione, pur rimanendo favorevoli al disegno di legge se non altro per le sue giustissime intenzioni, non fa mai male.