Il divertimento a Venezia? Ora si ragiona a misura di social (e senza accorgerci ci perdiamo molto)

·1 minuto per la lettura
Photo credit: Kurt Krieger - Corbis - Getty Images
Photo credit: Kurt Krieger - Corbis - Getty Images

Un tempo si chiamavano “balli”, poi sono diventate feste, oggi eventi. E già dalla minima questione lessicale, si capisce tutto. Alle origini, c’è stata la Venezia delle contesse e dei palazzi. Poi è venuto il Lido delle feste in spiaggia anche un po’ sgarrupate. Per anni, ricordo, il tema ricorrente era: «Bisogna fare in modo che i giovani si divertano». A un certo punto, il divertimento è arrivato, con tutto il suo gioioso fracasso, in gran parte grazie al sistema, efficacissimo, degli “eventi”, appunto, gestiti dagli sponsor.

La pandemia ha portato l’ennesimo cambiamento che, però, sembra quasi un ritorno all’antico. Basta feste affollate, niente buffet alla mercé dei soliti imbucati, solo cene private placée. Dove una volta, all’ingresso, si chiedeva l’invito, oggi si chiede il Green Pass.

Torneranno i megaparty? Prima o poi sì. Ma intanto c’è qualcosa che non tornerà più: la perdita dei freni inibitori. Ho ricordo di feste del passato in cui star, anche celebri, ballavano a piedi nudi e magari pure sui tavoli. Oggi tutti finisce su Instagram e ci finirebbero pure i momenti più sfrenati, anzi soprattutto quelli. Quindi, proprio oggi che pensiamo di vedere e sapere tutto quello che succede, vediamo solo una piccolissima parte di realtà, quella costruita ad hoc per stare sui social, con l’hashtag #aboutlastnight.

Photo credit: courtesy
Photo credit: courtesy
Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli