Il fascino contemporaneo dei tappeti artigianali

Di Antonia Matarrese
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Erfan Banaei on Unsplash
Photo credit: Erfan Banaei on Unsplash

From Harper's BAZAAR

Non sono i leggendari “tappeti volanti” descritti nelle novelle de Le Mille e una Notte né quello verde e oro di Re Salomone o della sua sposa, la Regina di Saba. Se nell’antichità l’oggetto-tappeto simboleggiava la smania di volare dell’uomo, oggi in un momento storico dove la casa si vive molto più di prima, i tappeti moderni diventano complemento d’ arredo pratico e confortevole. Di sicuro “effetto cocoon”. La tendenza spunta nei cataloghi delle aste invernali, italiane e straniere: da un interessante lotto di 40 pezzi provenienti da una collezione belga firmati Jan Fabre, Ilya&Emilia Kabakov, Tony Cragg in catalogo da Blindarte a Milano a un prezioso tappeto in lana, special order del 2009, opera di Hubert Le Gall, visionario designer-scultore francese, all’incanto da Artcurial Parigi.

Photo credit: Courtesy Photo/ Stephan Balkenhol
Photo credit: Courtesy Photo/ Stephan Balkenhol

E sono parecchi i giovani designer che si cimentano con collezioni di tappeti a tiratura limitata. “Per me è stata una sfida nata giocando con campioni di tessuto, lavorando con le linee e non con le trame”, racconta Leonardo Talarico, che ha creato il tappeto “Campo” per cc-tapis, azienda italianissima che produce in Nepal. “Il tappeto, rigorosamente annodato a mano da artigiani tibetani, è formato da due layer sovrapposti, in altrettante combinazioni di colore: grigio-blu e grigio-terracotta, di lana e seta oppure nella versione solo lana o solo seta”, spiega il designer milanese.

Photo credit: Giovanni De Angelis/ Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA
Photo credit: Giovanni De Angelis/ Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA

Dal “Campo” di Leonardo Talarico al paesaggio agricolo dell’artista argentino Leandro Erlich, il passo è breve. “L’idea di partenza era rappresentare l’immagine satellitare della mia terra attraverso un tappeto, oggetto che giace sotto i nostri piedi proprio come il suolo che calpestiamo”, dice Erlich che espone i suoi lavori, tappeto compreso, fino al 10 gennaio prossimo nella sede romana della Galleria Continua. Titolo della mostra, Soprattutto. “Mi piace molto questa vista del pianeta dall’alto: il paesaggio che si osserva per esempio nel momento in cui stiamo per atterrare in aereo si presta a diverse interpretazioni. Dipende dallo stato d’animo”, conclude Erlich, alla sua seconda collaborazione con El Espartano, azienda familiare di Buenos Aires specializzata nella produzione di tappeti artigianali.