Il dramma delle donne afghane incinte nel Panshir denunciato da Emergency

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Shaul Schwarz - Getty Images
Photo credit: Shaul Schwarz - Getty Images

"Tutte le mie collaboratrici si stanno chiedendo cosa sarà di loro, cosa accadrà di qui a breve": dall'ospedale afghano di Emergency nella Valle del Panshir la dottoressa Rafaela Baiocchi denuncia l'aggravarsi progressivo della situazione all'arrivo dei talebani nel Paese. Come riporta Repubblica, secondo i calcoli dei medici in questi giorni sarebbero circa 7 su 10 le donne incinte che scelgono di non recarsi più all'ospedale di Anabah, centro di ostetricia, neonatologia e pediatria di Emergency. La provincia afghana è l'unica a non essersi arresa all'arrivo dei talebani: “Tutto attorno ci sono tafferugli e alcuni feriti sono stati portati qui da noi”, spiega la dottoressa di Emergency al Fatto Quotidiano, “Detto questo, è come se noi vivessimo in una sorta di campana di vetro. Nulla di grave è accaduto negli ultimi giorni, nessuno è venuto a darci indicazioni. Quotidianamente il nostro servizio navetta trasporta i dipendenti da Kabul all’ospedale, e viceversa". Tutto tace, quindi, e si rimane in attesa: "La percezione che tutto possa cambiare in peggio c’è, ma di fatto la vita in ospedale e nel Panshir va avanti normale".

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

Secondo Baiocchi le donne che lavorano in ospedale come ostetriche, infermiere e ginecologhe non hanno nessuna intenzione di smettere di lavorare. Il problema casomai è che, con l'arrivo dei talebani, le donne hanno più paura a girare per strada e a raggiungere l'ospedale e questo mette a serio rischio la loro salute e in certi casi la loro vita. "Una nostra paziente ha partorito pochi giorni fa in un ospedale non attrezzato adeguatamente", racconta ancora Baiocchi a Repubblica "I suoi familiari hanno deciso così perché l'ospedale è più vicino alla loro casa. Ora questa donna è da noi, in coma". Sempre in questi giorni una ragazza diciottenne è arrivata ad Anabah in condizioni molto gravi: "Era incinta al settimo mese ma aveva una grave emorragia dovuta a un trauma addominale", racconta sempre la dottoressa, "In questi casi è fondamentale intervenire nel minor tempo possibile, purtroppo è arrivata con i familiari 13 ore dopo l'incidente. Abbiamo fatto di tutto per salvare il bambino ma non è stato possibile".

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

L'ospedale rispecchia la storia recente dell'Afghanistan: fondato nel 2003 da Gino Strada negli anni è cresciuto e ha iniziato ad accogliere migliaia di donne, sia come ostetriche, sia come pazienti. “Ricordo al tempo della mia prima missione, nel 2007, come fosse difficile reperire infermiere e ostetriche”, racconta Baiocchi a Il Fatto Quotidiano, “Oltre a limiti professionali le candidate ne avevano a livello generale, non parlavano l’inglese, addirittura non sapevano leggere l’orologio. Ottenere il via libera dalle famiglie, dai genitori o dai mariti, per fare i turni di notte era quasi impossibile e una volta fidanzate e vicine al matrimonio le perdevamo. Fare formazione non era semplice". Poi col passare del tempo è iniziato un vero e proprio cambio di approccio: "Oggi le cose sono diametralmente opposte, al punto che riusciamo addirittura a selezionare le migliori", continua la dottoressa, "Le ragazze non hanno alcuna intenzione di sposarsi, vogliono trovare un lavoro, restare autonome, fare carriera insomma. Non va dimenticato che molte famiglie si reggono soltanto sul loro stipendio. E poi ci sono le pazienti, sempre più consapevoli della necessità di fare un parto in sicurezza e non di rischiare la vita in casa”. Ora, però, tutto questo rischia di scomparire: per il momento si continua a lavorare, ma ci si interroga sul futuro delle donne che l'hanno reso possibile. "Qui ho visto nascere migliaia di bambini", racconta ancora Baiocchi, "soprattutto ho visto nascere tante bambine che sono poi diventate le nostre infermiere, le nostre ostetriche. Crescendo, hanno dovuto affrontare tanti pregiudizi e talvolta anche minacce". "Lo diciamo sempre", aggiunge, "il centro di maternità di Anabah è un mondo dove le donne si salvano a vicenda".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli